HomeIn Viaggio con StileQuali effetti ha l’aumento del gasolio sul turismo?

Quali effetti ha l’aumento del gasolio sul turismo?

In meno di due settimane il diesel è rincarato di oltre 16 centesimi al litro. Per una famiglia l’aumento può tradursi in pochi euro in più, mentre per autobus, camper e imprese della mobilità turistica l’impatto diventa maggiore. Non sono ancora documentati cali delle prenotazioni, ma il caro carburante fa emergere la vulnerabilità delle destinazioni raggiungibili quasi soltanto su strada.

Il gasolio ha raggiunto 2,340 euro al litro sulla rete stradale e 2,422 euro in autostrada. Il nuovo aumento registrato il 22 settembre non modifica soltanto il costo degli spostamenti quotidiani: riguarda direttamente anche una parte consistente del turismo italiano. Automobili, camper, autobus turistici, servizi di noleggio con conducente e mezzi impiegati nelle escursioni dipendono dal carburante. Quando il prezzo cresce, viaggiare diventa più costoso per chi parte e per le imprese che rendono possibile il viaggio.

Non significa, almeno per ora, che i turisti stiano cancellando le vacanze o che le strutture ricettive stiano aumentando le tariffe. Non esistono ancora dati capaci di dimostrare una conseguenza di questo tipo. Esistono però costi aggiuntivi già quantificabili e un primo intervento pubblico rivolto proprio alle imprese che trasportano passeggeri. La domanda diventa quindi più precisa: quanto pesa il caro gasolio su un sistema turistico ancora fortemente dipendente dalla strada?

Più di 16 centesimi in meno di due settimane

Secondo i dati dell’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il 22 settembre il prezzo medio del gasolio self ha raggiunto 2,340 euro al litro lungo la rete stradale nazionale. In autostrada la media è salita a 2,422 euro. Il 9 settembre il diesel costava rispettivamente 2,177 e 2,248 euro al litro. In meno di due settimane l’aumento è stato quindi di 16,3 centesimi sulla rete ordinaria e 17,4 centesimi in autostrada: circa il 7,5% in più.

Per capire l’effetto sul singolo viaggio si possono costruire alcune simulazioni. Un’automobile diesel che consuma sei litri ogni cento chilometri, su un percorso complessivo di mille chilometri, richiede circa 60 litri di carburante. Rispetto al prezzo del 9 settembre, il rincaro comporta una spesa aggiuntiva vicina ai 10 euro. Per un camper che consuma dieci litri ogni cento chilometri, lo stesso itinerario costa invece circa 16 euro in più. La differenza cresce se il viaggio è più lungo, se gli spostamenti all’interno della destinazione sono numerosi o se il rifornimento viene effettuato prevalentemente in autostrada.

Non sono cifre necessariamente sufficienti a determinare la rinuncia a una vacanza già programmata. Possono però incidere sui viaggi brevi, sulle partenze decise all’ultimo momento e sul denaro che rimane disponibile per ristoranti, visite, acquisti ed esperienze durante il soggiorno.

Il primo impatto documentato riguarda gli autobus

Se per una famiglia l’aumento può essere assorbito all’interno del bilancio della vacanza, per un’impresa che percorre migliaia di chilometri ogni mese la scala cambia. Il problema è già stato riconosciuto attraverso un intervento pubblico. Dal primo al 15 settembre, le imprese di trasporto passeggeri e di noleggio autobus con conducente hanno potuto richiedere un credito d’imposta destinato a compensare fino al 70% della maggiore spesa sostenuta per il gasolio tra marzo e agosto 2026 rispetto al prezzo di febbraio.

Il beneficio riguarda i mezzi appartenenti alle classi ambientali Euro V ed Euro VI. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha inoltre annunciato altri 11,4 milioni di euro per le imprese del trasporto merci e passeggeri. Il sostegno economico non dimostra che siano già aumentati i prezzi dei pacchetti turistici, ma conferma l’esistenza di un aggravio rilevante per il settore.

Gli autobus servono viaggi organizzati, turismo scolastico, pellegrinaggi, congressi, crociere ed escursioni. Collegano aeroporti e alberghi, accompagnano i visitatori verso siti archeologici e consentono di raggiungere borghi, aree interne e località montane prive di stazioni ferroviarie. Quando cresce il costo del gasolio, l’impresa può assorbire il rincaro riducendo il proprio margine, trasferirne una parte sul prezzo del servizio oppure modificare itinerari e frequenze. L’effetto finale dipenderà dalla durata degli aumenti e dai contratti già sottoscritti.

