Tredici detenuti della Casa circondariale di Lecce lavorano negli stabilimenti balneari del Salento grazie al progetto “Io Salvo”. Un’iniziativa nata per favorire il reinserimento sociale che risponde anche alla crescente difficoltà del settore turistico nel reperire personale qualificato.
Dalle celle del carcere alle torrette di salvataggio sulle spiagge del Salento. E’ il percorso intrapreso quest’estate da 13 detenuti della Casa circondariale “Borgo San Nicola” di Lecce, protagonisti del progetto “Io Salvo – Progetto Mare Libero”, un’iniziativa che punta a coniugare reinserimento sociale e formazione professionale attraverso il lavoro negli stabilimenti balneari.
Dopo tre mesi di formazione teorica e pratica, i partecipanti hanno conseguito il brevetto di Assistente Bagnanti rilasciato dalla Federazione Italiana Nuoto, oltre alle certificazioni per il primo soccorso e l’utilizzo del defibrillatore. Da giugno sono stati inseriti in diversi lidi tra San Cataldo, Torre Chianca, Spiaggiabella e Vernole, dove svolgono attività di assistenza e supporto alla sicurezza durante la stagione estiva.
Un progetto nato dalla collaborazione tra istituzioni e imprese
“Io Salvo” è stato promosso da Confimprese Demaniali Italia e Federazione Italiana Nuoto, con il supporto della Prefettura di Lecce, del Comune di Lecce, della Casa circondariale di Lecce e di numerosi imprenditori balneari del territorio. Il percorso ha previsto lezioni in aula, addestramento in piscina e prove pratiche in mare, fino al conseguimento dell’abilitazione professionale. Per i detenuti coinvolti si tratta di un vero contratto di lavoro stagionale, accompagnato da un percorso di responsabilizzazione e preparazione professionale che punta a favorire il reinserimento una volta conclusa la pena.
Una risposta anche alla carenza di personale in spiaggia
Il progetto arriva in un momento in cui molte località turistiche continuano a segnalare difficoltà nel reperire assistenti bagnanti qualificati. Negli ultimi anni la carenza di personale specializzato ha interessato numerosi stabilimenti balneari italiani, costringendo spesso le imprese ad avviare con largo anticipo le selezioni o a cercare lavoratori anche fuori regione.
In questo contesto, iniziative come quella avviata nel Salento mostrano come percorsi di formazione mirati possano rispondere contemporaneamente a due esigenze: offrire nuove opportunità di lavoro a persone impegnate in un percorso di reinserimento e contribuire a coprire professionalità molto richieste dal mercato turistico.
Un modello che potrebbe estendersi
Secondo i promotori, l’esperienza potrebbe rappresentare un modello replicabile anche in altri territori e in altri comparti del turismo. L’obiettivo non è limitarsi agli assistenti bagnanti, ma sperimentare percorsi analoghi in professioni dove la domanda di personale continua a essere elevata, come l’ospitalità alberghiera, la ristorazione e altri servizi legati all’accoglienza.
Per il turismo italiano il progetto “Io Salvo” offre così una riflessione che va oltre il singolo caso. In un settore alla ricerca di lavoratori qualificati, formazione, inclusione e collaborazione tra istituzioni e imprese possono diventare strumenti capaci di generare benefici sia per il mercato del lavoro sia per le comunità locali. La sicurezza dei bagnanti resta il primo obiettivo. Ma questa esperienza dimostra come, in alcuni casi, il turismo possa diventare anche un’occasione concreta di reinserimento sociale e di costruzione di nuove competenze professionali.
Fonte foto: prefettura.interno.gov.it

