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Lavorare nel turismo, quanto è sicuro? I numeri degli infortuni in hotel e ristorazione

Nel 2025 alloggio e ristorazione hanno registrato 21.987 denunce di infortunio durante il lavoro, il 2,7% in meno rispetto all’anno precedente. I primi dati del 2026 cambiano però direzione: fino a luglio le segnalazioni sono salite a 11.958, circa il 3% in più. Il miglioramento osservato lo scorso anno non appare quindi ancora consolidato.

Nel 2025 in Italia sono state presentate complessivamente circa 600mila denunce di infortunio, l’1,2% in più rispetto all’anno precedente. Le denunce riferite ai soli lavoratori sono state 519mila, mentre i casi mortali complessivamente segnalati sono scesi da 1.239 a 1.198, con una diminuzione del 3,3%. È la fotografia generale contenuta nella Relazione annuale 2025 dell’INAIL, presentata alla Camera dei deputati. Numeri importanti, che però non permettono da soli di stabilire quanto sia sicuro lavorare nel turismo.

Per rispondere bisogna scendere nel dettaglio delle attività di alloggio e ristorazione, separando questo comparto dall’andamento complessivo del mercato del lavoro.

Quasi 22mila infortuni durante il lavoro

In base ai nuovi dati aperti dell’INAIL, nel 2025 le attività comprese nella sezione Ateco I (servizi di alloggio e ristorazione), hanno registrato 21.987 denunce di infortunio avvenuto durante l’attività lavorativa. Nel 2024 erano state 22.594, quindi il calo è quindi del 2,7%. Il dato procede in direzione opposta rispetto all’andamento nazionale, dove gli infortuni avvenuti durante il lavoro e denunciati per i lavoratori sono cresciuti dello 0,5%.

All’interno del comparto, le denunce si distribuiscono così:

  • 5.271 nei servizi di alloggio, contro le 5.392 del 2024, con una diminuzione del 2,2%;
  • 16.716 nella ristorazione e somministrazione di alimenti e bevande, contro le 17.202 dell’anno precedente, con una riduzione del 2,8%.

A queste si aggiungono 8.228 denunce di infortunio in itinere, avvenuto cioè durante il percorso tra casa e lavoro. Considerando entrambe le modalità, il totale raggiunge 30.215 casi, circa il 2% in meno rispetto al 2024. Gli eventi mortali denunciati durante il lavoro sono stati 29, rispetto ai 35 dell’anno precedente. La diminuzione deve essere letta con cautela perché riguarda valori numericamente contenuti e soggetti a possibili aggiornamenti.

I dati, rilevati al 30 aprile 2026, sono consultabili nelle tabelle semestrali dell’INAIL.

Nel 2026 la tendenza torna a salire

Il calo registrato nel 2025 non prosegue nei primi mesi dell’anno successivo, infatti nel primo semestre 2026 l’INAIL ha rilevato nei servizi di alloggio e ristorazione un aumento del 2,7% delle denunce avvenute durante il lavoro. Le tabelle più recenti, aggiornate a luglio, consentono di aggiungere anche il numero assoluto: 11.958 casi, contro gli 11.609 dello stesso periodo del 2025. L’incremento raggiunge così circa il 3%.

È ancora presto per parlare di un peggioramento strutturale, le rilevazioni mensili sono provvisorie e possono risentire dei tempi di denuncia e classificazione dei casi. Il dato impedisce però di interpretare la diminuzione del 2025 come un miglioramento ormai acquisito.

Una denuncia non equivale sempre a un infortunio riconosciuto

Le denunce non devono essere confuse con i casi definitivamente riconosciuti dall’INAIL. Delle 21.987 segnalazioni avvenute durante il lavoro nel 2025, 17.041 risultavano riconosciute positivamente alla data di rilevazione, mentre 593 erano ancora in istruttoria. Anche il perimetro richiede una precisazione, la voce “alloggio” comprende alberghi, campeggi, villaggi e altre strutture per soggiorni brevi; la ristorazione include bar e ristoranti che possono lavorare sia con i turisti sia prevalentemente con la clientela locale.

I dati non coprono quindi l’intero turismo, restano fuori, tra gli altri, agenzie di viaggio, trasporti, stabilimenti balneari e numerose attività culturali e ricreative. Descrivono però il nucleo occupazionale più direttamente legato all’ospitalità.

Più incidenti della media, ma meno esiti gravi

Il calo registrato nel 2025 non significa automaticamente che il settore sia diventato più sicuro. Per confrontare comparti di dimensioni diverse occorre rapportare gli infortuni al numero degli occupati.

Nel triennio 2021-2023, l’indice di frequenza degli infortuni indennizzati durante il lavoro nell’alloggio e nella ristorazione è stato pari a 15,58 casi ogni mille lavoratori, contro una media di 13,92 nell’insieme di industria e servizi.

La differenza è determinata soprattutto dagli infortuni con conseguenze temporanee. La frequenza degli eventi con menomazioni permanenti o esito mortale risulta invece inferiore alla media generale. La fotografia è dunque articolata: gli incidenti sono relativamente frequenti, ma mediamente meno gravi rispetto a settori come costruzioni, trasporti e manifattura.

Giovani e lavoratori nati all’estero

Nel 2025 il 36,1% delle denunce durante il lavoro ha riguardato persone con meno di trent’anni. I lavoratori nati all’estero rappresentano invece il 30,7% dei casi, mentre la distribuzione per genere è quasi equilibrata: 52,1% uomini e 47,9% donne.

Queste percentuali non dimostrano, da sole, che giovani o lavoratori migranti corrano un rischio individuale maggiore: per stabilirlo servirebbe confrontarle con la composizione completa dell’occupazione. Indicano però dove formazione, affiancamento e comunicazione multilingue possono assumere un peso particolare.

Secondo l’approfondimento INAIL dedicato al comparto alberghiero e della ristorazione, ritmi intensi, orari prolungati o irregolari, stagionalità e frammentazione delle imprese contribuiscono a rendere più complessa la prevenzione. Tra le dinamiche più frequenti compaiono la perdita di controllo di utensili, macchinari o oggetti, le cadute, i movimenti scoordinati e gli sforzi fisici. Nelle cucine e nei servizi di supporto si aggiungono calore, detergenti, movimentazione dei carichi e posture mantenute a lungo.

La sicurezza fa parte della qualità turistica

Il 2025 si era chiuso con una diminuzione delle denunce, ma l’andamento dei primi sette mesi del 2026 mostra che quel miglioramento non si è ancora trasformato in una tendenza stabile. Le denunce diminuiscono, mentre la frequenza degli infortuni rimane superiore alla media di industria e servizi. Inoltre, la prevalenza di piccole e piccolissime imprese rende più difficile disporre stabilmente di personale, formazione e organizzazione dedicate alla prevenzione.

La qualità dell’accoglienza comincia anche negli spazi che il turista vede poco: cucine, lavanderie, magazzini, locali tecnici e camere durante le operazioni di pulizia. Un settore turistico non può essere considerato competitivo soltanto perché aumenta presenze e fatturato, deve esserlo anche per le condizioni nelle quali lavorano le persone che rendono possibile il soggiorno.