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Overtourism alle Tre Cime di Lavaredo, centinaia di turisti in coda per le navette

Le immagini delle lunghe attese per le navette verso il Rifugio Auronzo riaccendono il dibattito sull’affollamento delle destinazioni più visitate. L’accesso è già regolamentato, ma nei giorni di punta la pressione resta elevata.

Centinaia di persone in fila, zaini sulle spalle e attese per salire sulle navette dirette verso uno dei paesaggi più conosciuti delle Dolomiti. Le immagini arrivate dalle Tre Cime di Lavaredo sono diventate in pochi giorni il simbolo di un problema con il quale molte grandi destinazioni italiane stanno facendo i conti: gestire il proprio successo.

Le code si sono formate a Misurina per raggiungere in autobus il Rifugio Auronzo, punto di partenza per uno degli itinerari più frequentati attorno alle Tre Cime. Un primo episodio particolarmente significativo era stato registrato il 13 luglio, quando circa 300 persone si erano trovate contemporaneamente in attesa delle navette. I sette mezzi programmati erano stati affiancati da un ottavo autobus, senza riuscire comunque a smaltire rapidamente il picco della domanda.

Nuove immagini delle file sono tornate a circolare sui social il 23 luglio, riportando il caso al centro dell’attenzione nazionale.

Un luogo simbolo delle Dolomiti

Le Tre Cime di Lavaredo sono uno dei paesaggi più riconoscibili delle Dolomiti e fanno parte del territorio dolomitico riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio mondiale. Una notorietà internazionale che rappresenta una straordinaria risorsa per il territorio, ma che concentra migliaia di visitatori negli stessi luoghi e soprattutto negli stessi periodi.

Il fenomeno non riguarda soltanto le Tre Cime, negli ultimi anni diverse località alpine diventate iconiche anche attraverso fotografie e video condivisi online stanno affrontando una pressione crescente durante l’alta stagione. Il problema, quindi, non è soltanto quanti turisti arrivino, ma quando arrivano e come vengono distribuiti.

L’accesso è già regolamentato

Alle Tre Cime non si parte da una situazione priva di regole, per l’estate 2026 l’accesso alla strada panoramica che da Misurina conduce verso il Rifugio Auronzo è stato organizzato attraverso un sistema di prenotazione e parallelamente è stato potenziato il trasporto pubblico.

Il servizio navetta “3 Cime” di Dolomiti Bus è operativo dal 30 maggio al 4 ottobre e collega Auronzo di Cadore e Cortina d’Ampezzo con il Rifugio Auronzo, con fermata al Lago Antorno. Nel periodo di maggiore affluenza, dall’8 giugno al 9 settembre, sono previste corse tutti i giorni dalle 7.40 alle 19.15 e il biglietto giornaliero costa dieci euro.

L’obiettivo è evidente: ridurre la pressione delle automobili e spostare una parte crescente dei visitatori verso il trasporto collettivo. Le code di luglio mostrano però quanto sia difficile dimensionare il servizio, quando centinaia di persone decidono di raggiungere la stessa destinazione nella medesima fascia oraria.

“Siamo luoghi turistici”

Sulle immagini diventate virali è intervenuto anche Roberto Pais, assessore al Turismo del Comune di Auronzo di Cadore. In una recente intervista, Pais ha ricordato innanzitutto un elemento spesso dimenticato nel dibattito sull’overtourism, ossia l’economia del territorio vive anche grazie ai visitatori: “Chi si stupisce dimentica che siamo in alta stagione e i nostri sono luoghi turistici, non viviamo di pietre”, ha spiegato l’assessore.

Ha inoltre sottolineato il ruolo assunto dai social nella notorietà di determinati luoghi e il fatto che sempre più persone desiderano raggiungere personalmente i paesaggi diventati riconoscibili attraverso immagini e video. Una dinamica che può generare concentrazioni molto elevate proprio nei punti più fotografati.

Il turismo è una risorsa, l’affollamento una questione da gestire

Le immagini delle Tre Cime pongono quindi una questione più complessa della semplice contrapposizione tra turismo e overtourism. Per territori come Auronzo, Misurina e più in generale le Dolomiti, i visitatori rappresentano una componente fondamentale dell’economia: alimentano alberghi, ristorazione, rifugi, commercio, servizi, trasporti e occupazione.

Ridurre il problema alla presenza di “troppi turisti” rischia perciò di non cogliere il punto, pertanto la sfida sarebbe riuscire a distribuire i flussi nello spazio e nel tempo, organizzando trasporti e accessi in modo compatibile sia con l’esperienza del visitatore sia con la vita delle comunità locali. Una coda di centinaia di persone non rappresenta soltanto un problema di immagine, ma comporta attese, pressione sui servizi e una fruizione del territorio molto diversa da quella che il turista immaginava al momento della partenza.

Le Dolomiti stanno già sperimentando nuove soluzioni

La gestione dei flussi è ormai diventata una delle priorità in diverse aree dolomitiche, tanto che nell’estate 2026 anche la Provincia autonoma di Bolzano ha rafforzato le limitazioni alla circolazione nelle zone maggiormente frequentate.

Nella Valle di Braies, per esempio, dal primo luglio al 15 settembre l’accesso nella fascia tra le 9 e le 16 è consentito attraverso mezzi pubblici, spostamenti a piedi o in bicicletta oppure mediante prenotazione online o specifici permessi. Misure analoghe interessano Prato Piazza. Numero chiuso, prenotazioni, navette e limitazioni alle automobili stanno quindi diventando strumenti sempre più utilizzati per governare la pressione turistica.

Non esiste però una soluzione unica: ogni destinazione deve trovare un equilibrio tra capacità di accoglienza, tutela ambientale, mobilità, interessi delle imprese e qualità della vita dei residenti.

La sfida delle destinazioni diventate icone

Quello delle Tre Cime è soprattutto il racconto di un successo turistico che richiede nuovi strumenti di gestione. I social possono accelerare enormemente la notorietà di un luogo, concentrando l’attenzione internazionale su pochi panorami facilmente riconoscibili. Le infrastrutture, però, non possono aumentare con la stessa velocità ed è probabilmente questa la sfida che attende molte destinazioni italiane nei prossimi anni.

Non scegliere tra turisti e territorio, ma organizzare i flussi affinché il turismo continui a produrre valore senza compromettere proprio ciò che rende quei luoghi desiderabili.