HomeLinee di Costa NewsDal Monviso al Monte Rosa, il clima cambia la montagna: nasce una...

Dal Monviso al Monte Rosa, il clima cambia la montagna: nasce una regia per gestire ghiacciai e infrastrutture

Regione Piemonte, ARPA, Protezione civile, Comune di Macugnaga e comunità scientifica riuniscono studi e monitoraggi sul Ghiacciaio del Belvedere. Il cambiamento climatico entra così nella gestione concreta di sentieri, impianti, accessi e sicurezza di una destinazione alpina.

Il cambiamento climatico in montagna non si misura più soltanto osservando quanto si sia ritirato un ghiacciaio, ma entra nella progettazione delle infrastrutture, nella manutenzione dei sentieri, nella gestione degli impianti, nella sicurezza degli abitati e nelle decisioni economiche delle destinazioni turistiche. È il passaggio segnato dal primo Tavolo tecnico-scientifico Monte Rosa–Ghiacciaio Belvedere, riunito il 22 settembre al centro congressi della Regione Piemonte. L’obiettivo è mettere insieme le conoscenze già disponibili e trasformarle in indicazioni operative per il territorio di Macugnaga.

Al confronto partecipano Regione, ARPA Piemonte, Protezione civile, Comune di Macugnaga, Fondazione Glaciologica Italiana, CNR, Politecnici di Milano e Torino e diversi atenei e il lavoro si svolge nell’ambito dell’Osservatorio regionale sul cambiamento climatico e proseguirà con incontri a cadenza semestrale. Il 29 settembre è già previsto un sopralluogo sul Ghiacciaio del Belvedere.

Dal Monviso un problema diverso

Il nuovo tavolo segue quello convocato pochi giorni prima sul Monviso, dopo i recenti crolli e l’aumento della frequentazione escursionistica. In quel caso il confronto si era concentrato soprattutto su prevenzione, accessi, rifugi e modalità di presenza sul massiccio. Sul Monte Rosa il quadro è più articolato perchè il sistema da osservare comprende ghiacciai, versanti, abitati, impianti di risalita, sentieri e infrastrutture collocate a valle. Non si tratta quindi soltanto di stabilire quante persone possano salire o con quale preparazione, ma di comprendere come continuare a utilizzare e proteggere un territorio le cui condizioni fisiche stanno cambiando.

I diversi tavoli dovrebbero confluire in una regia regionale comune dedicata alla resilienza delle Alpi piemontesi, pur mantenendo risposte specifiche per ogni massiccio. Il percorso avviato sul Monviso aveva già indicato questa direzione.

Un ghiacciaio sopra impianti e sentieri

La relazione di ARPA Piemonte sui ghiacciai piemontesi descrive il Belvedere come il principale ghiacciaio vallivo della regione. Si estende indicativamente tra 1.770 e 4.550 metri di quota e la sua lingua è ricoperta da una coltre continua di detriti. Il settore di alimentazione superiore risulta fortemente frammentato e non è più direttamente collegato alla lingua del Belvedere, alimentata soprattutto dal Ghiacciaio del Signal e dalle valanghe provenienti dalla parete est del Monte Rosa.

Le aree rocciose che emergono con la riduzione del ghiaccio diventano più estese e possono essere rese instabili dalla degradazione del permafrost. La documentazione ricorda crolli di roccia e ghiaccio, il fenomeno del Lago Effimero e la piena glaciale dei primi anni Duemila. Il ghiacciaio si trova inoltre al di sopra degli impianti di risalita Burki e Belvedere, mentre i sentieri collocati più in basso sono molto frequentati e per raggiungere il Bivacco Marinelli e l’Alpe Fillar è necessario attraversarlo.

Sono elementi che rendono evidente il collegamento tra evoluzione ambientale e turismo. Un cambiamento nella stabilità del versante può modificare un itinerario, una diversa disponibilità d’acqua può interessare rifugi e strutture, un crollo può richiedere chiusure, deviazioni o interventi di protezione.

Quanto costa adattare una destinazione alpina?

Il tavolo non ha ancora indicato una cifra complessiva, la domanda economica, però, è già aperta perchè adattare una località alpina significa finanziare monitoraggi continui, sensori, sopralluoghi, modelli previsionali e sistemi di comunicazione. Può rendere necessario spostare un sentiero, consolidare un accesso, proteggere un’infrastruttura o rivedere un investimento previsto sulla base di condizioni ormai cambiate.

A questi costi si aggiungono quelli sostenuti dagli operatori, rifugi, impianti e attività turistiche devono programmare manutenzioni, stagioni e servizi in un ambiente meno prevedibile. Anche un’interruzione temporanea può avere conseguenze su prenotazioni, escursioni organizzate e lavoro stagionale. La storia locale dimostra che i pericoli glaciali non sono astratti, la relazione ARPA ricorda che nel 1922 una piena originata dal Belvedere danneggiò parte del vallo costruito per proteggere Macugnaga; nel 1970 e nel 1979 eventi legati al Ghiacciaio delle Locce Nord provocarono danni alla seggiovia dell’Alpe Burki.

Dalla ricerca alle decisioni

Il nuovo organismo dovrà evitare che monitoraggi e studi rimangano separati dalle scelte amministrative. La Regione indica tre passaggi: conoscere i fenomeni, informare chi vive e frequenta la montagna e formare a comportamenti consapevoli. I risultati dei tavoli confluiranno nell’Osservatorio regionale sul cambiamento climatico, mentre il Programma pluriennale per la montagna potrà sostenere interventi di resilienza sui territori.

Per il turismo significa abbandonare l’idea che infrastrutture e percorsi possano essere progettati immaginando una montagna immobile. Prima di costruire, ampliare o promuovere un accesso sarà necessario valutare non soltanto la domanda dei visitatori, ma l’evoluzione del ghiaccio, dell’acqua e dei versanti. Il Monte Rosa porta così il cambiamento climatico dentro i bilanci, i piani di manutenzione e le decisioni turistiche. Non più uno scenario futuro da raccontare attraverso fotografie del ghiacciaio, ma una condizione presente con cui amministratori e imprese devono cominciare a fare i conti.