HomeGusti LocaliGli americani scoprono l’Italia attraverso il vino: raddoppiano i viaggi enogastronomici

Gli americani scoprono l’Italia attraverso il vino: raddoppiano i viaggi enogastronomici

Nel 2025 sono stati 30 mila i viaggiatori arrivati dagli Stati Uniti con una motivazione enogastronomica, il doppio dell’anno precedente. La spesa ha raggiunto 42,3 milioni di euro, ma resta da capire quali territori riescano davvero a intercettarla.

Gli statunitensi non scelgono l’Italia soltanto per Roma, Venezia, Firenze o le località costiere. Cresce anche il numero di chi parte con l’obiettivo preciso di scoprire vini, cantine, prodotti e paesaggi rurali italiani. Secondo i dati diffusi il 6 ottobre dal Ministero del Turismo, nel 2025 circa 30 mila viaggiatori statunitensi hanno scelto l’Italia per una vacanza a motivazione enogastronomica. Il numero è raddoppiato rispetto all’anno precedente e ha generato una spesa complessiva di 42,3 milioni di euro. I dati sono stati elaborati dall’Ufficio Studi ENIT sulla base delle rilevazioni della Banca d’Italia.

La crescita si inserisce in un mercato statunitense già decisivo per il turismo italiano. Nel primo semestre del 2026 sono arrivati in Italia 1,9 milioni di viaggiatori dagli Stati Uniti, responsabili di oltre 17,7 milioni di pernottamenti. Rispetto allo stesso periodo del 2025 sono aumentati i viaggiatori del 6,2%, le notti trascorse nel Paese del 7,6% e la spesa del 7,5%.

Il vino porta i turisti fuori dalle grandi città

L’enoturismo ha una caratteristica importante: può distribuire i visitatori verso campagne, colline, borghi e piccoli centri che restano ai margini dei circuiti urbani più affollati.

Una degustazione può diventare il punto di partenza per una visita in cantina, un pernottamento, un pranzo, l’acquisto di prodotti locali o un itinerario tra paesaggio e cultura. Il valore turistico del vino, quindi, non coincide soltanto con le bottiglie vendute, ma comprende la spesa generata lungo l’intera esperienza. È qui che si apre la vera competizione tra i territori italiani. Avere una produzione vinicola riconoscibile non basta: servono cantine visitabili, prenotazioni semplici, personale capace di accogliere in inglese, collegamenti, strutture ricettive ed esperienze acquistabili prima della partenza.

Le indicazioni raccolte nel 2026 da ENIT presso gli operatori statunitensi segnalano una forte domanda per Sicilia, Puglia, Sardegna, Toscana, Costiera Amalfitana, Lago di Como, Portofino e Dolomiti. Non si tratta, però, di una classifica specifica dell’enoturismo e i dati diffusi dal Ministero non indicano in quali Regioni siano stati spesi i 42,3 milioni di euro. Il raddoppio dei viaggi enogastronomici rappresenta quindi una buona notizia, ma pone anche una domanda: quali territori riusciranno a trasformare l’interesse americano per il vino italiano in pernottamenti, consumi e presenze durante tutto l’anno?

La risposta dipenderà dalla capacità di proporre non soltanto un prodotto da degustare, ma un luogo nel quale valga la pena fermarsi.