La bozza del bando-tipo affida ai Comuni il compito di limitare i lidi assegnabili alla stessa impresa. Non esiste ancora un tetto valido per tutta Italia, ma emerge un principio preciso: le gare dovranno aprire il mercato senza concentrare le spiagge in pochi gruppi.
Le gare per le concessioni balneari dovranno favorire la concorrenza, ma anche impedire che uno stesso operatore possa accumulare una parte eccessiva dell’arenile. È uno degli elementi più rilevanti contenuti nella bozza del bando-tipo nazionale che, dopo i tavoli avviati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sta cominciando a circolare tra amministrazioni e operatori.
Il documento non risulta ancora approvato nella sua versione definitiva e quindi non introduce un numero massimo già valido per tutti i litorali italiani, indica però che i bandi comunali dovranno prevedere limiti alla partecipazione e all’aggiudicazione, calibrati sulle caratteristiche locali e sulle eventuali norme regionali. La novità riguarda stabilimenti balneari, spiagge libere attrezzate, ristoranti e aree demaniali destinate alle attività sportive dove per ciascuna tipologia, l’amministrazione dovrebbe specificare quanti lotti possano essere contesi o ottenuti dal medesimo soggetto.
Il limite vale anche per società collegate
Il limite a cui ci si riferisce non dovrebbe riguardare soltanto le imprese che partecipano direttamente, ma nel calcolo dovrebbero rientrare anche raggruppamenti temporanei, società collegate e operatori riconducibili allo stesso centro decisionale. L’obiettivo è evitare che il tetto venga aggirato presentando offerte attraverso società formalmente differenti, ma economicamente legate tra loro.
Il principio ha già trovato applicazione nella giurisprudenza amministrativa. Il Tar di Salerno, in una decisione richiamata dal portale della Giustizia amministrativa, ha stabilito che società riconducibili a un unico centro decisionale non possono ottenere più lotti quando il disciplinare prevede un vincolo di aggiudicazione. La separazione formale tra imprese, dunque, non deve svuotare la regola destinata a proteggere concorrenza e partecipazione delle piccole e medie aziende.
In Puglia le gare attirano gruppi presenti in più località
La questione sta diventando concreta soprattutto in Puglia, dove diversi Comuni hanno già avviato o concluso le proprie procedure. A Castellaneta Marina risultano 42 imprese candidate per gli stabilimenti e tra queste figura Blue Beach, società con sede in Lombardia e già presente a Monopoli e Otranto. Dalle prime indiscrezioni il gruppo starebbe valutando nuove operazioni anche in altre località pugliesi.
La partecipazione di operatori strutturati non è di per sé negativa perchè può portare capitali, capacità progettuale, servizi innovativi e investimenti che una singola impresa familiare potrebbe non riuscire a sostenere. Il problema nasce quando l’apertura del mercato produce l’effetto opposto rispetto a quello dichiarato, ossia sostituire molte gestioni locali con poche catene capaci di controllare più tratti di costa.
Castellaneta e Ginosa hanno già inserito nei propri avvisi limiti al numero di lotti e la bozza nazionale prova ora a trasformare questa scelta in un criterio generale, lasciando però alle amministrazioni il compito di determinarne concretamente l’ampiezza.
Non conta soltanto chi offre di più
Quando aveva avviato il confronto sul bando-tipo, il Ministero delle Infrastrutture aveva indicato l’obiettivo di fornire ai Comuni criteri più omogenei per la selezione, la valutazione delle offerte e la gestione degli indennizzi. Dunque il limite alla concentrazione aggiunge un tassello importante perchè una gara non deve soltanto individuare l’offerta economicamente più vantaggiosa o il progetto turistico più ricco, ma anche preservare una pluralità di imprese sulla costa.
Molto dipenderà dal numero che ciascun Comune inserirà nei bandi, un tetto troppo alto avrebbe effetti limitati, invece uno eccessivamente rigido potrebbe ostacolare aggregazioni utili e progetti integrati tra spiaggia, alberghi e ristorazione.
Le procedure stanno quindi decidendo qualcosa di più della sostituzione dei concessionari: stanno definendo la futura struttura economica delle destinazioni balneari. La spiaggia potrà rimanere un sistema formato da imprese diverse oppure trasformarsi progressivamente in un mercato dominato da pochi operatori. Il limite ai lotti servirà proprio a stabilire dove collocare questo confine.

