La proposta di legge regionale 302/2026 è all’esame della Commissione Mobilità del Lazio. Gli operatori chiedono limiti legati ai flussi turistici, percorsi autorizzati e controlli contro l’abusivismo, ma temono che un divieto generalizzato nel centro storico metta a rischio un comparto stimato in circa 20 milioni di euro e mille posti di lavoro.
A Roma le golf car sono ormai entrate nel paesaggio della mobilità turistica, le si incontrano vicino ai principali monumenti, nelle strade del centro storico e lungo gli itinerari scelti dai visitatori per spostarsi tra un’attrazione e l’altra. Il loro utilizzo è però al centro di un confronto istituzionale. La proposta di legge regionale 302/2026, dedicata al trasporto con navette turistiche nei centri storici, è stata discussa il 6 ottobre dalla VI Commissione del Consiglio regionale del Lazio, ma il testo è ancora in fase di esame e non costituisce quindi una disciplina definitiva.
La Commissione ha ascoltato Comuni, rappresentanti del trasporto pubblico non di linea, tour operator, associazioni della mobilità elettrica e professionisti del turismo. Tra gli obiettivi indicati ci sono la tutela del decoro, la sicurezza stradale, la gestione dei flussi e una maggiore chiarezza tra navetta turistica, taxi e noleggio con conducente.
Il nodo delle autorizzazioni
Durante l’audizione, l’assessore alla Mobilità di Roma Capitale Eugenio Patanè ha riferito che il Comune ha rilasciato 41 autorizzazioni per navette a otto operatori, nell’ambito della disciplina sui veicoli atipici. Accanto a queste autorizzazioni, nel centro storico circolano però numerosi altri mezzi, comprese golf car, auto d’epoca e sidecar, utilizzati come servizi accessori da strutture ricettive e agenzie di viaggio. È proprio questa sovrapposizione a rendere complesso il controllo, da una parte ci sono imprese che organizzano tour prenotati e venduti come pacchetti turistici; dall’altra, secondo le istituzioni e le associazioni del trasporto, esiste il rischio che alcune navette finiscano per svolgere un servizio simile a quello del taxi, senza gli stessi vincoli.
Metur, l’associazione che riunisce gli operatori della mobilità elettrica per il turismo a Roma, sostiene la necessità di regole precise ma chiede che non si arrivi a un’esclusione generalizzata dal centro storico. «Le regole devono servire a governare il servizio, non a cancellarlo», ha dichiarato il rappresentante dell’associazione Mattia Rosini. Metur propone che il numero dei mezzi venga collegato ai flussi turistici effettivi e che siano premiate le imprese con maggiore anzianità, mezzi propri e personale regolarmente assunto, la stessa posizione è stata illustrata nel corso dell’audizione regionale.
Un’esperienza turistica, non un semplice trasferimento
Il punto centrale della posizione degli operatori è la distinzione tra trasporto e visita organizzata.
Secondo Metur, le golf car non dovrebbero essere considerate taxi perché il servizio viene normalmente prenotato in anticipo e inserito in un’esperienza più ampia, che può comprendere accompagnamento, ingressi ai siti culturali, degustazioni e soste presso ristoranti o produttori locali. «La navetta non è un taxi, è un’esperienza turistica organizzata», ha spiegato Rosini. L’associazione sostiene inoltre che i mezzi elettrici possano rendere più accessibile la visita di Roma ad anziani, famiglie con bambini e persone con disabilità o difficoltà motorie.
Il tema riguarda quindi anche la qualità dell’offerta turistica. Un servizio prenotato, con itinerari definiti e personale formato, può contribuire a distribuire i visitatori oltre i percorsi più affollati. Può inoltre collegare monumenti, quartieri, attività commerciali e luoghi della ristorazione, trasformando lo spostamento in una parte dell’esperienza.
Un comparto da circa mille addetti
Metur stima per il settore un valore economico vicino ai 20 milioni di euro e circa mille lavoratori coinvolti, con una presenza significativa di giovani. Il dato è una stima degli operatori e non una statistica occupazionale ufficiale della Regione; durante l’audizione, tuttavia, l’associazione AITOS ha indicato anch’essa circa mille dipendenti regolarmente contrattualizzati tra agenzie e tour operator collegati a pacchetti turistici.
Per gli operatori, un divieto esteso all’intera area di maggiore interesse turistico della Capitale avrebbe quindi conseguenze non soltanto commerciali, ma anche occupazionali. La richiesta non è lasciare tutto senza limiti: Metur si dice favorevole a fermate dedicate, tour solo su prenotazione, stop all’adescamento dei clienti per strada, distanze di sicurezza dai monumenti e conducenti regolarmente assunti.
La ricerca di un equilibrio
Le associazioni dei taxi e del trasporto pubblico non di linea chiedono invece contingentamenti numerici, itinerari prestabiliti, vincoli territoriali e controlli più severi. La proposta regionale dovrà quindi tenere insieme interessi diversi: la tutela del patrimonio e della sicurezza, la libertà di movimento dei residenti, la concorrenza tra operatori e la domanda dei visitatori. Il passaggio decisivo sarà capire come applicare il principio di proporzionalità. Roma non può essere trattata come un piccolo centro storico, ma nemmeno può rinunciare a regole su percorsi, fermate, numero dei mezzi e requisiti professionali.
La questione delle golf car è dunque anche una questione turistica. Regolare il servizio significa decidere come i visitatori potranno attraversare la città, quali luoghi saranno collegati e quali imprese potranno offrire esperienze di visita. L’obiettivo, per Metur, è distinguere gli operatori organizzati da quelli improvvisati senza cancellare una modalità di mobilità che, se controllata, può contribuire a rendere Roma più accessibile e sostenibile. La proposta di legge resta ora all’esame della Regione Lazio. I termini per la presentazione degli emendamenti erano stati fissati al 13 ottobre e quelli per i subemendamenti al 14 ottobre; il testo dovrà ancora completare il proprio percorso prima di diventare una disciplina operativa.

