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Venezia ticket fino a 50 euro: la soluzione all’overtourism?

Dopo due anni di sperimentazione del contributo d’accesso, l’amministrazione veneziana valuta un aumento significativo della tariffa per i visitatori giornalieri. Favorevoli gli albergatori, contrarie le opposizioni. Sullo sfondo resta una domanda: come gestire il turismo di massa senza trasformare Venezia in una città per pochi?

A Venezia il dibattito sul turismo torna ad accendersi attorno a una cifra: 50 euro. Questo è il valore che potrebbe raggiungere il contributo d’accesso per i visitatori giornalieri secondo l’ipotesi alla quale sta lavorando l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Simone Venturini. Una proposta che rappresenterebbe un salto importante rispetto al sistema attuale, che prevede un contributo compreso tra 5 e 10 euro nelle giornate considerate più delicate sotto il profilo dei flussi turistici.

L’idea nasce dall’analisi dei risultati ottenuti nei primi anni di applicazione della misura, ma ha immediatamente aperto un confronto che va ben oltre la gestione degli ingressi e tocca temi come il diritto alla città, la qualità del turismo e il futuro stesso di Venezia.

Perché il Comune vuole aumentare il ticket

Secondo l’amministrazione, l’attuale sistema non sarebbe sufficiente a scoraggiare il turismo giornaliero concentrato nelle giornate di maggiore afflusso. I dati raccolti durante la sperimentazione mostrano infatti che molti visitatori continuano a raggiungere la città anche pagando la tariffa massima prevista oggi, pari a 10 euro per chi prenota all’ultimo momento.

Da qui l’idea di introdurre un sistema più incisivo e flessibile, con un contributo variabile tra 30 e 50 euro in funzione delle prenotazioni registrate e del livello di pressione previsto sulla città. La finalità dichiarata non è aumentare gli incassi, ma ridurre il fenomeno del turismo “mordi e fuggi”, quello che concentra migliaia di persone nelle calli per poche ore senza generare una permanenza prolungata sul territorio.

Resterebbero esclusi dal pagamento i residenti, i lavoratori pendolari, gli studenti, i minori di 14 anni e i turisti che pernottano nelle strutture ricettive del Comune, già soggetti alla tassa di soggiorno.

I numeri della sperimentazione

La proposta si basa sui dati raccolti negli ultimi due anni, nel 2024, primo anno di applicazione del contributo d’accesso, la misura era stata attivata per 29 giornate e aveva registrato circa 485 mila visitatori paganti, con introiti superiori ai 2,4 milioni di euro.

Nel 2025 le giornate interessate erano diventate 54 e i voucher emessi avevano superato quota 720 mila, generando circa 5,4 milioni di euro di entrate. Nel 2026 il calendario è stato ulteriormente ampliato fino a 60 giornate, dal 3 aprile al 26 luglio. Numeri che, secondo il Comune, dimostrano come il ticket attuale non rappresenti un deterrente sufficiente nei periodi di maggiore affollamento.

Le opposizioni: “Non ha risolto nulla”

Se la maggioranza considera necessario un ulteriore passo avanti, le opposizioni contestano duramente l’efficacia dello strumento. Tra le voci più critiche c’è quella del consigliere comunale del Partito Democratico Nicola Pellicani, secondo il quale il contributo d’accesso non avrebbe raggiunto gli obiettivi per cui era stato introdotto.

La critica riguarda sia la gestione dei flussi turistici, sia l’impatto sulla qualità della vita dei residenti. Secondo Pellicani, inoltre, i costi necessari per il funzionamento del sistema ridurrebbero in modo significativo i benefici economici generati dagli incassi.

Vi sarebbe poi un ulteriore ostacolo, in questo caso normativo: il contributo d’accesso è stato regolato da una legge nazionale che oggi fissa a 10 euro il limite massimo applicabile. Per arrivare a 50 euro sarebbe quindi necessario un intervento legislativo del Parlamento.

La critica della sinistra: “Una città per i più ricchi”

Ancora più netta la posizione di Alleanza Verdi e Sinistra, la capogruppo alla Camera Luana Zanella interpreta la proposta come il segnale di una visione che rischia di selezionare il turismo sulla base della capacità di spesa.

Secondo questa lettura, il problema non sarebbe soltanto il prezzo del ticket, ma il modello di città che ne deriverebbe: una Venezia sempre più orientata verso visitatori ad alta capacità economica e sempre meno accessibile.

La questione si intreccia anche con altri temi da tempo al centro del dibattito cittadino, come il costo degli affitti e la progressiva riduzione della popolazione residente nel centro storico.

Gli albergatori sostengono la linea dura

Sul fronte opposto si schierano invece gli operatori dell’ospitalità, l’Associazione Veneziana Albergatori considera positivo un eventuale rafforzamento del contributo d’accesso, ritenendo che una tariffa più elevata possa favorire una distribuzione più equilibrata dei flussi durante l’anno.

Secondo gli albergatori, il sistema potrebbe incentivare soggiorni più lunghi e spingere parte dei visitatori a scegliere periodi meno congestionati, contribuendo allo stesso tempo alla manutenzione e alla gestione della città.

Il caso Venezia riguarda molte destinazioni

Al di là dello scontro politico, la discussione veneziana interessa ormai molte città turistiche europee. Da Barcellona ad Amsterdam, passando per Dubrovnik e altre destinazioni ad alta pressione turistica, sta crescendo il numero di amministrazioni che cercano strumenti per governare flussi sempre più consistenti.

Venezia rappresenta probabilmente il laboratorio più osservato perché porta all’estremo una questione che riguarda tutto il turismo contemporaneo: come conciliare attrattività, sostenibilità e qualità della vita. La proposta del ticket fino a 50 euro potrebbe anche non diventare realtà senza un intervento legislativo nazionale.

Ma una cosa è già certa: il dibattito sull’overtourism è tutt’altro che chiuso. E Venezia continua a essere il luogo dove questa discussione assume la forma più concreta.