Il turismo italiano continua a viaggiare in automobile

Il rapporto tra carburanti e turismo è particolarmente importante in Italia perché l’automobile rimane il mezzo principale per raggiungere le destinazioni. Nell’indagine Istat sui viaggi e le vacanze del 2023, l’auto era stata utilizzata nel 58,8% dei viaggi. La quota era diminuita rispetto agli anni immediatamente precedenti, mentre tornavano a crescere aereo e treno, ma restava comunque maggioritaria.

Il dato nazionale, però, non racconta tutte le differenze territoriali. Una città servita dall’alta velocità offre al visitatore la possibilità di evitare completamente l’automobile. La stessa scelta non è disponibile in molti piccoli centri, località montane, campeggi, agriturismi e destinazioni costiere lontane dalle principali linee ferroviarie. È qui che l’aumento del gasolio può produrre l’effetto turistico più interessante. Non colpisce tutte le mete allo stesso modo, ma rende meno competitive quelle nelle quali l’auto o l’autobus rappresentano l’unica alternativa reale.

Una destinazione può avere strutture ricettive di qualità, paesaggi, ristorazione e patrimonio culturale. Se per raggiungerla è necessario percorrere molti chilometri su strada, il costo della mobilità entra direttamente nel prezzo complessivo della vacanza.

Il rischio per borghi, aree interne e turismo diffuso

Negli ultimi anni le politiche turistiche hanno insistito sulla necessità di distribuire i visitatori, portandoli fuori dalle città congestionate e verso borghi, cammini, aree rurali e piccoli centri, ma la delocalizzazione dei flussi richiede collegamenti. Invitare le persone a scoprire un territorio non basta se quel territorio può essere raggiunto soltanto con un mezzo privato.

Il caro gasolio mette quindi in evidenza una contraddizione. Le destinazioni meno conosciute dovrebbero beneficiare di un turismo più distribuito, ma spesso sono anche quelle maggiormente dipendenti dalla strada. La mancanza di treni, autobus frequenti, collegamenti con le stazioni e servizi di mobilità locale le espone maggiormente alle oscillazioni dei carburanti.

Il problema riguarda anche chi soggiorna sulla costa o in montagna e vuole visitare i dintorni. Se ogni escursione richiede l’automobile, l’aumento non incide soltanto sul viaggio di andata e ritorno, ma sull’intera esperienza nella destinazione.

Gli hotel aumenteranno i prezzi?

Al momento non ci sono elementi sufficienti per sostenere che l’aumento del gasolio provocherà automaticamente rincari delle camere. Le strutture ricettive possono subire effetti indiretti attraverso il trasporto della biancheria, le consegne alimentari, la manutenzione, la gestione dei rifiuti e gli approvvigionamenti. Una parte di questi costi può crescere quando aumenta il carburante, ma il passaggio alle tariffe turistiche non è immediato né uniforme.

Molto dipenderà dalla durata della crisi. Un rialzo limitato nel tempo può essere assorbito dalle imprese. Una fase prolungata può invece entrare nei listini dei fornitori, nei servizi di trasporto e, progressivamente, nel prezzo del soggiorno. Per la stessa ragione non è ancora possibile affermare che il rincaro stia provocando cancellazioni o una diminuzione delle presenze. I dati disponibili descrivono il prezzo del carburante e il maggiore costo sostenuto dalle imprese, non il comportamento futuro dei viaggiatori.

Il carburante diventa una questione di politica turistica

L’aumento del gasolio non è soltanto una notizia economica. È anche un test sulla capacità delle destinazioni di offrire alternative all’automobile. Treni regionali, collegamenti tra stazioni e strutture ricettive, autobus per borghi e siti culturali, servizi dedicati agli eventi e possibilità di trasportare biciclette possono ridurre la dipendenza dal carburante. Non eliminano l’impatto dei rincari sul sistema dei trasporti, ma permettono al visitatore di scegliere.

Il primo effetto documentabile del caro gasolio è dunque l’aumento dei costi per chi viaggia e, soprattutto, per chi trasporta turisti. Le conseguenze sulle prenotazioni potranno essere valutate soltanto nei prossimi mesi. La questione più profonda, però, è già visibile. Quando il carburante supera 2,30 euro al litro, il peso non ricade soltanto sull’automobilista. Fa emergere la distanza tra le destinazioni collegate e quelle isolate.

Perché il prezzo di una vacanza non comincia più alla reception dell’hotel. Inizia dal costo necessario per raggiungerlo.