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Lavoro stagionale, gli albergatori veneti contestano il Decreto Flussi: procedure lunghe e alloggi insufficienti

La precompilazione per il 2027 è appena iniziata, ma Federalberghi Veneto mette in discussione la compatibilità tra il sistema delle quote e i tempi della stagione turistica. Il problema riguarda anche la casa: senza alloggi, il nulla osta non basta.

Subito dopo l’apertura della precompilazione per il Decreto Flussi 2027, dal Veneto arriva una contestazione che sposta il tema dalla semplice disponibilità delle quote al funzionamento dell’intero sistema.

Gli albergatori non negano la necessità di assumere lavoratori stranieri, mettono però in discussione la capacità delle procedure attuali di rispondere nei tempi richiesti da un settore nel quale le assunzioni devono essere programmate mesi prima dell’inizio della stagione.

Il calendario ufficiale

La circolare interministeriale n. 7185 del 1° ottobre ha confermato per il 2027 un contingente complessivo di 165.850 ingressi: 76.200 per il lavoro non stagionale, 89.000 per il lavoro stagionale nei settori agricolo e turistico e 650 per il lavoro autonomo.

La precompilazione delle domande è aperta dal 23 ottobre al 7 dicembre 2026. Per il turismo, il click day è fissato al 9 febbraio 2027, attraverso il modello C-Stag turistico. Queste scadenze costituiscono il quadro operativo già raccontato nei giorni scorsi. Il nuovo elemento è la valutazione degli operatori veneti sul rapporto tra questo calendario e la realtà delle imprese.

«Un canale che non funziona»

Massimiliano Schiavon, presidente di Federalberghi e Confturismo Veneto, ha definito il sistema delle quote troppo limitato e le procedure eccessivamente complesse. Secondo i dati richiamati nell’intervista, al Veneto sarebbero state attribuite 1.064 quote per lavoratori stagionali nel 2026, mentre il turismo impiega migliaia di persone nei periodi di maggiore affluenza. Schiavon ha ricordato che nei picchi stagionali il comparto coinvolge circa 200 mila lavoratori, di cui 60 mila negli alberghi, e che una parte significativa degli addetti ha ormai più di cinquant’anni.

La richiesta di personale, quindi, non è episodica, le imprese devono sostituire lavoratori che escono dal mercato, ampliare gli organici nei periodi di punta e affrontare una domanda turistica che continua a concentrarsi in finestre temporali molto ristrette.

Il problema, secondo Federalberghi Veneto, è che il Decreto Flussi non offre sempre tempi e quantità compatibili con questa organizzazione. La procedura rischia di trasformarsi in una corsa amministrativa nella quale la rapidità di compilazione e la disponibilità della piattaforma diventano decisive. Anche Confindustria Veneto, sempre secondo la ricostruzione del quotidiano, ha contestato il meccanismo del click day, definendolo poco adatto a collegare gli ingressi ai reali fabbisogni delle imprese. La richiesta è quella di una programmazione più stabile, pluriennale e legata a contratti di lavoro effettivi.

Si tratta di valutazioni delle associazioni imprenditoriali, non di una bocciatura istituzionale dell’intero sistema, ma fotografano una distanza concreta tra la procedura prevista dalla legge e il modo in cui funziona il mercato del lavoro turistico.

La stagione non aspetta il click day

Il turismo ha una caratteristica che rende particolarmente delicata la gestione degli ingressi: la domanda di personale cresce prima che arrivino i visitatori.

Un albergo deve definire l’organico, cercare le persone, organizzare i turni e spesso garantire anche vitto e alloggio con largo anticipo. Il click day turistico del 9 febbraio può essere coerente con alcune esigenze organizzative, ma non risolve automaticamente i tempi successivi legati all’autorizzazione, al visto, al viaggio e all’inserimento effettivo in azienda.

Per questo il punto non è soltanto quanti ingressi siano autorizzati, ma quanti lavoratori arrivino realmente, in quale periodo e in quale territorio. Un sistema efficace dovrebbe consentire di confrontare le richieste presentate dalle imprese, le quote assegnate e gli ingressi effettivamente completati.

È su questo passaggio che il dibattito potrebbe spostarsi nei prossimi mesi: dal numero teorico delle quote alla loro capacità di trasformarsi in forza lavoro disponibile quando serve.

Senza casa, anche l’assunzione diventa difficile

Nel ragionamento degli albergatori veneti compare poi un secondo ostacolo: l’alloggio. La difficoltà riguarda tutti i lavoratori stagionali, indipendentemente dalla nazionalità, ma può diventare ancora più evidente quando un’impresa cerca personale proveniente dall’estero. In molte destinazioni turistiche il costo degli affitti è elevato, gli appartamenti disponibili sono pochi e i proprietari preferiscono spesso locazioni brevi rivolte ai visitatori.

La domanda diventa quindi semplice, ma decisiva: dove vivrà il lavoratore una volta arrivato?

Il programma Staff House prova a intervenire proprio su questo punto, ad agosto il Ministero del Turismo ha comunicato 3.566 nuovi posti letto previsti dai progetti ammessi a finanziamento, ai quali si aggiungono oltre 60 mila posti letto a prezzi calmierati sostenuti attraverso il Titolo III.

Sono numeri importanti, ma nazionali e non dicono ancora quanti alloggi saranno disponibili in Veneto, in quali località e con quali tempi. Per questo il collegamento tra Decreto Flussi e Staff House non è automatico, una misura facilita l’ingresso dei lavoratori, l’altra prova a creare le condizioni materiali per ospitarli.

Il problema è organizzativo, non soltanto numerico

La contestazione degli albergatori veneti porta alla luce un paradosso, da una parte il turismo chiede più personale e guarda anche ai lavoratori stranieri; dall’altra il canale di ingresso è percepito come troppo rigido e l’offerta abitativa non è sufficiente.

Il Decreto Flussi può rappresentare uno strumento utile, ma soltanto se viene collegato alla programmazione reale delle imprese, ai tempi delle stagioni e alla disponibilità degli alloggi. La domanda che arriva dal Veneto riguarda quindi l’intero sistema turistico nazionale, non soltanto quanti lavoratori l’Italia autorizzerà a entrare, ma se sarà in grado di farli arrivare, accoglierli e inserirli nel lavoro quando le strutture ne avranno davvero bisogno.