Il Comune avvia il percorso per il Piano Attuativo di Utilizzazione delle Aree del Demanio Marittimo (PAD). L’obiettivo è ridisegnare l’organizzazione del litorale, ma il dibattito tra operatori, residenti e amministrazione è già iniziato.
A Capri si apre una nuova fase di confronto sul futuro delle spiagge. Il Comune ha avviato il procedimento per la redazione del Piano Attuativo di Utilizzazione delle Aree del Demanio Marittimo (PAD), lo strumento urbanistico che definirà l’organizzazione degli arenili, delle concessioni e degli spazi destinati alla libera fruizione. L’avvio del percorso partecipativo ha già acceso il dibattito sull’isola.
Secondo le prime indiscrezioni e le posizioni emerse nel confronto pubblico, una delle ipotesi allo studio sarebbe quella di riequilibrare il rapporto tra aree in concessione e spiagge accessibili liberamente. Una prospettiva che ha suscitato preoccupazione tra alcuni concessionari e operatori turistici, timorosi che una diversa distribuzione degli spazi possa incidere sull’organizzazione delle attività balneari.
Va però chiarito un punto fondamentale: non è stata approvata alcuna riduzione delle concessioni. Il Comune ha avviato esclusivamente la fase di partecipazione prevista dalla normativa. Sarà proprio attraverso osservazioni, proposte e contributi di cittadini, imprese e associazioni che verrà costruita la versione definitiva del piano.
Perché il tema è così delicato
La polemica nasce da una caratteristica unica di Capri: lo spazio disponibile è estremamente limitato, l’isola, come è noto, dispone di poche spiagge, spesso di dimensioni ridotte, ma ogni anno accoglie un numero elevatissimo di visitatori provenienti da tutto il mondo. In un contesto simile, decidere come distribuire il litorale significa incidere direttamente sul modello turistico dell’isola.
Più aree destinate alla libera fruizione possono migliorare l’accessibilità per residenti e turisti giornalieri; allo stesso tempo, una diversa organizzazione delle concessioni può influire sulle attività economiche che da anni operano sul territorio e rappresentano una parte importante dell’offerta turistica. È questo il motivo per cui il confronto va oltre la semplice ripartizione degli spazi. In gioco c’è il fragile equilibrio tra interesse pubblico, qualità dei servizi, sostenibilità del turismo e tutela di una delle destinazioni più iconiche del Mediterraneo.
Un dibattito che riguarda tutta la costa italiana
La vicenda di Capri non rappresenta un caso isolato, al contrario, in molte località balneari italiane le amministrazioni stanno ripensando l’utilizzo del demanio marittimo per rispondere a esigenze sempre più complesse: garantire l’accesso al mare, valorizzare le attività economiche, proteggere il paesaggio e gestire flussi turistici in continua crescita. Per questo il percorso avviato sull’isola sarà seguito con attenzione anche da altre destinazioni.
Le scelte che emergeranno dal nuovo PAD potrebbero diventare un riferimento per affrontare una delle questioni più delicate del turismo costiero italiano: trovare un equilibrio tra spiagge libere, concessioni balneari e qualità dell’esperienza turistica.

