HomeMestieri del TurismoNuovo decreto imballaggi: cosa cambia per hotel e ristoranti

Nuovo decreto imballaggi: cosa cambia per hotel e ristoranti

Il nuovo decreto sugli imballaggi coinvolge direttamente alberghi, ristoranti e catering: dalle monoporzioni ai prodotti per l’igiene destinati agli ospiti. Le sanzioni scatteranno dal 2030.

Nuove regole per gli imballaggi utilizzati da hotel, ristoranti e imprese del catering, il nuovo decreto approvato dal Consiglio dei ministri il 4 agosto e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 agosto interviene su alcune categorie di packaging in plastica monouso particolarmente diffuse anche nell’industria dell’ospitalità. La novità interessa quindi direttamente una parte consistente della filiera turistica italiana, chiamata nei prossimi anni a confrontarsi con una progressiva trasformazione di confezioni, monoporzioni e prodotti destinati agli ospiti.

La disciplina italiana si inserisce nel più ampio passaggio al nuovo regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, il PPWR – Packaging and Packaging Waste Regulation, che diventa applicabile dal 12 agosto 2026 e introduce progressivamente nuovi criteri in materia di riduzione, riciclabilità, riutilizzo e gestione degli imballaggi.

Cosa cambia per ristoranti, hotel e catering

Una delle categorie interessate riguarda gli imballaggi di plastica monouso per alimenti e bevande che vengono riempiti e destinati al consumo all’interno dei locali del settore alberghiero, della ristorazione e del catering. Il provvedimento interviene anche sulle confezioni monoporzione di condimenti utilizzate nell’Ho.Re.Ca.: conserve, salse, panna da caffè e zucchero rientrano tra le tipologie indicate. Per queste categorie, l’immissione per la prima volta sul mercato nazionale viene legata ai requisiti di biodegradabilità e compostabilità e alla relativa certificazione.

Sono previste però delle eccezioni: tra queste figurano gli imballaggi forniti insieme ad alimenti pronti da asporto destinati al consumo immediato senza ulteriori preparazioni e quelli necessari a garantire particolari requisiti di sicurezza e igiene nelle strutture sanitarie. Inoltre occorre precisare che la misura riguarda gli imballaggi di plastica monouso utilizzati per confezionare meno di 1,5 chilogrammi di prodotti ortofrutticoli freschi preconfezionati.

Anche i prodotti di cortesia degli hotel entrano nel nuovo quadro

Per il settore turistico c’è un altro aspetto ulteriormente significativo in quanto il decreto comprende gli imballaggi flessibili monouso per cosmetici e prodotti per l’igiene utilizzati nel settore ricettivo, quando sono destinati a una singola prenotazione e vengono eliminati prima dell’arrivo dell’ospite successivo. È un aspetto che riguarda direttamente l’organizzazione delle strutture ricettive e le forniture alberghiere.

Il tema non nasce però con il decreto italiano, ma anche il regolamento europeo sugli imballaggi interviene sui piccoli formati monouso utilizzati nell’ospitalità, prevedendo restrizioni che diventeranno operative progressivamente. Per alberghi e fornitori diventa quindi importante distinguere, tra gli obblighi introdotti ora dalla disciplina nazionale sulla compostabilità e le ulteriori restrizioni, previste dal PPWR europeo negli anni successivi.

Perché l’Italia sceglie la compostabilità

Il passaggio italiano è strettamente collegato proprio al nuovo quadro europeo in quanto il PPWR stabilisce come principio generale la progressiva riciclabilità degli imballaggi, ma consente agli Stati membri, in presenza di determinate condizioni e di adeguati sistemi di raccolta e trattamento dei rifiuti organici, di mantenere o introdurre requisiti di compostabilità per specifiche categorie.

