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La vendemmia diventa una vacanza: settembre apre la stagione del turismo tra i vigneti

Raccogliere qualche grappolo, seguire la pigiatura, assaggiare il mosto e dormire in azienda: la fase più intensa del lavoro vitivinicolo è diventata un’esperienza turistica. Un fenomeno che porta visitatori nelle aree rurali e prolunga i viaggi oltre l’estate.

C’è stato un tempo in cui la vendemmia riguardava quasi esclusivamente chi lavorava nelle vigne, le famiglie dei produttori e le comunità rurali, oggi quel momento continua a essere una fase decisiva e faticosa della produzione, ma è diventato anche una ragione per partire.

Tra la fine di agosto e ottobre le cantine aprono ai visitatori proprio mentre l’uva viene raccolta e comincia la trasformazione in vino. Si può camminare tra i filari, assistere al lavoro in cantina, partecipare ad attività dimostrative di raccolta e pigiatura, degustare i prodotti dell’azienda e, in alcuni casi, fermarsi a dormire tra le vigne. La vendemmia turistica non è più soltanto un evento organizzato per una giornata, ma ta diventando parte di soggiorni che tengono insieme paesaggio, ospitalità rurale, cucina, attività all’aperto e conoscenza diretta di chi produce.

Due mesi di cantine aperte

Il segnale più evidente arriva da Cantine Aperte in Vendemmia, l’iniziativa nazionale del Movimento Turismo del Vino che nel 2026 si svolge dal 24 agosto al 25 ottobre. Le date seguono il calendario reale della raccolta, che cambia a seconda del territorio e del vitigno, per cui si parte dalle uve destinate a bianchi e spumanti e si arriva alle varietà più tardive, attraversando idealmente l’Italia da Nord a Sud.

Quest’anno l’inizio dell’iniziativa è stato anticipato di una settimana perchè le estati più calde stanno modificando i tempi della maturazione e in diverse zone la raccolta comincia prima rispetto al passato. L’esperienza non termina quando l’ultimo grappolo lascia la pianta, ma il percorso continua nei locali di lavorazione, tra pigiatura, profumo del mosto, fermentazione e primi assaggi. È questa possibilità di osservare un vino mentre nasce a rendere settembre e ottobre diversi da qualsiasi altro periodo dell’anno.

Il calendario del Movimento Turismo del Vino coinvolge aziende appartenenti a territori molto differenti, pertanto non esiste un’unica formula, ogni cantina costruisce le proprie attività in relazione al paesaggio, alla produzione e alle tradizioni locali.

Dalla degustazione a un’esperienza completa

Il turismo del vino è cresciuto superando il modello della semplice visita seguita dall’assaggio. Le aziende propongono trekking tra i filari, picnic, pranzi con abbinamenti territoriali, incontri con produttori ed enologi, laboratori per famiglie, musica e iniziative culturali.

Alcune cantine dispongono di camere, agriturismi o piccoli relais; altre collaborano con alberghi, ristoranti, guide e operatori del territorio, dove il vino diventa così il punto di partenza di una vacanza che può comprendere borghi, castelli, sentieri, artigianato e cucina locale.

Un rapporto realizzato da SRM, centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo, insieme a Roberta Garibaldi, ha analizzato 200 aziende vitivinicole italiane attive nell’enoturismo e ha evidenziato che il 36% del campione offre ristorazione, il 30% anche alloggio e il 22% organizza eventi.

Secondo la stessa ricerca, il 77% delle imprese intervistate ha effettuato investimenti tra il 2022 e il 2024, quindi per circa la metà delle aziende l’enoturismo contribuisce fino al 30% dei profitti, mentre un’impresa su tre supera quella soglia. I risultati completi sono raccolti nel rapporto “Quando il vino incontra il turismo”.

Diciotto milioni di italiani interessati al vino

La crescita dell’offerta incontra un pubblico sempre più ampio, infatti nel 2026 si stimano circa 18 milioni di italiani coinvolti in esperienze legate al vino, 4,5 milioni in più rispetto al 2024, secondo i dati presentati da Roberta Garibaldi in collaborazione con Ascovilo. A cambiare non sono soltanto i numeri, ma anche le motivazioni.

I viaggiatori cercano il contatto con i produttori e vogliono comprendere l’origine di ciò che bevono e la visita a una cantina familiare è diventata una delle esperienze più diffuse, mentre crescono le degustazioni accompagnate dal cibo.

La vendemmia allunga la stagione turistica

Il calendario rende questa esperienza particolarmente interessante per i territori, in quanto settembre coincide con la diminuzione dei flussi nelle principali località balneari, ma nelle campagne comincia uno dei periodi centrali dell’anno.

La vendemmia può quindi contribuire alla destagionalizzazione, dando una motivazione concreta per viaggiare dopo agosto e può inoltre portare visitatori in comuni rurali e aree interne che difficilmente competerebbero con le grandi destinazioni attraverso le attrazioni turistiche tradizionali.

La spesa non rimane necessariamente dentro la cantina, ma può raggiungere strutture ricettive, ristoranti, botteghe, guide, servizi di trasporto e produttori locali. Il rapporto SRM-Garibaldi stima in oltre 151 euro il valore aggiunto generato da ogni presenza turistica legata all’enogastronomia, superiore alla media nazionale considerata dallo studio. L’effetto è particolarmente rilevante per le piccole aziende, perché le visite permettono di vendere direttamente, raccontare il prodotto e costruire una relazione che può continuare anche dopo il rientro del viaggiatore.

Il potenziale dei visitatori stranieri

La presenza internazionale resta uno dei margini di crescita più importanti, secondo il CESEO, citato dal Movimento Turismo del Vino, gli stranieri rappresentano tra il 35 e il 40% dei visitatori delle cantine italiane. Si tratta di circa 7-8 milioni di persone, ancora una quota limitata se confrontata con il numero complessivo degli arrivi internazionali in Italia. Il vino italiano è conosciuto nel mondo, ma non tutti i turisti che visitano il Paese riescono a trasformare quell’interesse in un’esperienza sul territorio.

Collegamenti, prenotazioni multilingue e disponibilità delle informazioni restano decisivi e la ricerca SRM mostra che quasi tutte le aziende analizzate hanno uno spazio online dedicato all’accoglienza, ma soltanto il 31% consente di prenotare direttamente sul web.

Non uno spettacolo, ma il racconto di un lavoro

Aprire le aziende durante la vendemmia richiede attenzione, in quanto le cantine sono luoghi produttivi nei quali si utilizzano mezzi, attrezzature e spazi sottoposti a regole di sicurezza. Le attività rivolte ai turisti devono quindi essere organizzate senza interferire con il lavoro e senza trasformarlo in una rappresentazione artificiale.

Il valore dell’esperienza risiede proprio nella sua autenticità. Il visitatore non cerca soltanto una fotografia tra i filari, ma vuole capire perché l’uva venga raccolta in quel momento, come cambia da una zona all’altra e quante decisioni siano necessarie prima che una bottiglia arrivi sulla tavola. Settembre, in questo modo, non rappresenta più soltanto la fine dell’estate, ma l’inizio di una nuova stagione turistica.