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Il paradosso del lavoro turistico: si cercano stagionali all’estero mentre gli incentivi finiscono con l’estate

Il Decreto Flussi apre la programmazione degli ingressi per il 2027, mentre il trattamento integrativo destinato a notturni e straordinari festivi nel turismo è terminato il 30 settembre. Due misure diverse che mostrano la stessa difficoltà: trovare personale non basta, se il settore fatica a renderlo stabile e attrattivo.

Da una parte l’Italia programma nuovi ingressi di lavoratori stranieri per sostenere agricoltura e turismo, dall’altra, proprio mentre si apre questa nuova fase, termina il trattamento integrativo speciale introdotto per rendere più conveniente il lavoro notturno e festivo nel settore.

Non si tratta di due provvedimenti direttamente collegati e neppure di una contraddizione normativa, osservati insieme, però, raccontano uno dei problemi strutturali del turismo italiano. Le imprese continuano a cercare personale, anche fuori dai confini nazionali, mentre gli strumenti destinati a migliorare le retribuzioni rimangono temporanei e spesso seguono ancora il calendario della stagione estiva.

Il Decreto Flussi prepara già la stagione 2027

La circolare congiunta pubblicata il 1° ottobre rende operativo il Decreto Flussi per il prossimo anno e prevede che nel 2027 saranno autorizzati complessivamente 165.850 ingressi: 76.200 per lavoro subordinato non stagionale, 89.000 per lavoro stagionale nei settori agricolo e turistico e 650 per lavoro autonomo. La precompilazione delle domande sarà aperta dal 23 ottobre al 7 dicembre 2026 e per il lavoro stagionale nel turismo il click day è fissato al 9 febbraio 2027.

È utile precisare che gli 89.000 ingressi stagionali non sono riservati interamente al turismo, ma comprendono anche l’agricoltura. La misura offre comunque alle imprese ricettive e della ristorazione un canale importante per reperire lavoratori in vista della prossima stagione.

Il Decreto Flussi risponde però soprattutto a una necessità quantitativa, permette l’ingresso regolare di persone disponibili a lavorare nei settori che non riescono a coprire tutte le posizioni attraverso il mercato interno, ma non interviene direttamente sulle cause che rendono quei posti difficili da occupare o da mantenere nel tempo.

Il turismo utilizza già molto lavoro straniero

Ricorrere a personale proveniente dall’estero non è un’eccezione né una novità per il turismo italiano, secondo il monitoraggio realizzato dal Ministero del Lavoro e da Unioncamere, il 48,5% delle imprese turistiche con dipendenti impiega almeno un lavoratore straniero. Nel 2025 le aziende del settore avevano programmato quasi 290.000 ingressi rivolti a personale straniero, pari al 24,8% del totale delle assunzioni previste nel turismo.

Il punto, quindi, non è contrapporre lavoratori italiani e stranieri. Senza questa componente dell’occupazione, molte attività avrebbero ancora più difficoltà a garantire i servizi durante i periodi di maggiore affluenza. Il problema è comprendere perché, nonostante un bacino di lavoratori sempre più ampio, il settore continui a segnalare una carenza così persistente.

I dati del Sistema informativo Excelsior mostrano che nel 2025 era difficile reperire il 59% dei cuochi richiesti, il 52% dei camerieri, il 48% dei baristi e il 44% degli addetti all’accoglienza, mentre per gli addetti agli sportelli delle agenzie di viaggio la difficoltà raggiungeva il 54%. La scarsità di candidature non riguarda quindi soltanto le mansioni meno qualificate, ma attraversa ospitalità, ristorazione e servizi turistici.

L’incentivo del 15% è terminato il 30 settembre

A questa difficoltà aveva provato a rispondere anche il trattamento integrativo speciale previsto dalla legge di Bilancio 2026. Dal 1° gennaio al 30 settembre, i dipendenti degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, delle imprese turistiche, ricettive e degli stabilimenti termali hanno potuto ricevere una somma aggiuntiva, non imponibile, pari al 15% delle retribuzioni lorde riferite al lavoro notturno e agli straordinari effettuati nei giorni festivi.