L’Italia ha scelto di utilizzare questo spazio normativo e quindi il nuovo decreto serve anche a preservare per determinate tipologie di imballaggio il ricorso alla filiera del biodegradabile e compostabile all’interno del nuovo sistema europeo. Non significa, però, che tutti gli imballaggi utilizzati nel turismo debbano diventare compostabili: il provvedimento riguarda categorie specificamente individuate.

Le sanzioni arriveranno dal 2030

La disciplina prevede anche un apparato sanzionatorio e per quanto riguarda le violazioni, sono indicate sanzioni amministrative comprese tra 2.500 e 25mila euro, applicabili dal 1° gennaio 2030. Il sistema riguarda anche l’utilizzo di dichiarazioni di conformità, certificazioni o diciture ingannevoli o elusive. Nei casi più rilevanti, quando la violazione riguarda quantitativi di imballaggi il cui valore supera il 10% del fatturato del trasgressore, la sanzione può essere aumentata fino al quadruplo del massimo previsto.

L’entrata in vigore delle nuove disposizioni non deve quindi essere confusa con l’avvio delle sanzioni: il periodo che precede il 2030 rappresenterà anche una fase di adeguamento delle filiere produttive e delle forniture.

Dal 12 agosto parte anche il PPWR europeo

A pochi giorni dal decreto italiano arriva un’altra scadenza importante il 12 agosto 2026, momento in cui diventa infatti applicabile il regolamento europeo 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio.

Il PPWR costruisce un percorso molto più ampio, con obiettivi distribuiti negli anni successivi e non riguarda soltanto la sostituzione di alcuni materiali, ma punta a ridurre complessivamente la quantità di packaging, aumentare la riciclabilità e sviluppare sistemi di riutilizzo.

Il settore Ho.Re.Ca. è uno degli ambiti direttamente interessati dalla transizione, in quanto le misure europee introducono anche un progressivo cambiamento nel rapporto tra ristorazione e contenitori riutilizzabili, con scadenze e obblighi differenti che entreranno in vigore nel corso dei prossimi anni.

Per hotel e ristoranti cambia anche il rapporto con i fornitori

Per un albergo o un ristorante, la questione non riguarda soltanto il materiale di cui è composta una confezione, ma la trasformazione investe l’intera catena delle forniture perchè le imprese dovranno progressivamente verificare quali packaging vengono utilizzati per colazioni, ristorazione, catering, servizio in camera e prodotti destinati agli ospiti, oltre a controllare conformità e certificazioni fornite dai produttori.

Anche il CONAI, nel materiale dedicato al nuovo PPWR, richiama espressamente le categorie relative a monoporzioni Ho.Re.Ca. e prodotti cosmetici e per l’igiene utilizzati nel settore ricettivo. Per il turismo italiano si apre quindi un periodo di transizione che coinvolgerà non soltanto grandi gruppi alberghieri e catene della ristorazione, ma anche migliaia di piccole strutture e imprese indipendenti.

Una trasformazione che entra nel lavoro quotidiano dell’ospitalità

La sostenibilità nel turismo viene spesso raccontata attraverso grandi obiettivi: riduzione delle emissioni, efficienza energetica, mobilità o certificazioni ambientali, mentre le nuove disposizioni sugli imballaggi mostrano invece quanto la transizione passi anche attraverso aspetti molto più quotidiani.

Una bustina di zucchero servita a colazione, una monoporzione al ristorante o un prodotto per l’igiene presente in una camera d’albergo possono sembrare elementi marginali, ma se moltiplicati per milioni di clienti e pernottamenti, diventano però parte della gestione dei rifiuti prodotta dall’industria dell’ospitalità.

Per questo le nuove norme sugli imballaggi non sono soltanto una questione ambientale o industriale, per hotel, ristoranti e catering diventano anche una questione organizzativa, economica e professionale. Ed è proprio nei prossimi anni che il cambiamento previsto dalle norme europee inizierà a entrare concretamente nel lavoro quotidiano delle imprese turistiche italiane.