Dall’11 al 13 settembre MONDOPASTA! porta nelle strade la Pasta di Gragnano IGP. L’evento offre l’occasione per capire perché alcune città italiane diventino inseparabili da un alimento e come questa identità possa generare turismo.
Ci sono città riconosciute attraverso un campanile, un palazzo o un sito archeologico. Altre vengono ricordate prima di tutto per un sapore. Gragnano appartiene a questa seconda categoria: il suo nome, anche fuori dall’Italia, è diventato quasi inseparabile dalla pasta.
Dall’11 al 13 settembre 2026 Gragnano Città della Pasta torna con “MONDOPASTA!”, un’edizione dedicata al viaggio compiuto da questo alimento tra Paesi e culture differenti e dunque cuochi italiani e internazionali, degustazioni, incontri e installazioni animeranno il centro cittadino, mostrando come un prodotto possa trasformarsi in linguaggio universale senza perdere il legame con il luogo nel quale ha costruito la propria reputazione.
Ma l’evento pone anche una domanda più ampia: può una specialità gastronomica diventare per una città ciò che un monumento rappresenta per una destinazione culturale?
Una città costruita intorno alla pasta
A Gragnano il rapporto con la pasta non riguarda soltanto le aziende. Ha influenzato il lavoro, l’organizzazione sociale e perfino la forma della città. La posizione tra il Golfo di Napoli e i Monti Lattari assicurava acqua e un’alternanza di brezze marine e correnti montane favorevole all’antica essiccazione all’aperto. Secondo il Consorzio di Tutela, nella Valle dei Mulini l’acqua muoveva un sistema di strutture destinate alla macinazione del grano, dal Seicento cominciarono a svilupparsi i primi pastifici, mentre nell’Ottocento la produzione arrivò a coinvolgere gran parte della popolazione attiva.
Anche Via Roma fu organizzata per favorire il passaggio dell’aria e l’esposizione al sole. La pasta stesa lungo le strade non rappresentava quindi soltanto una scena pittoresca, ma raccontava una città modellata dalle esigenze della propria industria. Dal 2013 la Pasta di Gragnano è tutelata dall’Indicazione geografica protetta. Il disciplinare stabilisce, tra gli altri elementi, la produzione nel territorio comunale, l’impiego di semola di grano duro e acqua e la trafilatura al bronzo.
Il prodotto come monumento gastronomico
Gragnano non rappresenta un caso isolato. Parma richiama il prosciutto, Modena l’aceto balsamico, Alba il tartufo. In queste destinazioni l’alimento diventa una sorta di monumento gastronomico: un simbolo capace di condensare storia, ambiente, competenze e immagine pubblica. La differenza è che un prodotto può essere assaggiato, acquistato e osservato mentre nasce. Per il visitatore, entrare in un pastificio o percorrere la Valle dei Mulini significa passare dal consumo alla conoscenza. La pasta non è più soltanto ciò che arriva nel piatto, ma il punto di accesso a un sistema fatto di imprese, mestieri, architetture e memoria.
“MONDOPASTA!” prova ad ampliare ulteriormente questo racconto, mettendo in relazione la tradizione locale con le interpretazioni nate in altre culture gastronomiche. Programma e prenotazioni sono pubblicati sul sito del Consorzio della Pasta di Gragnano IGP.
Dall’evento alla destinazione
Un festival può attirare pubblico per tre giorni; una destinazione gastronomica deve essere visitabile durante tutto l’anno. Servono percorsi nei luoghi produttivi, visite prenotabili, guide, musei, ristorazione e collegamenti con il patrimonio circostante, dai Monti Lattari alla Costiera. Il valore turistico nasce quando il nome conosciuto sulla confezione conduce davvero le persone nel luogo d’origine. Gragnano possiede già un’associazione fortissima con la pasta. La possibilità è trasformare quella notorietà in permanenza, scoperta e ricadute per il territorio.
Un monumento si contempla. Un monumento gastronomico, invece, si visita, si ascolta e infine si assaggia.