Il beneficio spettava ai lavoratori con un reddito da lavoro dipendente non superiore a 40.000 euro nel 2025 e doveva essere richiesto al datore di lavoro. Dal 1° ottobre le ore lavorate non producono più questo trattamento integrativo specifico.

Non significa che sia scomparsa ogni agevolazione, per il 2026 rimane una diversa imposta sostitutiva del 15%, applicabile entro un limite annuale di 1.500 euro alle maggiorazioni e alle indennità per lavoro notturno, festivo e a turni dei dipendenti privati che rispettano i requisiti reddituali. Le due misure non sono equivalenti perchè il trattamento appena terminato era una somma aggiuntiva esentasse calcolata sulle retribuzioni interessate; l’altro intervento riduce invece la tassazione applicata a determinate maggiorazioni e indennità.

Il lavoro nel settore turistico non finisce a settembre

La scadenza del trattamento speciale coincide formalmente con la conclusione della stagione estiva, ma non con la fine del lavoro turistico. In ottobre proseguono città d’arte, fiere, congressi, crociere ed eventi. Poco dopo cominciano i mercatini natalizi, la stagione sciistica e il periodo delle festività. Anche in questi comparti si lavora di sera, durante i fine settimana e nei giorni festivi.

La scelta di concentrare il beneficio fra gennaio e settembre riflette ancora una lettura prevalentemente balneare della stagionalità. È una visione che convive con l’obiettivo, ripetuto dalle politiche turistiche nazionali e territoriali, di distribuire i flussi durante tutto l’anno.

Se si chiede alle destinazioni di destagionalizzare, diventa difficile continuare a costruire gli strumenti per il lavoro attorno a un’unica stagione.

Gli ingressi non risolvono alloggi e continuità

Il Decreto Flussi può aumentare il numero di persone disponibili, ma non risolve automaticamente i problemi che condizionano la permanenza dei lavoratori.

Nelle destinazioni più costose, trovare un alloggio accessibile può assorbire una parte rilevante della retribuzione. Nei territori meno collegati, l’assenza di trasporti adeguati rende difficile raggiungere alberghi, ristoranti e stabilimenti e a questi elementi si aggiungono turni discontinui, contratti brevi, difficoltà nel conciliare gli orari con la vita familiare e limitate prospettive di crescita professionale.

Le stesse procedure del Decreto Flussi richiamano gli obblighi relativi alla sistemazione alloggiativa. Il tema non è secondario: far arrivare un lavoratore senza costruire le condizioni affinché possa vivere nella destinazione rischia di spostare il problema senza risolverlo. Lo stesso vale per i lavoratori italiani, incentivi temporanei possono rendere più conveniente una parte della stagione, ma difficilmente trasformano il turismo in un settore nel quale immaginare un percorso stabile.

Il vero paradosso è cercare senza trattenere

Il paradosso, dunque, non è assumere lavoratori stranieri mentre esistono italiani in cerca di occupazione, il turismo ha bisogno di entrambe le componenti e i dati mostrano che il personale straniero è già essenziale per il funzionamento del comparto. Il paradosso è continuare a intervenire sulla fase del reclutamento senza affrontare con la stessa continuità quella della permanenza.

Il Decreto Flussi può aiutare le imprese a coprire i posti vacanti nel 2027, ma per ridurre davvero la carenza di personale servono retribuzioni adeguate, alloggi accessibili, formazione, trasporti, maggiore continuità contrattuale e possibilità di costruire una carriera. Altrimenti ogni stagione ricomincerà nello stesso modo: le imprese alla ricerca urgente di lavoratori, nuove procedure per farli arrivare e incentivi destinati a terminare prima che il problema sia stato risolto.