Il 22 ottobre Regioni ed enti locali esprimeranno il proprio parere sul modello nazionale che dovrà guidare le gare. La bozza prevede concessioni da 5 a 20 anni e procedure avviate entro giugno 2027, ma restano da definire il peso dell’offerta economica, il calcolo degli indennizzi e le tutele per le piccole imprese.
Giovedì 22 ottobre il bando-tipo per le concessioni balneari arriverà a uno dei passaggi più attesi del suo percorso istituzionale. La Conferenza unificata è convocata alle 12 e, al settimo punto dell’ordine del giorno, dovrà esprimere il proprio parere sullo schema destinato a guidare le procedure di affidamento delle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali per finalità turistiche, ricreative e sportive.
Il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, intervenuto durante TTG Travel Experience e InOut alla Fiera di Rimini, ha annunciato che il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini presenterà il provvedimento in quella sede. Non sarà, però, la prima apparizione del testo, una nuova versione della bozza era già stata illustrata il 1° ottobre ed è stata successivamente esaminata da Regioni, Comuni e associazioni di categoria. L’appuntamento di giovedì rappresenta quindi il momento nel quale il confronto tecnico dovrà tradursi in una valutazione istituzionale.
La questione non riguarda più soltanto quando inizieranno le gare, il vero punto è capire con quali regole saranno selezionati i nuovi concessionari e quanto spazio resterà agli enti locali nell’adattare il modello alle caratteristiche delle diverse coste italiane.
La qualità dovrà pesare più del canone
La bozza individua come criterio di aggiudicazione l’offerta economicamente più vantaggiosa, valutata sulla base del rapporto tra qualità e prezzo. L’impostazione cerca di evitare che le concessioni vengano assegnate semplicemente a chi propone il canone più elevato.
Secondo quanto emerso dal testo, il peso dell’offerta economica dovrebbe rimanere fortemente limitato rispetto a quello dell’offerta tecnica. I singoli bandi potranno inoltre introdurre criteri premiali, per esempio a favore delle piccole e medie imprese o degli operatori che assumano impegni concreti sulla continuità occupazionale.
È uno dei punti sui quali si concentra il confronto con le Regioni. L’Emilia-Romagna, attraverso l’assessora al Turismo Roberta Frisoni, ha espresso contrarietà all’attribuzione di punteggi legati all’aumento del canone, sostenendo che la competizione debba misurarsi soprattutto sulla qualità dei progetti, dei servizi e degli investimenti. La Regione chiede anche che i Comuni possano adattare i bandi alle esigenze dei singoli territori, purché all’interno di una cornice nazionale chiara.
Il nodo sarà trovare un equilibrio, regole eccessivamente generiche rischierebbero di produrre gare molto diverse da un Comune all’altro; criteri troppo rigidi potrebbero invece non tenere conto delle differenze tra una grande località turistica, una piccola spiaggia urbana, un tratto lacuale o uno stabilimento inserito in un’area ambientale delicata.
Concessioni da 5 a 20 anni
Lo schema prevede una durata compresa tra 5 e 20 anni, questo non significa che tutte le concessioni potranno automaticamente raggiungere il limite massimo, la durata dovrà essere collegata agli investimenti richiesti e al tempo necessario per recuperarli. Questo passaggio avrà un peso diretto sui progetti presentati, perchè uno stabilimento chiamato a realizzare interventi importanti sull’accessibilità, sui servizi, sulla sostenibilità o sulla riqualificazione delle strutture avrà bisogno di un periodo adeguato per ammortizzare la spesa. Invece, una concessione più breve dovrebbe invece corrispondere a investimenti meno consistenti.
Le procedure dovranno essere avviate almeno sei mesi prima della scadenza dei titoli e, in ogni caso, entro il 30 giugno 2027. Durante lo svolgimento delle gare dovrà essere garantita la continuità dei servizi, le concessioni attualmente in essere resteranno efficaci fino all’effettivo subentro del nuovo gestore. Questa è una garanzia importante per le destinazioni turistiche, una procedura non conclusa in tempo non dovrebbe comportare stabilimenti chiusi, servizi di salvataggio interrotti o tratti di costa privi di gestione nel pieno della stagione.
