Dal 3 al 6 settembre “Sapore di Sale” riporta l’oro bianco nel cuore della città. La località balneare mostra così un’identità più profonda, costruita tra saline, natura, lavoro e cultura gastronomica.
Per molti visitatori Cervia significa spiaggia, stabilimenti balneari e vacanze sull’Adriatico, basta però allontanarsi di poco dal mare per incontrare un paesaggio completamente diverso come grandi vasche d’acqua, argini, cumuli bianchi e uccelli acquatici. È la salina, il luogo nel quale il passato produttivo della città incontra una nuova forma di turismo.
Dal 3 al 6 settembre 2026 torna “Sapore di Sale”, manifestazione giunta alla trentesima edizione. Il programma coinvolge il centro storico, il Borgo Marina, i Magazzini del Sale e la salina attraverso visite, incontri, mercati e proposte gastronomiche. Il punto più significativo, tuttavia, non è soltanto la festa, è il modo in cui un alimento quotidiano riesce a raccontare la trasformazione di un’intera destinazione.
Il viaggio dell’oro bianco
Il momento simbolico della manifestazione è la “Rimessa del Sale”, rievocazione dell’antica conclusione della stagione lavorativa. Il sale viene trasportato dalla salina ai Magazzini a bordo di una burchiella, la tradizionale imbarcazione dal fondo piatto, un gesto che restituisce alla città immagini, parole e mestieri appartenenti alla sua memoria.
Un tempo la raccolta scandiva la vita dei salinari e delle loro famiglie, oggi quel patrimonio diventa accessibile anche ai visitatori, che possono seguire escursioni nei bacini, osservare le fasi produttive e conoscere gli strumenti del mestiere. Dal 31 agosto al 5 settembre sono previste anche uscite speciali in barca elettrica dedicate alla raccolta.
La salina si estende per 827 ettari a circa 1.600 metri dal mare ed è la stazione meridionale del Parco del Delta del Po e non è soltanto uno spazio produttivo, è un’area protetta frequentata da fenicotteri, aironi, avocette e cavalieri d’Italia.
Dalla spiaggia alla salina
Il sale permette a Cervia di ampliare il proprio racconto turistico, alla vacanza balneare si aggiungono il birdwatching, le escursioni, il museo, la gastronomia e la scoperta della cultura salinara. La costa rimane centrale, ma non esaurisce più l’identità della destinazione.
Questa integrazione assume un valore particolare a settembre, quando la stagione balneare comincia a rallentare, un evento legato alla raccolta offre un motivo concreto per prolungare il soggiorno o programmare un viaggio fuori dai periodi di maggiore affollamento. Alberghi, ristoranti, commercianti e guide possono beneficiare di un pubblico interessato non soltanto al mare, ma anche alla storia del luogo.
Durante “Sapore di Sale”, i ristoranti propongono piatti dedicati al Sale Dolce e la città ospita degustazioni, laboratori e momenti divulgativi. Il programma completo è pubblicato sul sito turistico ufficiale di Cervia.
Un sapore legato al paesaggio
Il Sale Dolce di Cervia deve il proprio nome alla limitata presenza dei sali più amari, eliminati grazie alle caratteristiche dei bacini e alla raccolta prima della completa evaporazione. Il prodotto più legato alla tradizione nasce nella Salina Camillone, ultima delle 144 piccole saline attive fino al 1959 e qui viene ancora adottato il metodo artigianale della raccolta multipla e il sale è riconosciuto come Presidio Slow Food.
Raccontare questo processo significa spiegare perché quel prodotto non potrebbe essere separato dal proprio ambiente. Il visitatore non porta con sé soltanto una confezione di sale, ma la memoria di un paesaggio e delle persone che continuano a custodirlo. È questa la forza turistica dell’oro bianco: accompagnare Cervia oltre l’immagine della località balneare, senza cancellarla, e mostrare che dietro il mare esiste un’altra città, nata e cresciuta intorno alla sua salina.

