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Concessioni balneari, Legacoop e Federcoop Romagna a Salvini: «Completi il bando-tipo»

Legacoop e Federcoop Romagna chiedono al ministro Salvini di completare il documento nazionale annunciato da mesi. Mentre i Comuni preparano le gare, restano da coordinare indennizzi, servizi collettivi, microimprese e qualità dell’offerta turistica.

Il bando-tipo nazionale per le concessioni balneari non è arrivato neppure entro la fine di luglio, termine indicato dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini. Ora Legacoop e Federcoop Romagna tornano a sollecitare il Governo, chiedendo regole definitive che consentano ai Comuni di organizzare le future procedure senza moltiplicare modelli, interpretazioni e contenziosi.

Il ritardo assume un peso particolare perché il percorso verso le gare è già cominciato, come avevamo riportato qui su La Penisola News alla vigilia della scadenza annunciata dal ministro, il documento avrebbe dovuto completare il proprio iter dopo il confronto con Regioni, amministrazioni locali e associazioni di categoria. La fine di luglio è però trascorsa senza la pubblicazione del testo.

La richiesta proveniente dalla Romagna introduce adesso un elemento ulteriore, perchè non basta approvare un modello formalmente uniforme, ma il bando dovrà essere capace di riconoscere le differenze tra i sistemi turistici costieri italiani e tradurle in criteri concretamente utilizzabili dai Comuni.

Due scadenze annunciate e non rispettate

Secondo quanto ricostruito da Legacoop Romagna, il ministro Salvini aveva indicato una prima scadenza alla fine di marzo 2026, poi il 23 luglio aveva poi annunciato di voler concludere il lavoro entro la fine dello stesso mese, spiegando che erano in corso gli ultimi ritocchi. Per ora nessuna delle due indicazioni si è tradotta finora nell’adozione definitiva del bando-tipo e il documento rimane legato al passaggio nella Conferenza unificata, la sede di confronto tra Stato, Regioni ed enti locali.

Il 13 luglio il Ministero aveva confermato che lo schema tecnico era stato discusso con gli enti territoriali e sottoposto alle associazioni di categoria, presentandolo come lo strumento necessario per arrivare a regole condivise e uniformi. Inoltre, accanto al bando resta atteso anche il provvedimento ministeriale sui criteri per la determinazione degli indennizzi, ma su questo punto, tuttavia, la giurisprudenza ha già chiarito che la mancata quantificazione preventiva dell’indennizzo non impedisce automaticamente l’avvio delle gare.

Come approfondito da La Penisola News nell’articolo dedicato ai concessionari uscenti, il riconoscimento economico deve essere legato a investimenti effettivi, non ancora ammortizzati e adeguatamente dimostrati.

La questione nazionale parte dalla Romagna

La presa di posizione di Legacoop e Federcoop nasce in uno dei territori nei quali il turismo balneare ha sviluppato un’organizzazione particolarmente integrata, infatti sulla Riviera romagnola molti servizi non vengono gestiti esclusivamente dal singolo stabilimento, ma attraverso forme di collaborazione tra operatori.

Uno dei casi più significativi è il salvamento collettivo, organizzato attraverso cooperative e coordinamenti territoriali e per cui le associazioni chiedono che questo modello venga riconosciuto nei futuri bandi, insieme alla possibilità per le microimprese di aggregarsi e partecipare alle procedure senza essere automaticamente penalizzate dalle proprie dimensioni.

La richiesta però non coincide con la conservazione immutata delle concessioni esistenti, quindi il punto è stabilire se, nella valutazione delle offerte, saranno considerati anche la continuità dei servizi, la professionalità, la sicurezza, l’occupazione, la capacità di collaborare con il territorio e la qualità dell’accoglienza.

Questi sono aspetti che riguardano direttamente anche il turista, perchè il servizio di uno stabilimento non si esaurisce nel noleggio di un ombrellone, ma comprende assistenza alla balneazione, accessibilità, pulizia, gestione delle emergenze, servizi per le famiglie e integrazione con l’offerta della destinazione.

I Comuni non stanno più aspettando

Nel frattempo le amministrazioni costiere hanno iniziato a muoversi, c’è stata l’accelerazione delle gare in diversi Comuni italiani, dall’apertura delle procedure a Ostia alle iniziative avviate in Emilia-Romagna, Liguria e Campania. A Finale Ligure, nel giugno 2026, è stata aperta la procedura per l’assegnazione di 39 concessioni destinate agli stabilimenti e ai servizi per la balneazione. Cervia aveva invece approvato già alla fine del 2025 le linee di indirizzo per costruire i futuri bandi, attraverso un percorso condiviso con Regione Emilia-Romagna, associazioni e cooperativa dei bagnini.

La frammentazione, quindi, non è più soltanto un rischio teorico, alcuni enti pubblicano le procedure, altri definiscono linee guida territoriali e altri ancora attendono il modello nazionale per ridurre il pericolo di ricorsi.

Il bando si intreccia con la mappatura delle spiagge

Il ritardo arriva mentre il quadro generale si è fatto ancora più articolato. Dopo l’ordinanza europea “Balneari Rimini II”, il confronto si è spostato anche sulla valutazione della scarsità delle spiagge. La Corte di giustizia non ha dichiarato che le coste italiane siano abbondanti né ha eliminato le procedure comparative, ma ha stabilito che la verifica sulla disponibilità effettiva della risorsa compete alle autorità nazionali, nel rispetto del diritto europeo.

Calabria e Abruzzo hanno già iniziato a muoversi su questo terreno, come ricostruito nell’approfondimento sulla mappatura delle spiagge e il risultato è che oggi procedono contemporaneamente almeno tre percorsi: la preparazione delle gare, la definizione degli indennizzi e la verifica della scarsità della risorsa.

La posta in gioco è il modello turistico delle coste

Il tema non riguarda soltanto il futuro delle imprese esistenti, i bandi determineranno quali progetti saranno premiati, quanto dureranno le nuove concessioni e quale peso avranno sostenibilità ambientale, accessibilità, tutela del lavoro, innovazione e rapporto con le comunità locali.

Le coste italiane presentano realtà molto diverse, dalla Riviera romagnola alle spiagge liguri, dai litorali urbani di Roma e Napoli alle destinazioni del Mezzogiorno. Il bando-tipo si inserisce quindi nel difficile equilibrio tra l’esigenza di criteri nazionali uniformi e la necessità di adattare le procedure alle caratteristiche dei singoli territori. La domanda, dunque, non è più se i territori possano cominciare a preparare le gare: molti lo stanno già facendo, il punto è se il Governo riuscirà a fornire una sintesi nazionale prima che le procedure locali rendano ancora più difficile ricomporre il sistema.