Nel secondo trimestre 2026 diminuiscono leggermente i check-in, ma aumentano i pernottamenti. Stranieri e strutture extralberghiere spingono una trasformazione che riguarda il modo di soggiornare e l’organizzazione delle destinazioni.
Meno arrivi, ma quasi sei milioni di notti in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. È dentro questa apparente contraddizione che si trova la notizia più interessante restituita dai nuovi dati dell’Istat sul turismo italiano.
Tra aprile e giugno 2026 gli esercizi ricettivi hanno registrato poco meno di 47 milioni di arrivi e quasi 148 milioni di presenze. Nel confronto con il secondo trimestre 2025, gli arrivi sono diminuiti dello 0,8%, mentre le presenze sono cresciute del 3,9%, secondo la rilevazione pubblicata il 14 settembre dall’Istat.
Bisogna però fare attenzione alle parole. Gli “arrivi” non corrispondono al numero complessivo delle persone che hanno viaggiato in Italia: indicano i clienti che hanno effettuato il check-in in una struttura ricettiva. Uno stesso turista, spostandosi tra più alberghi o località, può quindi essere contato diverse volte. Le “presenze” misurano invece le notti trascorse nelle strutture.
Il dato non dimostra dunque che siano arrivati meno turisti in senso assoluto. Racconta però che, a fronte di un numero leggermente inferiore di registrazioni, il sistema ricettivo ha ospitato più pernottamenti. La permanenza media è salita a 3,15 notti.
Il rallentamento dopo un inizio d’anno più veloce
Il secondo trimestre segna un cambio di ritmo rispetto ai primi tre mesi del 2026, quando gli arrivi erano cresciuti del 4,2% e le presenze del 7,5% su base annua, secondo la precedente rilevazione Istat.
Anche all’interno del periodo aprile-giugno l’andamento non è stato uniforme. Le tabelle complete dell’Istat mostrano che ad aprile gli arrivi sono aumentati dell’1,7% e a maggio del 2,2%, per poi diminuire del 4,9% a giugno. Le presenze, invece, sono cresciute in tutti e tre i mesi: del 4% ad aprile, dell’8,8% a maggio e dello 0,6% a giugno.
Il trimestre non fotografa quindi una crescita lineare. Mostra una partenza più sostenuta e un giugno più debole sul fronte degli arrivi, mentre il numero complessivo delle notti ha continuato a mantenersi sopra i livelli del 2025.
L’Istat non individua le ragioni precise di questa dinamica e sarebbe azzardato attribuirla a una sola causa. I dati permettono però di osservare almeno due trasformazioni: il peso sempre maggiore della clientela internazionale e l’espansione più rapida dell’ospitalità extralberghiera.
Gli stranieri restano più a lungo
Nel secondo trimestre 2026 i visitatori residenti all’estero hanno generato 91,1 milioni di pernottamenti, pari al 61,6% delle presenze complessive. Le loro notti sono aumentate del 4,6% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre quelle della clientela italiana sono cresciute del 2,7%.
La differenza riguarda anche la durata del soggiorno: la permanenza media degli stranieri è stata di 3,34 notti, contro le 2,88 degli italiani. Il maggiore peso della domanda internazionale, che tende a fermarsi più a lungo, contribuisce quindi a spiegare perché le presenze possano aumentare anche senza una crescita equivalente degli arrivi.
Non significa necessariamente che ogni visitatore straniero abbia allungato la propria vacanza. Il dato aggregato non consente di seguire le scelte del singolo viaggiatore. Indica però che la composizione dei flussi sta premiando la componente caratterizzata da soggiorni mediamente più lunghi.
L’extralberghiero corre più degli hotel
L’altra trasformazione riguarda il luogo scelto per dormire. Nel trimestre gli alberghi hanno registrato 77,6 milioni di presenze, con una crescita del 2,4%. Le strutture extralberghiere sono arrivate a 70,3 milioni di notti, aumentando del 5,6%.
La categoria è molto ampia: comprende campeggi, villaggi turistici, agriturismi, bed and breakfast, rifugi, ostelli e case o appartamenti affittati per brevi periodi, anche da gestori non imprenditoriali. Non è quindi possibile leggere quella crescita come il semplice successo di una sola formula ricettiva.
Il confronto, tuttavia, è netto. Gli arrivi negli alberghi sono diminuiti del 2,5%, mentre nell’extralberghiero sono aumentati dell’1,7%. Le presenze sono cresciute in entrambi i comparti, ma in quello extralberghiero a una velocità più che doppia.
Per le destinazioni, soprattutto quelle balneari e stagionali, non è un cambiamento secondario. Una permanenza più lunga può sostenere ristorazione, commercio, trasporti ed esperienze sul territorio. La crescita degli alloggi diffusi richiede però anche servizi adeguati, gestione dei rifiuti, mobilità e regole capaci di tenere insieme ospitalità e vita dei residenti.
Il turismo italiano continua dunque a crescere, ma non semplicemente aggiungendo nuovi arrivi. Cresce attraverso più notti, una domanda sempre più internazionale e forme di soggiorno differenti dall’albergo tradizionale. La sfida per i territori sarà capire se questa trasformazione riuscirà a produrre permanenze di maggiore qualità e benefici più distribuiti, oppure soltanto nuovi posti letto.

