HomeLinee di Costa NewsCaro carburanti, prorogato il taglio sul diesel: perché riguarda tutto il turismo

Caro carburanti, prorogato il taglio sul diesel: perché riguarda tutto il turismo

Lo sconto di 17 centesimi al litro resterà in vigore fino al 5 settembre. La misura accompagna il controesodo e l’ultima parte della stagione, ma non riguarda la benzina. Secondo Confesercenti, i rincari hanno già aumentato di 1,8 miliardi di euro la spesa estiva per i rifornimenti.

Il rientro dalle vacanze continuerà a costare caro, ma per chi viaggia con un’auto diesel il conto sarà almeno parzialmente alleggerito. Il Consiglio dei ministri ha prorogato fino al 5 settembre 2026 la riduzione di 17 centesimi al litro sul prezzo del gasolio, confermando lo sconto proprio nei giorni del controesodo e alla vigilia dell’ultimo tratto della stagione turistica.

Il provvedimento, approvato il 26 agosto, richiede circa 130 milioni di euro e la copertura arriverà da un anticipo delle imposte dovute dalle società energetiche che nel 2025 hanno registrato ricavi superiori a 20 miliardi di euro. La benzina resta invece esclusa dalla misura, nonostante abbia superato i due euro al litro sia sulla rete ordinaria sia in autostrada.

Il Governo ha scelto ancora una volta di concentrare l’intervento sul diesel, carburante utilizzato non soltanto da milioni di automobilisti, ma anche da larga parte dell’autotrasporto, della logistica e dei servizi di mobilità.

Quanto costa oggi viaggiare in auto

I dati pubblicati il 27 agosto dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy indicano, sulla rete stradale e in modalità self, un prezzo medio di 2,016 euro al litro per la benzina e di 2,134 euro per il gasolio. In autostrada le medie salgono rispettivamente a 2,096 e 2,210 euro al litro. Per un rifornimento da 50 litri significa spendere circa 101 euro con un’auto a benzina e oltre 106 euro con una diesel sulla rete ordinaria. In autostrada, un pieno di gasolio supera mediamente i 110 euro.

Il taglio dell’accisa permette di evitare un ulteriore aumento di circa 8,50 euro su un pieno da 50 litri, ma questo non riporta il diesel ai prezzi precedenti alla crisi energetica, gran parte del beneficio fiscale è stato assorbita dai rialzi avvenuti a monte.

Il pieno è costato 1,8 miliardi in più

Il peso dei carburanti sui bilanci delle vacanze emerge dalla stima dell’Ufficio economico di Confesercenti, elaborata sulla base dei dati del Mimit. Ciò che emerge è che, a parità di consumi, nei mesi di luglio e agosto gli italiani avrebbero speso per benzina e gasolio fino a 1,8 miliardi di euro in più rispetto alla stessa estate del 2025, con un incremento complessivo del 21%. Un anno fa la benzina si attestava intorno a 1,70 euro al litro e il diesel a circa 1,63 euro.

Tradotto sul singolo rifornimento, l’aumento corrisponde a circa 14 euro in più per un pieno da 50 litri di benzina e oltre 20 euro per uno di gasolio. Il precedente intervento sulle accise avrebbe comunque evitato agli automobilisti una maggiore spesa di circa 300 milioni di euro nei due mesi centrali dell’estate, quindi la proroga rappresenta un aiuto concreto, ma comunque limitato. E’ previsto per pochi giorni, riguarda un solo carburante e interviene dopo che i rincari hanno già accompagnato partenze, spostamenti e rientri di gran parte degli italiani.

Perché il caro carburanti riguarda tutto il turismo

L’effetto sul turismo non si esaurisce nel costo sostenuto da chi raggiunge la destinazione con la propria automobile. Quando il pieno diventa più caro, una famiglia può scegliere una meta più vicina, ridurre le escursioni durante il soggiorno, rinunciare a una notte aggiuntiva oppure comprimere altre voci del budget, dalla ristorazione agli acquisti.

Il problema pesa soprattutto sulle destinazioni difficilmente raggiungibili con il trasporto ferroviario, si pensi ai piccoli borghi, alle aree interne, alle località montane, ai campeggi e tratti di costa meno collegati. Per questi territori l’auto rimane spesso indispensabile e il costo del viaggio può influire direttamente sulla decisione di partire.

Il diesel alimenta inoltre autobus turistici, navette, mezzi per il trasferimento dei viaggiatori e buona parte della distribuzione delle merci e un aumento prolungato può quindi entrare nei costi di strutture ricettive, ristoranti, stabilimenti balneari e attività commerciali attraverso trasporti, consegne e servizi.

Non tutto l’incremento viene trasferito immediatamente sul cliente, ma imprese con margini già ridotti possono trovarsi davanti a due alternative: assorbire il costo oppure ritoccare i prezzi.

Settembre resta una parte importante della stagione

La scadenza del 5 settembre copre il principale controesodo, ma lascia aperto il problema per il resto del mese. Confesercenti stima che a settembre siano attesi almeno 15 milioni di turisti, a conferma di una stagione che non termina più con l’ultima domenica di agosto.

Per località balneari, città d’arte, borghi e destinazioni enogastronomiche, settembre è diventato un mese importante per prolungare l’attività e distribuire le presenze oltre il picco di Ferragosto. Prezzi elevati alla pompa rischiano però di frenare proprio i viaggi brevi e le partenze decise all’ultimo momento, spesso effettuate in automobile.

La proroga offre quindi qualche giorno di respiro, ma non risolve il nodo strutturale. Il Governo ha annunciato che i prossimi interventi saranno più selettivi e destinati alle fasce economicamente più fragili, all’autotrasporto e alla logistica.

Per il turismo sarà decisivo capire se queste misure riusciranno a proteggere sia la capacità di spesa dei viaggiatori sia le imprese esposte all’aumento dei costi di trasporto perché il prezzo alla pompa non incide soltanto sul viaggio di andata e ritorno, ma entra nell’intera economia della vacanza, dalla scelta della destinazione fino all’ultimo servizio acquistato.