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Il turismo è il settore con più donne ai vertici. Ma basta per parlare di parità?

Nel travel le donne occupano il 43,2% delle posizioni manageriali considerate dal rapporto Women in Business 2025, la quota più alta tra i settori analizzati. Un primato importante che, tuttavia, non racconta da solo la qualità del lavoro, le retribuzioni e le opportunità di carriera dell’intera occupazione turistica.

Il settore nel quale le donne hanno conquistato più spazio ai vertici non è la sanità e nemmeno la pubblica amministrazione, è il turismo. A indicarlo è il rapporto internazionale Women in Business 2025 di Grant Thornton, dedicato alla presenza femminile nelle posizioni di senior management delle imprese del mid-market.

Nel comparto travel la quota raggiunge il 43,2%, il risultato più elevato tra i settori presi in esame, seguono il settore pubblico con il 41% e quello sanitario con il 38,3%, mentre all’estremo opposto si trovano le imprese dei prodotti industriali, nelle quali le donne occupano il 28,7% dei ruoli dirigenziali. Questo risulta essere un dato rilevante per un’industria che comprende alberghi, tour operator, agenzie, trasporti, eventi, ristorazione e imprese digitali, ma deve essere letto correttamente: il 43,2% non rappresenta la percentuale complessiva delle lavoratrici del turismo, ne indica la loro presenza nei ruoli di maggiore responsabilità all’interno delle aziende considerate dall’indagine.

Il travel supera la media globale

Nel complesso, secondo i dati riportati dall’Osservatorio Bilanci Sostenibilità, nel 2025 le donne occupano il 34% delle posizioni manageriali a livello mondiale, in Europa la percentuale sale al 35%, mentre l’Italia raggiunge il 35,7%, pur registrando una diminuzione di un punto rispetto all’anno precedente.

Il travel si colloca quindi oltre nove punti sopra la media generale anche se il rapporto non permette di stabilire se questa presenza sia distribuita uniformemente tra le diverse attività turistiche. Il settore è molto frammentato in quanto una grande catena alberghiera, una piattaforma digitale e una piccola impresa stagionale presentano strutture, carriere e condizioni di lavoro profondamente diverse.

E’ chiaro che la crescita delle donne nei ruoli decisionali può incidere sulla cultura aziendale e sulla capacità di comprendere una clientela sempre più articolata, questo non significa però che siano stati automaticamente superati i problemi che riguardano orari, conciliazione familiare, precarietà, lavoro stagionale e accesso alle posizioni meglio retribuite.

Dalla presenza alla possibilità di fare carriera

Il rapporto di Grant Thornton rileva che soltanto il 4,1% delle imprese internazionali analizzate non presenta donne nei ruoli manageriali, contro il 6,7% del 2024, in Italia la quota delle aziende prive di dirigenti donne è scesa dall’8,6 al 4,2%. Quasi tutte le imprese dichiarano di aver adottato almeno una misura a favore della parità di genere e le iniziative più diffuse riguardano l’equità salariale, il reclutamento e la promozione.

Rimangono invece meno sviluppati strumenti capaci di accompagnare concretamente le carriere, come mentoring e networking, più precisamente in Italia vengono adottati rispettivamente soltanto dal 15,8 e dal 14,7% delle aziende considerate. È proprio qui che il primato del turismo deve trasformarsi in un impegno più ampio. Aumentare il numero delle manager è importante, ma serve anche costruire percorsi che permettano alle lavoratrici di avanzare dalle mansioni operative alle responsabilità decisionali.

Al ritmo attuale, Grant Thornton stima che la parità nei vertici delle imprese del mid-market potrebbe essere raggiunta soltanto nel 2051. Il turismo parte da una posizione migliore rispetto agli altri settori, ma la domanda è se saprà utilizzare questo vantaggio per migliorare l’intera organizzazione del lavoro o se il 43,2% resterà un primato visibile soltanto ai piani alti.