Il Campidoglio ha definito il calendario del risanamento, ma al momento sono disponibili 130 milioni e ne restano da reperire circa 270. La vera trasformazione non riguarda soltanto la possibilità di fare il bagno: un fiume più pulito e accessibile potrebbe generare parchi, percorsi, servizi e nuove esperienze per residenti e turisti.
Roma prova a ricostruire il proprio rapporto con il Tevere e l’obiettivo in programma è permettere la balneazione in alcuni tratti del fiume nel 2032. Un progetto avviato dal Campidoglio che ha però una portata più ampia, ossia migliorare la qualità dell’acqua, individuare gli scarichi, riqualificare le sponde e trasformare il corso d’acqua in uno spazio maggiormente utilizzabile dalla città. Il Tavolo tecnico interistituzionale, riunito il 7 ottobre alla presenza del sindaco Roberto Gualtieri, ha definito il cronoprogramma delle attività. Al lavoro partecipano Roma Capitale, Regione Lazio, Città Metropolitana, Ministero dell’Ambiente, Acea, Comuni dell’area metropolitana, università ed enti scientifici come Istituto Superiore di Sanità, Ispra e Arpa Lazio.
Il progetto riguarda in particolare il tratto urbano compreso tra Ponte Milvio e Ponte dell’Industria. Non si parla quindi di rendere immediatamente balneabile tutto il Tevere, ma di individuare alcune possibili aree nelle quali sperimentare un nuovo utilizzo del fiume.
Il calendario fino al 2032
Il 2027 sarà dedicato alla conoscenza precisa delle condizioni del Tevere, pertanto sono previsti il censimento degli scarichi autorizzati e non autorizzati, i rilievi, la modellazione idraulica e la costruzione di una rete stabile di monitoraggio. Tra il 2028 e il 2031 dovrebbero essere realizzati gli interventi strutturali di risanamento. Dal 2031 potranno essere progressivamente attivate le prime aree pilota, mentre il 2032 è indicato come l’anno nel quale potrebbe diventare possibile la balneazione in alcuni punti.
Si tratta, però, di un obiettivo subordinato ai risultati ambientali e sanitari. La normativa sulle acque di balneazione richiede un monitoraggio periodico e una classificazione basata, tra gli altri elementi, sulla presenza di Escherichia coli ed enterococchi intestinali, indicatori della contaminazione fecale. Il gruppo scientifico istituito da Roma Capitale ha inoltre previsto di controllare anche contaminanti ulteriori rispetto a quelli richiesti dalla disciplina ordinaria, quindi saranno i dati, e non soltanto il completamento dei lavori, a stabilire se e dove sarà sicuro entrare in acqua.
Mancano circa 270 milioni
L’intero programma richiede investimenti stimati in 400 milioni di euro, mentre le risorse già individuate ammontano a 130 milioni:
- 90 milioni rientrano nel Servizio idrico integrato gestito da Acea;
- 20 milioni sono messi a disposizione da Roma Capitale per il Masterplan del Parco fluviale lineare;
- 10 milioni sono stati stanziati dal Campidoglio con l’ultimo assestamento di bilancio.
Per il nucleo centrale del progetto restano dunque da trovare circa 270 milioni di euro.
La nota cita inoltre 4,8 milioni della Regione Lazio per il Piano di sicurezza idraulica del Tevere e 5,2 milioni per il Contratto di fiume dell’Aniene. Sono finanziamenti collegati al sistema fluviale, ma non viene precisato se e in quale misura possano ridurre il fabbisogno del programma da 400 milioni. Il cronoprogramma è stato definito, ma la copertura economica è quindi ancora parziale. Nei prossimi anni sarà necessario stabilire da quali bilanci, programmi nazionali o fondi europei arriveranno le risorse mancanti e quali interventi avranno la precedenza.
Non soltanto una futura spiaggia urbana
L’immagine delle persone che tornano a fare il bagno nel Tevere è quella più immediata, ma il possibile impatto turistico comincia molto prima dell’apertura di una zona balneabile. Un fiume più pulito, accessibile e collegato ai quartieri potrebbe sostenere itinerari pedonali e ciclabili, navigazione, attività sportive, eventi culturali, ristorazione e servizi dedicati al tempo libero. Potrebbe inoltre creare un nuovo percorso attraverso parti della città che oggi molti visitatori attraversano senza fermarsi.
Il Piano strategico e operativo approvato da Roma Capitale considera infatti il Tevere una vera infrastruttura “verde e blu”. Le direttrici comprendono nuovi parchi fluviali, il completamento della ciclabile, la mobilità dolce, la riqualificazione dei Lungotevere e nuovi accessi all’acqua. Tra gli ambiti di rigenerazione figurano Porta Portese, il distretto Ostiense-Marconi e l’Idroscalo di Ostia. La prospettiva turistica non è quindi quella di aggiungere semplicemente una spiaggia al patrimonio monumentale della Capitale. È la possibilità di proporre un modo diverso di visitare Roma, costruito lungo il suo fiume e capace di collegare centro, quartieri periferici e sbocco sul mare.
Un’opportunità anche per i quartieri
La riqualificazione potrebbe distribuire presenze e consumi fuori dai percorsi più affollati del centro storico. Percorsi ciclabili, parchi e approdi possono portare visitatori nei quartieri attraversati dal Tevere e favorire la nascita di servizi, attività sportive, punti di ristoro e iniziative culturali. Questo sviluppo dovrà però essere governato. Rendere più attrattive le sponde non significa privatizzarle o riempirle indiscriminatamente di attività commerciali. Il fiume dovrà rimanere uno spazio pubblico accessibile, sicuro e compatibile con la vita dei residenti e con la tutela dell’ecosistema.
Anche la sicurezza idraulica resta determinante. Un’area adatta alla balneazione deve essere valutata non soltanto per la qualità microbiologica dell’acqua, ma anche per correnti, variazioni del livello, accessi, possibilità di soccorso e condizioni delle sponde.
La balneazione come risultato, non come punto di partenza
Il 2032 rappresenta una scadenza politica e progettuale, non la garanzia che in quell’anno si potrà nuotare nel Tevere. Prima dovranno essere individuate e rimosse le fonti di contaminazione, completate le opere, raccolti dati sufficienti e ottenute le necessarie valutazioni sanitarie.
La domanda più immediata riguarda i 270 milioni ancora da reperire. Quella più ampia riguarda invece la trasformazione urbana: Roma riuscirà a restituire il Tevere alla vita quotidiana della città anche indipendentemente dalla possibilità di fare il bagno? Se il progetto funzionerà, il risultato più importante potrebbe non essere soltanto vedere i primi bagnanti nel 2032. Potrebbe essere la nascita di una nuova parte della destinazione Roma: meno monumentale, più verde e costruita intorno a un fiume finalmente vissuto.

