HomeGusti LocaliLa vendemmia a Pompei: il vino diventa esperienza turistica

La vendemmia a Pompei: il vino diventa esperienza turistica

Nei vigneti dell’antica città comincia la prima fase produttiva del nuovo progetto vitivinicolo. Non una semplice degustazione tra le rovine, ma un modo diverso di raccontare il territorio attraverso agricoltura, ricerca e turismo.

A Pompei la storia non viene raccontata soltanto attraverso affreschi, domus e reperti. Mercoledì 16 settembre sono tornate in azione anche le forbici da vendemmia: il raccolto ha interessato i 14 piccoli vigneti custoditi all’interno del Parco archeologico, distribuiti su una superficie complessiva di poco superiore a un ettaro.

Non è la prima volta che nell’antica città si coltiva e si raccoglie l’uva. È però la prima vendemmia del nuovo progetto vitivinicolo nato dal partenariato tra il Parco archeologico e il Gruppo Tenute Capaldo, attraverso le cantine Feudi di San Gregorio e Basilisco. Un passaggio che porta l’iniziativa nella sua prima fase produttiva e riapre una domanda interessante per il turismo: un sito archeologico può essere vissuto anche come paesaggio agricolo?

Non una degustazione organizzata tra le rovine

La Festa del Vino promossa dal Parco archeologico ha permesso ai visitatori di osservare le operazioni di raccolta e di partecipare alle visite nei vigneti dell’Orto dei Fuggiaschi e della Casa del Triclinio all’aperto. Per bambini e ragazzi sono state organizzate attività didattiche nel vigneto del Foro Boario.

Alla vendemmia si sono affiancati il brindisi con i vini di Feudi di San Gregorio e la degustazione di pane, dell’olio IGP del Parco Pùmpaiia e dei prodotti della Parvula Domus, la fattoria culturale e sociale di Pompei.

L’aspetto più rilevante, tuttavia, non è l’abbinamento tra archeologia e degustazione. Il vigneto viene utilizzato per ricostruire una parte della vita quotidiana della città antica e, nello stesso tempo, per sviluppare una produzione agricola contemporanea. Il visitatore non incontra quindi un prodotto collocato artificialmente dentro il sito, ma una coltivazione connessa alla storia e alle caratteristiche del luogo.

Il Parco non ha ancora comunicato la quantità di vino che potrà essere prodotta con questa vendemmia né i tempi di un’eventuale disponibilità delle bottiglie. Sarebbe dunque prematuro parlare di un nuovo prodotto già pronto per il mercato. Il dato certo è l’avvio della fase produttiva del progetto.

La vite racconta la città oltre gli edifici

Il rapporto tra Pompei e il vino non nasce oggi. Gli studi archeologici hanno permesso di individuare le tracce lasciate dalle antiche radici e di ricostruire la disposizione di alcuni vigneti. Nella Casa del Triclinio all’aperto, spiega la guida ufficiale degli scavi, le viti moderne sono state collocate accanto ai calchi delle radici antiche e coltivate riprendendo le tecniche del tempo.

Già nel 2019 il Parco aveva celebrato la ventesima edizione della vendemmia legata alla produzione del vino Villa dei Misteri. La “prima vendemmia” del 2026 deve quindi essere letta correttamente: è la prima del nuovo partenariato, non la prima raccolta realizzata nella storia recente degli scavi.

Questa continuità distingue il progetto da una semplice iniziativa commerciale. La coltivazione permette di comprendere aspetti della città che le sole strutture murarie non riescono a restituire: il lavoro agricolo, l’organizzazione degli spazi produttivi, il rapporto con il terreno vesuviano e il ruolo del vino nella vita sociale e religiosa.

Dal prodotto all’esperienza turistica

Per il turismo, la possibilità più interessante consiste nel trasformare questi contenuti in esperienze accessibili durante l’anno. Visite ai vigneti, attività didattiche e racconto delle produzioni possono ampliare il tempo e le motivazioni della visita, collegando Pompei anche al paesaggio agricolo vesuviano e ai siti circostanti.

Non è però possibile sostenere che una vendemmia produca automaticamente più pernottamenti o distribuisca i turisti sul territorio. Per ottenere questi risultati occorrono appuntamenti continuativi, prenotazioni semplici, collegamenti con le imprese locali e itinerari capaci di condurre i visitatori anche fuori dall’area archeologica più frequentata.

Nel progetto esiste inoltre una dimensione sociale. Attraverso Parvula Domus, giovani con autismo o disabilità cognitive partecipano alla coltivazione, alla raccolta e alla trasformazione dei prodotti delle aree verdi del Parco. L’obiettivo è affiancare alla socializzazione l’apprendimento di competenze utili per un possibile inserimento nella filiera agricola.

È questo intreccio a rendere la vendemmia una notizia di turismo e territorio. Il vino non viene impiegato soltanto come richiamo gastronomico, ma come strumento per raccontare la vita di Pompei, mantenere attivi i suoi spazi verdi e creare nuove relazioni con la comunità contemporanea.

La sfida comincia adesso: evitare che il vigneto rimanga l’ambientazione di un evento annuale e trasformarlo in una parte stabile dell’esperienza di visita. Se accadrà, a Pompei il prodotto non sarà semplicemente venduto al turista. Diventerà una chiave per comprendere più profondamente la destinazione.