Le località montane conquistano una fetta crescente delle vacanze estive e il Ferragosto 2026 lo conferma. Hotel, rifugi, ristoranti, impianti e attività outdoor lavorano ormai anche nei mesi caldi. Ma se la stagione si allunga, cambia anche una delle questioni decisive per il settore: trovare e trattenere le persone che la rendono possibile.
Per molto tempo parlare di lavoro stagionale in montagna significava pensare soprattutto all’inverno, dicembre, Natale, settimane bianche, impianti di risalita, alberghi e ristoranti pieni, poi la fine della stagione e l’attesa di quella successiva. A quanto pare oggi quel modello non basta più a raccontare ciò che sta accadendo in molte destinazioni italiane.
La montagna sta diventando sempre più anche una meta estiva e il Ferragosto 2026 ne offre una fotografia interessante: secondo le stime del Centro Studi Turistici di Firenze per Assoturismo Confesercenti, tra il 14 e il 17 agosto le località montane italiane dovrebbero registrare circa 1,6 milioni di presenze. Il caldo e la ricerca di temperature più miti stanno contribuendo a rafforzare una tendenza già in corso. Ma se aumenta il turismo d’estate, aumenta anche tutto ciò che serve per farlo funzionare e soprattutto serve personale.
Una seconda stagione significa anche un secondo mercato del lavoro
Il turismo estivo in montagna non vive soltanto di camere d’albergo, ma comporta rifugi aperti, ristorazione, impianti utilizzati da escursionisti e biker, noleggi, manutenzione, wellness, attività outdoor e servizi di accoglienza per cui cambiano anche i mestieri richiesti. Accanto alle professionalità storicamente associate alla neve, l’estate porta cuochi e camerieri, receptionist, personale ai piani, manutentori, operatori del benessere e figure legate alle attività sportive e all’outdoor.
Il fenomeno si inserisce in un settore turistico che continua ad avere un forte fabbisogno di personale. Nel trimestre maggio-luglio 2026, secondo il sistema Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro, la filiera turistica programmava circa 440 mila ingressi lavorativi e a luglio, mentre la domanda complessiva delle imprese italiane rallentava leggermente, alloggio, ristorazione e servizi turistici risultavano in crescita dell’1,6% rispetto allo stesso mese del 2025. Sono dati nazionali, non riferiti esclusivamente alla montagna, ma descrivono bene il contesto nel quale le destinazioni alpine stanno cercando personale.
Il caso Trentino: circa 9 mila stagionali nel turismo
Il Trentino permette di vedere il fenomeno molto più da vicino, infatti secondo i dati riportati dall’Agenzia del Lavoro provinciale, lavorano nel turismo circa 9 mila stagionali. Il 30% ha meno di 25 anni e circa la metà arriva da fuori provincia. Per affrontare la stagione estiva 2026, l’Agenzia del Lavoro della Provincia autonoma di Trento ha riattivato la campagna “Il turismo trentino cerca te”, costruita espressamente per mettere in contatto strutture ricettive e candidati.
L’elenco delle figure ricercate racconta da solo quanto sia articolata ormai un’estate in montagna: cuochi, aiuto cuochi, pizzaioli, pasticceri, personale di reception, portieri notturni, maître, camerieri, baristi, addetti ai piani, massaggiatori, estetisti, animatori e manutentori. A ben vedere non si tratta esattamente dell’immagine di una montagna che aspetta l’arrivo della neve.
Il problema è trovare le persone. E farle restare
La crescita della domanda turistica, però, non risolve automaticamente il problema del lavoro. In Trentino le difficoltà maggiori riguardano, tra le altre, figure qualificate come cuochi e responsabili di sala, soprattutto quando vengono richieste competenze linguistiche e inoltre, c’è un ostacolo che nelle località turistiche sta diventando sempre più importante: la casa.
Secondo quanto riportato dall’Agenzia del Lavoro trentina, gli alloggi costosi rappresentano una delle difficoltà del mercato stagionale, un problema particolarmente rilevante considerando che metà dei lavoratori arriva da fuori provincia. A livello nazionale il Ministero del Turismo ha avviato proprio per questo il programma Staff House, destinato a favorire la disponibilità di alloggi per i lavoratori del comparto turistico.
Dalla stagionalità alla doppia stagione
Uno dei grandi limiti del lavoro turistico è sempre stato la sua durata, un contratto di pochi mesi può essere adatto a uno studente o a chi sceglie deliberatamente un’esperienza stagionale. È molto meno attrattivo per chi cerca continuità economica, prospettive professionali e la possibilità di costruire la propria vita in un territorio, ma se una destinazione riesce invece a lavorare in inverno e in estate, lo scenario cambia.
Non significa che un maestro di sci diventerà automaticamente una guida bike o che ogni contratto stagionale si trasformerà in un posto annuale, ma testimonia che le imprese possono avere bisogno di alcune professionalità per periodi più lunghi, trattenere personale già formato tra una stagione e l’altra e costruire percorsi professionali meno frammentati. E’ qui che la destagionalizzazione smette di essere soltanto una parola utilizzata nelle strategie turistiche e comincia ad avere conseguenze concrete sul lavoro.
Una montagna aperta più mesi deve cambiare organizzazione
La montagna italiana sta progressivamente scoprendo che l’estate può essere molto più di un intervallo tra due stagioni sciistiche. Tutto questo per il turismo è un’opportunità e per chi ci lavora potrebbe diventarlo davvero se alla crescita delle presenze corrisponderanno periodi di lavoro più lunghi, formazione, alloggi accessibili e maggiori possibilità di costruire una professione che non finisca insieme alla stagione.

