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Turismo delle radici: 7.4 milioni di viaggiatori nel 2026

Il turismo delle radici continua a crescere: nel 2026 sono attesi oltre 7,4 milioni di viaggiatori. L’Italia punta sugli oltre 80 milioni di italiani e italo-discendenti nel mondo per portare nuovi flussi anche verso borghi, piccoli Comuni e aree interne.

Il turismo delle radici si prepara a superare 7,4 milioni di viaggiatori nel 2026, confermandosi uno dei segmenti sui quali l’Italia sta investendo per intercettare nuovi flussi internazionali e portarli anche fuori dalle destinazioni più frequentate. La strategia nazionale punta soprattutto su piccoli Comuni, borghi e aree interne, trasformando il viaggio alla ricerca delle proprie origini in una leva di sviluppo turistico dei territori.

I dati più recenti diffusi dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale indicano una crescita significativa: nel 2024 i turisti delle radici sono stati 6,6 milioni, mentre per il 2026 la previsione supera quota 7,4 milioni. La spesa generata da questi viaggiatori è attesa oltre i 5,5 miliardi di euro.

Dalla ricerca degli antenati al viaggio

Il turismo delle radici nasce da una motivazione diversa rispetto alla vacanza tradizionale. Chi arriva in Italia cerca spesso il paese dal quale sono partiti genitori, nonni o bisnonni e quindi vuole ricostruire la propria genealogia, ritrovare documenti, conoscere luoghi familiari o entrare in contatto con tradizioni e comunità legate alla propria storia.

È proprio questa caratteristica a renderlo particolarmente interessante dal punto di vista turistico. Le origini di milioni di italiani emigrati all’estero conducono infatti spesso verso piccoli Comuni, borghi e aree rurali lontani dai principali circuiti del turismo internazionale.

Il viaggio legato alle radici può quindi contribuire a distribuire i visitatori su territori che normalmente sono meno interessati dai flussi turistici.

Anche la durata del soggiorno costituisce un elemento rilevante. ENIT ha indicato per questo segmento una permanenza media di circa sette giorni, con un impatto che non riguarda soltanto le strutture ricettive ma coinvolge ristorazione, trasporti, commercio, servizi e produzioni locali.

Italea costruisce la rete sui territori

Al centro della strategia italiana c’è Italea, il programma promosso dalla Farnesina nell’ambito del progetto dedicato al turismo delle radici. Questa piattaforma permette agli italo-discendenti di organizzare il viaggio nei territori di origine e, quando necessario, di ricevere assistenza anche nella ricerca genealogica.

I dati diffusi dal Ministero mostrano come la rete abbia iniziato a raggiungere dimensioni significative.

Dal lancio, avvenuto nel marzo 2025, il sito di Italea ha superato 1,9 milioni di visite. La Italea Card conta più di 13 mila viaggiatori iscritti e oltre 760 partner, mentre le realtà regionali della rete hanno ricevuto più di 10 mila richieste relative a viaggi o ricerche genealogiche. Inoltre, nei primi tre anni del progetto sono stati organizzati oltre mille eventi. Un ruolo centrale è affidato ai Comuni: circa 800 amministrazioni locali sono state selezionate attraverso un avviso pubblico e inserite nella rete, realizzando iniziative rivolte alle comunità italiane e italo-discendenti nel mondo.

Duecento milioni per rafforzare il progetto

Nel 2026 il progetto è entrato in una nuova fase attraverso le risorse del Fondo Sviluppo e Coesione 2021-2027. Alla Farnesina sono stati assegnati complessivamente 200 milioni di euro destinati a interventi di valorizzazione e riqualificazione di territori, borghi, percorsi turistici, riserve naturali e infrastrutture.

Lo scorso maggio, sono state firmate le convenzioni con i primi soggetti attuatori e tra gli interventi sono compresi progetti per la valorizzazione dei borghi storici e dei cammini in provincia di Avellino, la trasformazione della linea Avellino-Rocchetta Sant’Antonio in una ferrociclovia turistica e iniziative legate alla mobilità sostenibile e alla valorizzazione ambientale.

L’obiettivo dichiarato è utilizzare il turismo delle radici anche come strumento per sostenere un modello di sviluppo turistico diffuso, con particolare attenzione ai piccoli centri e alle aree rurali.

Un’opportunità per i territori fuori dai grandi flussi

È qui che il turismo delle radici assume una dimensione che va oltre la memoria familiare. Roma, Venezia, Firenze e le grandi destinazioni continueranno ad attrarre milioni di visitatori. Il turista delle radici, però, può avere una ragione molto precisa per raggiungere un piccolo paese dell’Irpinia, della Calabria, della Sicilia, della Puglia o dell’Appennino: quel luogo appartiene alla storia della sua famiglia.

Attorno a questa motivazione può svilupparsi una vera filiera fatta di strutture ricettive, ristoranti, guide, archivi, genealogisti, musei dell’emigrazione, artigiani e produttori locali. Anche i dati sul turismo organizzato confermano l’interesse internazionale, nell’analisi presentata da ENIT sulle festività 2025-2026, il turismo delle radici compare, insieme a enogastronomia e borghi, tra i prodotti richiesti soprattutto dai mercati oltreoceano.

La sfida sarà trasformare questo potenziale in un’offerta organizzata e duratura, perché il valore del turismo delle radici non sta soltanto nei 7,4 milioni di viaggiatori attesi nel 2026. Sta nella possibilità di portare una parte di quei viaggiatori dove il turismo internazionale arriva ancora poco, facendo della storia dell’emigrazione italiana una nuova opportunità economica per i territori che quella storia l’hanno vissuta.