Nata nel 1953 su un terreno infestato dalle zanzare, la località friulana è diventata un capolavoro di architettura organica e un rifugio per celebrità. L’intervista a Giorgio Ardito, Presidente della società Lignano Pineta, ripercorre la storia, le sfide future del turismo e lo straordinario spettacolo pirotecnico che illumina l’Adriatico.
LIGNANO PINETA – C’era un tempo in cui l’area su cui sorge Lignano Pineta era una landa selvaggia, un retroterra dunale che persino il proprietario dell’epoca, il conte Gaggia, evitava di frequentare perché “c’erano troppe zanzare”. Eppure, nel 1953, un gruppo di audaci imprenditori guidati dalle storiche famiglie della regione, tra cui la storica famiglia Coin, decise di scommettere su quell’angolo di Adriatico, affidando il disegno urbanistico a un giovanissimo architetto, Marcello D’Olivo, che concepì un’idea geniale: una pianta a spirale perfetta, un capolavoro di architettura organica in cui la natura non veniva cementificata, ma assecondata.
Da quella scommessa nacque un luogo d’elezione capace di stregare i più grandi artisti del Novecento. Ernest Hemingway elesse questa spiaggia a suo rifugio ideale; qui il conte Alberto Kechler gli donò un lotto di terreno per edificare la sua casa, e fu proprio l’incontro con la nobildonna Adriana Ivancich a ispirargli il celebre romanzo “Di là dal fiume e tra gli alberi”, opera che gli restituì la vena creativa necessaria per scrivere il capolavoro “Il vecchio e il mare”, valso il Premio Nobel.
Pochi anni dopo, anche Alberto Sordi acquistò casa a Pineta. L’attore romano amava confondersi tra la folla: scendeva in spiaggia coprendosi il capo con una “papalina” per non farsi riconoscere
e quando i bagnanti lo avvicinavano incuriositi chiedendogli se fosse davvero il celebre attore, Sordi negava divertito, coinvolgendo nel gioco la piccola Carla (figlia dell’architetto Aldo Bernardis, progettista della sua villa), alla quale prometteva un gelato se fosse riuscita a convincere i presenti che lui non era affatto l’ “Albertone” nazionale.
Oggi, quella stessa spiaggia ospita uno degli eventi più spettacolari dell’estate adriatica: “L’Incendio del mare”. Abbiamo intervistato Giorgio Ardito, Presidente della Società Lignano Pineta, che gestisce lo stabilimento e porta avanti questa straordinaria eredità familiare e turistica.
Come nasce la tradizione dell’”Incendio del mare” e attraverso quali passaggi è diventato l’evento simbolo di Lignano Pineta?
«E’ nato nel 1995 da un’idea di mio padre Renzo, che è stato presidente della società Lignano Pineta dal 1979 al 2014. Il nome è un vero e proprio, il copyright è di mio padre, che insieme al gestore dello storico bar “La Pagoda” sul nostro pontile ebbe l’idea di creare qualcosa di speciale per i nostri ospiti.
Inizialmente, lo spettacolo si teneva a fine agosto, per non sovrapporsi ai fuochi del Ferragosto organizzati a Sabbiadoro, ma con il tempo, però, le severe norme di sicurezza che impongono una distanza di 150 metri dall’area di sparo ci hanno posto davanti a un limite invalicabile: la nostra spiaggia ha una profondità massima di soli 80-85 metri e quindi eravamo costretti a chiudere strade e minigolf.
Così abbiamo studiato una soluzione unica: sfruttando la concessione del porto turistico Marina Uno, abbiamo posizionato i fuochi su un motopontone ormeggiato a 300 metri dalla riva, sparando i fuochi in contemporanea anche dal nostro pontile. Una scenografia d’impatto straordinario che pochissimi posti possono vantare».
Quanto conta una manifestazione di queste proporzioni nella costruzione dell’identità turistica e nel rapporto con i visitatori?
«Negli anni l’attaccamento della persone a questo spettacolo è cresciuto in modo incredibile, in moltissimi vengono a Lignano appositamente per l’evento, magari anche solo per una gita in giornata. Inoltre la diretta televisiva che abbiamo avviato cinque o sei anni fa su Udinese TV (oggi Canale 12) registra ascolti altissimi, a dimostrazione di quanto l’evento sia radicato e seguito.
Il nostro pontile a mare, è una delle strutture più fotografate e iconiche di Lignano, gestita da oltre trent’anni dalla famiglia di Ciro Manfredonia, si allunga per oltre 200 metri nel mare e camminarci dà la sensazione di trovarsi a bordo di una nave da crociera.»
Come lavora la macchina organizzativa alle spalle dello spettacolo e quale ricaduta produce sulle attività economiche locali?
«In realtà la macchina organizzativa non si ferma mai, partiamo già a maggio con le richieste burocratiche per l’ENAC, che oggi facciamo direttamente a Roma e che richiedono moltissimo tempo e coinvolgiamo oltre 200 operatori, tra i fornitori della Società Lignano Pineta e i commercianti della località, che sentono questo spettacolo come una vera e propria bandiera del territorio.
Per l’occasione, la chiatta di sparo viene fornita da un armatore locale, inoltre, abbiamo arricchito l’evento con spettacoli musicali in Piazza Marcello D’Olivo e sulla Mezzaluna che fanno ballare migliaia di persone, senza dimenticare la cena istituzionale sulla terrazza del Bagno 2 dove ospitiamo assessori regionali e autorità affinché possano assaporare dal vivo tutto lo spettacolo e rendersi conto di persona della complessità della nostra macchina organizzativa.»
Come esperto del settore, quale ruolo attribuisce agli eventi e all’intrattenimento nella strategia turistica del futuro, specialmente per allungare la stagione?
«Sono convinto che la vera sfida del turismo moderno sia l’intrattenimento. Dobbiamo saper combinare perfettamente l’hardware e il software. Nel nostro caso, l’hardware è la cura dei nostri servizi: lettini e ombrelloni dell’azienda Ramberti, che ci fornisce da tanti anni, devono essere sempre in ordine, sempre funzionanti, sempre a posto. A questo affianchiamo spiagge pulite effettuate con macchinari appositi, un servizio di salvataggio impeccabile e toilette igienizzate secondo i massimi standard delle certificazioni ISO.
Il software, invece, è l’esperienza: offriamo animazione quotidiana con “Animavera” di Maurizio Zamboni, yoga, camminata metabolica, forest bathing e poi stiamo curando un importante progetto scientifico con l’Università di Udine per valorizzare e monitorare, tramite sensori in tempo reale, lo stoccaggio di CO2 dei nostri 7.500 pini.
Gli eventi sono sicuramente il motore della destagionalizzazione, noi iniziamo a marzo con la Festa delle Cappe, che attira tantissimi turisti anche dall’Austria, proseguiamo con la Corsa delle Rose, il Triathlon in memoria di mio padre a metà aprile, eventi di CrossFit, salto con l’asta, gare di SAP, fino alla Color Run, alla Deejay Ten e a un altro triathlon a ottobre. Posso dire che Lignano Pineta è nata per accogliere tutto questo grazie alla sua eccezionale architettura organica che tutela l’ambiente, un valore inestimabile per chi fugge dalle grandi città.»