Come saranno calcolati gli indennizzi
Uno dei capitoli più delicati riguarda il riconoscimento economico destinato al concessionario uscente. La bozza stabilisce che l’aggiudicatario subentrante debba corrispondere un indennizzo pari al valore degli investimenti effettuati e non ancora ammortizzati alla scadenza della concessione. A questa somma dovrebbe aggiungersi quanto necessario a garantire un’equa remunerazione degli investimenti realizzati negli ultimi cinque anni.
Il valore dovrà essere determinato attraverso una perizia acquisita dall’ente concedente prima della pubblicazione del bando. In questo modo chi partecipa alla gara dovrebbe conoscere fin dall’inizio non soltanto gli investimenti richiesti, ma anche l’eventuale costo del subentro.
Rimangono tuttavia aspetti da chiarire, sarà necessario applicare criteri di valutazione uniformi, distinguere le opere realmente trasferibili dagli investimenti già recuperati e stabilire procedure capaci di contenere i contenziosi. L’indennizzo influenza anche la partecipazione alla gara, pertanto se l’importo richiesto al nuovo concessionario risultasse molto elevato, il rischio sarebbe quello di restringere la competizione agli operatori con maggiore disponibilità finanziaria.
Il futuro delle piccole imprese familiari
La struttura del turismo balneare italiano è composta in larga parte da microimprese e aziende familiari. Il bando-tipo dovrà quindi favorire la concorrenza senza produrre una concentrazione eccessiva delle concessioni nelle mani di pochi gruppi. La bozza prevede la possibilità di attribuire criteri premiali alle piccole e medie imprese e introduce limiti al numero di lotti ai quali uno stesso concorrente può partecipare o che può aggiudicarsi. L’obiettivo è impedire che un singolo operatore acquisisca una quota troppo ampia delle concessioni disponibili nella stessa località.
La reale efficacia di queste tutele dipenderà però da come saranno scritti i singoli bandi. Cauzioni, indennizzi, requisiti economici e programmi di investimento potrebbero diventare ostacoli difficili da sostenere per le imprese più piccole, anche quando dispongono di esperienza e conoscenza del territorio. Il tema non è proteggere automaticamente chi già occupa la concessione, ma costruire gare alle quali possano partecipare soggetti diversi, evitando che la capacità finanziaria diventi l’unico vero criterio di selezione.
Accessibilità, lavoro e servizi entreranno nei progetti
Il bando-tipo non riguarda soltanto l’assegnazione dello spazio demaniale, tra gli elementi indicati nella bozza compaiono l’accessibilità per le persone con disabilità, la sostenibilità delle strutture, la qualità dei servizi e la continuità del lavoro.
Per gli stabilimenti vengono richiamati, tra gli esempi, servizi igienici accessibili, docce utilizzabili con una carrozzina da mare e percorsi senza barriere fino alla battigia. Si tratta di requisiti indicativi che gli enti concedenti potranno tradurre nei propri bandi. Anche le clausole sociali avranno un ruolo importante. I concorrenti potranno essere valutati sulla base degli impegni assunti nei confronti dei lavoratori già impiegati nello stabilimento, soprattutto quando quell’attività rappresenta la loro principale fonte di reddito.
Cosa capiremo il 22 ottobre
La Conferenza unificata non assegnerà le concessioni e non sostituirà i bandi che dovranno essere predisposti dagli enti competenti. Il passaggio di giovedì servirà a capire se Governo, Regioni e Comuni sono riusciti a convergere su un modello realmente applicabile. I punti da osservare saranno soprattutto quattro: quanto conterà l’offerta economica rispetto alla qualità, come sarà determinata la durata delle concessioni, quali regole renderanno prevedibili gli indennizzi e quali condizioni permetteranno alle piccole imprese di partecipare senza essere escluse in partenza.
Il bando-tipo nasce per ridurre le differenze tra territori e offrire maggiore sicurezza alle amministrazioni. Se molte delle decisioni più delicate verranno rinviate ai singoli Comuni, però, il rischio sarà quello di ritrovare gare costruite in modo diverso lungo ogni tratto di costa.
Per questo l’appuntamento del 22 ottobre è operativo prima ancora che politico, dalle regole approvate dipenderanno gli investimenti, la continuità dei servizi e l’organizzazione delle spiagge italiane nei prossimi anni.

