Dopo 44 anni un Pontefice è tornato a Rimini. La visita si è conclusa con la Messa al porto davanti a circa 25 mila persone e con parole dedicate all’identità romagnola, all’accoglienza e alla vocazione turistica del territorio.
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Il tramonto sul mare, la ruota panoramica sullo sfondo e circa 25 mila persone riunite tra il porto e la spiaggia. Si è conclusa così la giornata di Papa Leone XIV a Rimini, tornato in città 44 anni dopo la visita di Giovanni Paolo II.
Una giornata iniziata nella Repubblica di San Marino, dove l’attesa era stata raccontata con un riferimento alla musica pop. Prima dell’arrivo del Pontefice, il vescovo di San Marino-Montefeltro, monsignor Domenico Beneventi, aveva definito l’incontro “il più grande spettacolo dopo il Big Bang”, citando il celebre brano di Lorenzo Jovanotti Cherubini per esprimere la gioia e l’entusiasmo che accompagnavano la visita.
Nel pomeriggio Leone XIV ha raggiunto la Fiera di Rimini per il Meeting per l’Amicizia fra i Popoli. Ha poi attraversato il centro storico fino alla Cattedrale, dove ha incontrato persone malate, con disabilità e in difficoltà assistite dalla Caritas e dalle realtà diocesane.
Il Papa parla alla Romagna
Durante l’omelia Leone XIV ha richiamato l’identità della terra che lo ha accolto, indicando onestà, gratuità e benevolenza come valori profondamente legati a una popolazione “laboriosa e solidale”. Il Papa ha ricordato i santi e i beati nati in Romagna e la testimonianza di don Oreste Benzi, il sacerdote riminese fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, collegando la fede alla capacità di trasformare concretamente la vita delle persone.
Nel suo intervento ha poi rivolto lo sguardo alla vocazione turistica della Riviera, ricordando le bellezze della costa adriatica e dell’entroterra, scelte ogni anno da visitatori provenienti dall’Italia e dall’estero.
Un’accoglienza che non si fermi alla vacanza
È proprio su questo passaggio che il messaggio del Pontefice assume un significato particolare per Rimini. Nel testo ufficiale dell’omelia, Leone XIV ha invitato il territorio a essere accogliente non soltanto per il ristoro e il divertimento, ma anche per lo spirito. La città turistica diventa così, nelle parole del Papa, un luogo nel quale il riposo non coincide semplicemente con l’evasione dalla vita quotidiana. Accogliere significa offrire servizi e occasioni di svago, ma anche creare spazi nei quali ritrovarsi, costruire relazioni e prendersi cura di chi è ferito nel corpo o nello spirito.
Una giornata costruita da centinaia di persone
A rendere particolarmente suggestiva la Messa è stata la più grande formazione musicale mai riunita per una liturgia nella Diocesi di Rimini: 650 coristi, 115 musicisti e un centinaio tra tecnici e volontari. Intorno alla visita si è mobilitata una macchina organizzativa composta da istituzioni, forze dell’ordine, operatori e centinaia di volontari.
La giornata del 22 agosto 2026 resterà nella storia di Rimini non soltanto per il ritorno di un Pontefice, ma per l’immagine di una città capace di riunirsi attorno alla propria identità, una terra turistica e operosa che, nell’accoglienza, trova da sempre una delle sue espressioni più riconoscibili.

