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Il turismo del futuro parte dai borghi: la visione di Gianmarco Mazzi al TTG di Rimini

Enogastronomia, destagionalizzazione e identità locale al centro dell’incontro tra il ministro del Turismo e gli assessori regionali. La sfida è distribuire i visitatori durante l’anno e trasformare le eccellenze dei territori in sviluppo.

Non basta aumentare il numero dei turisti che scelgono l’Italia, la prossima sfida consiste nel distribuire meglio le presenze, portarle oltre le destinazioni più affollate e trasformarle in opportunità concrete per le comunità locali.

È il messaggio emerso questa mattina al TTG Travel Experience di Rimini, durante l’incontro “L’Italia dei borghi: dove il turismo diventa sviluppo”, organizzato nello Spazio Italia di ENIT con la partecipazione del ministro del Turismo Gianmarco Mazzi e degli assessori regionali. Al centro del confronto sono entrati tre temi strettamente collegati: il valore delle eccellenze enogastronomiche, la necessità di prolungare la stagione turistica e il ruolo che i piccoli centri possono assumere nel futuro dei viaggi.

L’enogastronomia porta turisti durante tutto l’anno

Secondo Mazzi, il cibo e il vino rientrano tra le principali ragioni che spingono i visitatori stranieri a scegliere l’Italia, insieme al patrimonio culturale e alla varietà dei paesaggi. La forza dell’enogastronomia, tuttavia, non dipende soltanto dalla sua capacità di attrarre. Prodotti locali, lavorazioni artigianali, cantine, frantoi, caseifici e cucine tradizionali possono essere scoperti anche fuori dall’alta stagione.

A differenza di un’offerta legata esclusivamente al mare o alla neve, il patrimonio gastronomico accompagna i territori durante tutti i dodici mesi. Una vendemmia, una raccolta, una produzione tipica o una ricetta tradizionale possono diventare il punto di partenza per costruire esperienze diverse in ogni periodo dell’anno.

L’enogastronomia può quindi contribuire concretamente alla destagionalizzazione, portando visitatori nei territori anche quando i grandi flussi si riducono. Il beneficio potenziale riguarda strutture ricettive, ristoranti, produttori, botteghe e guide, ma anche tutti quei piccoli servizi che hanno bisogno di lavorare oltre poche settimane di punta.

Mazzi ha collegato questa offerta alla possibilità di intercettare viaggiatori più attenti alla realtà che visitano, interessati non soltanto a consumare rapidamente una destinazione, ma a comprenderne le tradizioni e rispettarne l’ambiente.

I borghi dentro il turismo di domani

Accanto all’enogastronomia, il ministro ha indicato nei borghi uno degli elementi centrali della futura offerta turistica italiana. I piccoli centri permettono infatti di entrare in contatto con una dimensione meno costruita del viaggio: paesaggi, attività artigiane, produzioni locali e vita quotidiana diventano parte dell’esperienza. Su questo punto il ministro Mazzi ha espresso una convinzione molto netta:“Io ritengo che i borghi abbiano nel loro destino il fatto di essere protagonisti del turismo del futuro. Sicuramente saranno i borghi i protagonisti del turismo del futuro”.

La valorizzazione dei piccoli centri può anche contribuire a distribuire una parte dei flussi oggi concentrati nelle città d’arte e nelle località più conosciute, ma la promozione, da sola, non è sufficiente. Per diventare destinazioni turistiche stabili, i borghi devono poter offrire collegamenti, strutture ricettive, ristorazione, servizi digitali, attività e occasioni di visita capaci di trattenere le persone sul territorio. Diversamente rischiano di ricevere presenze concentrate in poche giornate, senza generare un’economia duratura.

Dalla visita allo sviluppo locale

Il rapporto tra borghi ed enogastronomia disegna un modello turistico nel quale l’identità locale non è soltanto uno strumento di comunicazione, ma la base dell’esperienza proposta al visitatore. Un prodotto tipico può raccontare un paesaggio agricolo, una storia familiare e un sapere artigiano. Allo stesso modo, un borgo può diventare il punto di partenza per conoscere cammini, imprese, tradizioni e comunità che difficilmente trovano spazio nei percorsi turistici più frequentati.

La vera misura del successo, però, non sarà soltanto il numero degli arrivi, ma sarà la capacità di trasformare le visite in pernottamenti, consumi nelle attività locali e nuove opportunità di lavoro, senza alterare l’equilibrio dei luoghi.

Dal TTG arriva dunque un’indicazione precisa: il turismo italiano può crescere anche spostando l’attenzione dalle sole grandi destinazioni alla rete diffusa dei territori. Enogastronomia e borghi possono aiutare ad allungare la stagione e distribuire meglio i visitatori, purché la valorizzazione dell’identità locale venga accompagnata da servizi, investimenti e una reale capacità di accoglienza.