Le Suore di Carità di Santa Maria gestiscono i Bagni Gino Garrone dal 1946 e legano l’attività dello stabilimento alla scuola materna e alle iniziative per i bambini. Il nuovo Piano del demanio del Comune prevede però di trasformare quel tratto di costa in spiaggia libera attrezzata. Le religiose protestano, il sindaco non arretra: per continuare a gestirla dovranno concorrere come gli altri.
Ottant’anni di storia, una cinquantina di metri di arenile e una domanda che va ben oltre il singolare scontro tra un sindaco e un gruppo di suore: una concessione balneare con una funzione sociale deve essere trattata come tutte le altre? A Spotorno, sulla costa savonese, la grande partita italiana delle concessioni balneari è arrivata davanti ai Bagni Gino Garrone, gestiti dal 1946 dalle Suore di Carità di Santa Maria. Della vicenda si è occupata persino la stampa britannica, con il Guardian che ha raccontato quella che in Liguria è stata ribattezzata la “guerra santa” dei lettini, ma dietro il titolo curioso c’è una questione molto concreta.
Da 80 anni sulla spiaggia di Spotorno
Le Suore di Carità di Santa Maria sono una presenza storica a Spotorno, la Diocesi di Savona-Noli registra ancora oggi l’ordine religioso e la Scuola materna Gino Garrone nella cittadina ligure. Accanto all’attività educativa c’è lo stabilimento balneare dove lettini e ombrelloni vengono messi a disposizione a pagamento. Le religiose sostengono però che i ricavi contribuiscano a finanziare le loro attività sociali ed educative, compresa la scuola materna. Ed è proprio questo elemento a rendere il caso singolare, almeno nella percezione delle suore e delle famiglie che le sostengono, dalla normale disputa tra Comune e concessionario balneare.
Quando suor Miranda, ormai ultraottantenne, ha preso la parola durante le proteste, la domanda è stata: perché togliere loro una spiaggia che gestiscono da così tanto tempo? Ma dal punto di vista giuridico c’è un punto da fermo, ossia che l’arenile non appartiene alle suore, si tratta di demanio marittimo e la lunga gestione non trasforma una concessione in proprietà. Questo il principio sul quale si fonda la posizione del Comune.
Spotorno vuole cambiare radicalmente le sue spiagge
La vicenda dei Gino Garrone fa parte di un progetto molto più ampio, già lo scorso marzo il Consiglio comunale ha adottato la bozza del nuovo Piano di utilizzo delle aree demaniali marittime, il PUD, con l’obiettivo di modificare la distribuzione del litorale e a quanto pare, ad oggi, gli stabilimenti balneari dovrebbero passare dagli attuali 34, pari al 76% delle spiagge, a 25, circa il 53%. In quest’ottica spiagge libere e libere attrezzate salirebbero dall’attuale 18,7% a oltre il 40%.
È in questa nuova geografia della costa che rientra anche il Gino Garrone, destinato secondo il piano a diventare spiaggia libera attrezzata. Dunque ciò non significherebbe necessariamente una spiaggia completamente priva di servizi, in quanto una spiaggia libera attrezzata deve garantire libero accesso e può offrire servizi e attrezzature secondo le regole previste dalla normativa regionale e dal relativo affidamento.
Spotorno, peraltro, utilizza già procedure pubbliche per affidare la gestione delle proprie spiagge libere attrezzate perchè nel 2026 il Comune ha bandito quelle di Serra e Merello, prevedendo servizi quali pulizia e sorveglianza dell’arenile, servizi igienici, raccolta differenziata e altre attività di interesse pubblico.
«Partecipino alla gara come tutti gli altri»
La posizione del sindaco Mattia Fiorini parte da qui, le suore potranno concorrere per continuare a operare, ma non mantenere automaticamente l’attuale posizione sulla base della propria storia. Il principio rivendicato dall’amministrazione è che, quando arriverà il momento dell’affidamento, anche loro dovranno sottoporsi a una procedura pubblica, come gli altri soggetti interessati.
Il Sindaco ha inoltre contestato l’idea che il servizio svolto dalle religiose coincida con il campo solare pubblico: secondo Fiorini, quello privato collegato ai Gino Garrone coinvolgerebbe meno di quindici bambini, mentre il campo solare comunale, attivo da oltre vent’anni con tariffe calmierate, ne accoglierebbe più di cinquanta. Un elemento che mostra come dietro la battaglia non ci siano semplicemente “suore contro bambini in spiaggia libera”, ma piuttosto ci sono due differenti idee di utilizzo di uno spazio pubblico.
La funzione sociale può fare la differenza?
Il caso di Spotorno diventa spunto di discussione per tutto il settore balneare italiano perchè ci si chiede se ottant’anni di gestione possono rappresentare un valore da tutelare e soprattutto se la finalità sociale di un’attività può giustificare un trattamento differente nell’assegnazione di un bene demaniale.
Sul piano emotivo è facile comprendendere la posizione delle suore e delle famiglie che le sostengono, perdere l’attuale concessione potrebbe ridimensionare un’attività costruita in decenni di presenza sul territorio. Sul piano amministrativo, però, il Comune deve confrontarsi con un principio altrettanto difficile da ignorare, ossia una spiaggia demaniale resta un bene pubblico anche quando viene gestita per decenni dallo stesso soggetto.
Una piccola spiaggia dentro la grande partita italiana
La questione di Spotorno arriva mentre l’Italia sta affrontando il passaggio alle procedure competitive per le concessioni balneari. La scadenza generale oggi prevista porta le concessioni in essere al 30 settembre 2027, con possibilità limitate di differimento per ragioni oggettive legate alle procedure. Spotorno, inoltre, sta affrontando contemporaneamente un’altra questione: aumentare la quantità di costa effettivamente disponibile come spiaggia libera o libera attrezzata.
Ed è questo intreccio a rendere i cinquanta metri dei Gino Garrone molto più importanti delle loro dimensioni. Da una parte ci sono ottant’anni di storia, una scuola, bambini e un’attività che le religiose rivendicano come strumento per sostenere la propria missione, dall’altra c’è un Comune che vuole restituire una quota maggiore del proprio litorale alla libera fruizione e sostiene che le regole di accesso a un bene pubblico debbano valere per tutti.
La soluzione arriverà attraverso gli atti amministrativi e le eventuali procedure di affidamento, ma la domanda che Spotorno lascia al resto d’Italia è già molto più grande della sua spiaggia: quando si riscrivono le regole delle concessioni balneari, come si può conciliare la concorrenza e il diritto di accesso al mare con il valore sociale e storico costruito da chi quei luoghi li gestisce da decenni?

