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Troppi turisti nei grandi siti, troppo pochi intorno: l’UNESCO può distribuire i flussi?

Ad Assisi il World Tourism Event porta al centro itinerari, cammini e mobilità sostenibile. Il riconoscimento internazionale può diventare una porta d’ingresso verso borghi e aree interne, ma soltanto se il viaggio prosegue oltre il monumento più conosciuto.

L’Italia del patrimonio culturale vive un paradosso. Alcuni luoghi devono gestire concentrazioni di visitatori sempre più difficili da sostenere; altri, talvolta distanti soltanto pochi chilometri, faticano a entrare negli itinerari turistici. È da questa contraddizione che acquista interesse il World Tourism Event, che si è tenuto il 24 settembre, ad Assisi. Più che il salone dedicato ai siti Patrimonio Mondiale, diventa centrale il tema affrontato nel primo confronto della manifestazione: come utilizzare patrimonio culturale, mobilità sostenibile e itinerari per generare uno sviluppo turistico più diffuso.

La domanda supera quindi i confini dell’evento, ossia, un grande sito UNESCO può diventare il punto di partenza per conoscere un territorio oppure continuerà a concentrare arrivi, visite e spesa entro uno spazio molto limitato?

Il riconoscimento non distribuisce automaticamente i visitatori

Essere inseriti nella lista UNESCO garantisce visibilità internazionale, ma non crea automaticamente una destinazione turistica equilibrata. Il visitatore può arrivare, fotografare il monumento principale e ripartire poche ore dopo, senza conoscere i borghi, i paesaggi e le attività che si trovano intorno. La stessa UNESCO, nel proprio programma dedicato al turismo sostenibile, sostiene che la gestione debba avvenire alla scala della destinazione e non soltanto entro i confini del bene riconosciuto. Itinerari tematici e gestione dei flussi possono contribuire contemporaneamente a proteggere i luoghi più esposti e a distribuire i benefici economici alle comunità circostanti.

Il punto non è allontanare le persone dai grandi attrattori, ma trasformare la visita principale nell’inizio di un percorso più lungo. Per farlo occorre spiegare che cosa esista oltre il sito, rendere semplici gli spostamenti e costruire servizi acquistabili e prenotabili. Un itinerario sulla carta non basta, se mancano collegamenti, orari coordinati, segnaletica, punti informativi, ristorazione e strutture ricettive, il visitatore difficilmente prolungherà il viaggio.

Il caso Pompei mostra la distanza tra centro e territorio

I dati pubblicati dal Parco archeologico di Pompei mostrano concretamente quanto possa essere forte la concentrazione. Nel 2025 l’area principale di Pompei ha registrato poco più di 4 milioni di visitatori. Nello stesso sistema amministrato dal Parco, Oplontis ne ha accolti 42.607, le ville di Stabia 55.982, il Museo archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” 9.593 e Boscoreale 10.654.

Il sito principale ha quindi raccolto oltre il 97% dei 4,1 milioni di ingressi complessivi. Le differenti dimensioni, modalità di accesso e capacità di accoglienza non consentono un confronto perfettamente omogeneo, ma la distanza resta significativa. È la dimostrazione che la vicinanza geografica e l’appartenenza a un unico sistema culturale non sono sufficienti. Per spostare una parte dei flussi occorrono trasporti, biglietti integrati, comunicazione e proposte capaci di convincere il turista a dedicare più tempo al territorio.

Assisi come porta verso l’Umbria

Il programma del World Tourism Event prova a lavorare proprio su questa relazione. Il confronto “Territori in movimento” riunisce destinazioni che hanno sviluppato prodotti legati a cammini, ciclovie, collegamenti ferroviari e itinerari culturali e naturalistici. L’obiettivo dichiarato è integrare i siti UNESCO con i territori circostanti, favorendo soggiorni più lunghi e portando una parte della spesa turistica anche verso aree interne e località meno conosciute.

La stessa organizzazione degli educational tour offre un primo esempio. Quarantacinque buyer e giornalisti internazionali stanno visitando l’Umbria seguendo percorsi che non comprendono soltanto Assisi. Gli itinerari raggiungono il Trasimeno, Bevagna, Spello e altri territori regionali, con alcuni tratti percorsi anche in bicicletta.

Assisi funziona così come attrattore e come punto di accesso. Il nome conosciuto internazionalmente può portare l’attenzione sull’intera regione, mentre i territori vicini aggiungono paesaggio, enogastronomia, spiritualità e turismo lento alla visita del sito principale. Resta però da verificare se questa impostazione produrrà veri pacchetti commerciali e nuovi flussi oppure rimarrà circoscritta ai viaggi organizzati per operatori e stampa. Il risultato dovrà essere misurato osservando quanti visitatori si sposteranno effettivamente, quante notti trascorreranno sul territorio e quali imprese locali beneficeranno del percorso.

Dalla promozione alla costruzione del viaggio

Distribuire i flussi non significa semplicemente indicare ai turisti una località alternativa. Significa costruire un viaggio nel quale il sito principale, i centri minori e i servizi di mobilità facciano parte della stessa esperienza. Un collegamento ferroviario o un autobus con orari poco compatibili con le visite non risolvono il problema. Allo stesso modo, un cammino privo di accoglienza, trasporto bagagli e informazioni aggiornate rimane un percorso potenziale, non ancora un prodotto turistico.

Anche le imprese devono essere coinvolte. Alberghi, guide, ristoranti, produttori e servizi di trasporto possono trasformare il patrimonio diffuso in occasioni concrete di soggiorno e di spesa. Senza questa rete, il grande attrattore continuerà a raccogliere quasi tutto il valore, lasciando ai territori vicini soltanto il passaggio dei visitatori.

Il successo dei siti UNESCO italiani non dovrebbe essere misurato esclusivamente dal numero di ingressi davanti ai monumenti più celebri. Un patrimonio mondiale genera davvero sviluppo quando riesce a far conoscere anche ciò che lo circonda, alleggerendo la pressione sui luoghi più frequentati e facendo entrare nel viaggio comunità che oggi rimangono fuori dalla mappa.