Dagli scaffali di prodotti regionali ai punti vendita ospitati in edifici storici: anche in Italia il supermercato può diventare una tappa del viaggio.
Non soltanto monumenti, ristoranti e mercati storici. Tra i viaggiatori più giovani cresce l’abitudine di entrare nei supermercati per scoprire prodotti locali, osservare cosa acquistano gli abitanti e portare a casa qualcosa che altrove non si trova. Anche in Italia esistono punti vendita capaci di raccontare una destinazione attraverso architettura, assortimenti e identità territoriali.
Entrare in un supermercato durante una vacanza non è certamente una novità. Lo si fa per comprare una bottiglia d’acqua, preparare un pranzo veloce o risparmiare rispetto al ristorante. A cambiare, però, è la motivazione: il punto vendita non viene più frequentato soltanto per necessità, ma può diventare una tappa dell’itinerario.
Il fenomeno è stato ribattezzato “supermarket safari” e riguarda soprattutto i viaggiatori più giovani, che percorrono gli scaffali alla ricerca di prodotti sconosciuti, snack locali, confezioni particolari e articoli a marchio dell’insegna. Dietro la componente social si nasconde qualcosa di più interessante: il supermercato permette di osservare la vita quotidiana di un luogo attraverso ciò che le persone mangiano, i prezzi, le abitudini di consumo e lo spazio riservato alle produzioni del territorio.
Secondo il rapporto Unpack ’25 di Expedia, il 39% dei viaggiatori visita supermercati o negozi di alimentari durante le vacanze e il 44% acquista prodotti locali che non riesce a trovare a casa. La piattaforma europea Transition Pathway for Tourism ha inserito i “supermarket safaris” tra le tendenze emergenti del viaggio nel 2026.
In Italia il fenomeno incontra il turismo del gusto
Non esistono ancora dati specifici che permettano di misurare quanti turisti inseriscano volontariamente un supermercato nel proprio itinerario italiano. Esistono però condizioni favorevoli: la forza del turismo enogastronomico, la varietà regionale dei prodotti e una rete commerciale nella quale alcune insegne hanno già trasformato il punto vendita in uno spazio di racconto.
Anche i dati sullo shopping tourism offrono un’indicazione. Secondo ENIT, nel 2023 circa 2,1 milioni di turisti hanno scelto l’Italia anche per fare acquisti. Tra i visitatori statunitensi interessati ai prodotti italiani, il cibo occupa una posizione centrale.
Il supermercato offre una versione più quotidiana e accessibile di questa esperienza. Non propone soltanto le grandi eccellenze conosciute all’estero, ma anche biscotti, conserve, bevande, pasta, latticini e specialità che cambiano da una regione all’altra. Prodotti economicamente alla portata di molti, facili da trasportare e capaci di prolungare il ricordo del viaggio una volta tornati a casa.
A Venezia il supermercato è dentro un antico teatro
Uno dei casi italiani più riconoscibili si trova a Venezia. Il Despar Teatro Italia occupa l’ex Cinema Teatro Italia, edificio dei primi del Novecento caratterizzato da elementi neogotici e liberty.
Il restauro ha conservato decorazioni, affreschi e struttura architettonica, adattando arredi e illuminazione agli spazi esistenti. Il risultato è un supermercato nel quale si entra anche per osservare il soffitto e gli interni dello storico edificio. Despar lo ha definito “il supermercato più bello d’Italia” e il luogo compare anche nelle recensioni e nelle fotografie pubblicate dai turisti.
In questo caso la capacità di attrarre visitatori non dipende da uno snack diventato virale, ma dall’incontro tra una funzione quotidiana e un contenitore culturale straordinario.
Da Bologna a Firenze, gli scaffali raccontano le regioni
A Bologna, il Sapori&Dintorni Conad di via Indipendenza è stato realizzato nell’antico Monte di Pietà, edificio risalente al Quattrocento. Il format è stato pensato per rivolgersi espressamente sia ai cittadini sia ai turisti, attraverso un assortimento dedicato alle specialità regionali e italiane. Il progetto ha unito il recupero dello spazio storico alla valorizzazione alimentare del territorio.
Una logica simile era già stata adottata a Firenze, dove i punti vendita aperti nel centro storico hanno proposto prodotti suddivisi per provenienza regionale, aree di degustazione e servizi aggiuntivi, tra cui una libreria e una biglietteria collegata al sistema museale. Il supermercato si avvicina così a un piccolo spazio di orientamento turistico, nel quale il viaggio attraverso l’Italia passa dagli scaffali.
La marca privata assume un ruolo importante. Sapori&Dintorni Conad, per esempio, riunisce centinaia di specialità provenienti da quasi tutte le regioni italiane. Non è più soltanto un’alternativa economica ai marchi industriali: diventa uno strumento attraverso cui l’insegna seleziona, organizza e racconta i territori.
Che cosa rende un supermercato degno di una visita
Non basta collocare alcuni prodotti tipici all’ingresso oppure avere una confezione molto fotografata. Per entrare realmente in un itinerario turistico, un supermercato deve possedere un’identità riconoscibile.
Può essere l’architettura, come accade a Venezia e Bologna; un assortimento fortemente territoriale; la presenza di prodotti esclusivi; oppure la possibilità di degustare, mangiare e conoscere la provenienza di ciò che si acquista. Anche la convenienza ha il suo peso: consente al visitatore di entrare in contatto con la gastronomia locale senza dover necessariamente affrontare il costo di un ristorante o di un negozio specializzato.
È qui che il “supermarket safari” diventa interessante anche per il turismo italiano. Non sostituisce mercati, botteghe e ristoranti, ma aggiunge un altro livello al viaggio: quello della normalità. Visitare un supermercato significa vedere non soltanto ciò che una destinazione prepara per i turisti, ma anche ciò che mette ogni giorno nel carrello.
Il souvenir, a quel punto, può essere un pacco di biscotti, una conserva regionale o una bibita mai vista prima. Un oggetto semplice, acquistato in un luogo che, per qualche minuto, ha permesso al viaggiatore di osservare il territorio dalla stessa prospettiva di chi lo abita.

