In occasione di TTG Travel Experience abbiamo incontrato l’imprenditore che a Jesolo ha già affrontato una gara pubblica per una concessione ventennale. Dall’esperienza maturata sul campo emerge una spiaggia più attrezzata e accessibile, nella quale tecnologia, personale e territorio devono crescere insieme.
Mentre molti operatori balneari attendono ancora di capire come saranno applicate le nuove regole, c’è chi una gara pubblica l’ha già affrontata e vinta.
Alla Fiera di Rimini, durante il TTG Travel Experience e InOut appena conclusi, abbiamo incontrato Alessandro Iguadala, imprenditore turistico e amministratore di realtà storiche come Mareblu Adriatica. Attraverso la società Sebi Srl si è aggiudicato la gestione ventennale dello stabilimento Marconi di Jesolo, al termine di una delle prime procedure pubbliche strutturate per l’assegnazione di una concessione balneare in Italia.
La sua esperienza non cancella le incognite che accompagnano l’applicazione della direttiva Bolkestein e il futuro delle concessioni demaniali, però permette di osservare il cambiamento da una prospettiva concreta: quella di chi ha dovuto preparare un progetto, confrontarsi con una commissione e dimostrare la capacità di migliorare realmente l’offerta. In un momento in cui la stragrande maggioranza degli operatori guarda al futuro con incertezza, Iguadala rappresenta il punto di vista inedito di chi ha già affrontato i nuovi bandi, trasformando l’obbligo delle gare in un’opportunità di rilancio e riqualificazione.
Lo abbiamo intervistato per capire come cambia la gestione dei servizi in spiaggia e quale strada debba imboccare il turismo balneare italiano nei prossimi mesi, abbiamo parlato di bandi, investimenti e servizi, ma anche delle persone che ogni giorno lavorano sulla spiaggia. Perché il futuro degli stabilimenti non si decide soltanto nelle norme, passa anche dalla qualità dell’accoglienza, dalla capacità di ascoltare i clienti e dal rapporto costruito con il territorio.
Le radici di una tradizione d’impresa
Per comprendere a fondo la trasformazione del turismo balneare, occorre ripercorrere le tappe di una storia d’impresa che affonda le sue radici nello sviluppo stesso della costa adriatica, quando le spiagge muovevano i primi passi verso una fruizione organizzata.
Come si è sviluppata la vostra realtà a Jesolo e in che modo si è evoluta la gestione dei servizi negli anni?
«La nostra storia parte con mio padre negli anni ’60 in una Jesolo che si stava sviluppando prettamente sul turismo balneare con strutture ancora primordiali e gli sdrai in legno. Negli anni ’90 sono entrato in società proponendo nuove idee e strutturando l’azienda dal punto di vista organizzativo e dei macchinari. Per circa trent’anni abbiamo gestito all’incirca 9-10.000 ombrelloni, garantendo un’impronta strutturata che ha accompagnato lo sviluppo turistico della località attraverso servizi sempre più evoluti.»
Giocare d’anticipo sulla direttiva Bolkestein
Mentre l’intero settore balneare italiano guarda con apprensione alle prescrizioni europee e all’obbligo dei bandi pubblici, la realtà guidata da Iguadala ha scelto di non subire il cambiamento, ma di anticiparlo traducendo il confronto competitivo in una leva di pianificazione strategica.
Siete stati i primi in Italia ad aggiudicarvi una concessione ventennale tramite gara pubblica. Qual è stato il percorso che vi ha portato a questo risultato?
«Siamo stati apripista in Italia aggiudicandoci una concessione di 20 anni grazie alle opportunità offerte dalla legge regionale N. 33. Il punto chiave è stato muoversi in anticipo: prima ancora che le gare venissero indette, abbiamo lavorato per capire cosa desiderasse davvero il cliente. Insieme ad H-FARM abbiamo organizzato un hackathon di due giorni con cento partecipanti di tutte le età, coinvolgendo una giuria di importanti stakeholder del turismo per immaginare la spiaggia del futuro. I frutti di quel confronto e i feedback dei clienti sono stati tradotti nella nostra relazione di gara, offrendo contenuti innovativi e previsionali altamente apprezzati dalla commissione esaminatrice.»
Il progetto, quindi, non è nato esclusivamente da una lettura tecnica del bando, alla base c’è stato un confronto con persone di età diverse, operatori e protagonisti del turismo, utilizzato per individuare bisogni che una gestione tradizionale della spiaggia rischiava di non intercettare.
È un passaggio importante anche per i futuri bandi perchè presentare un piano non significa soltanto promettere nuovi investimenti, ma dimostrare di conoscere il pubblico e di avere una visione credibile dell’evoluzione del servizio.
Trasparenza amministrativa e investimenti reali
La prospettiva delle procedure pubbliche continua a preoccupare una parte consistente del comparto. I timori riguardano la perdita della concessione, il riconoscimento degli investimenti realizzati e il rischio di contenziosi. Iguadala invita però a distinguere la legittima preoccupazione dalla resistenza a ogni cambiamento. Nella sua lettura, i bandi possono diventare anche uno strumento per chiedere agli operatori progetti più completi e servizi adeguati alle necessità attuali.
Molti operatori guardano alla stagione delle gare con grande preoccupazione. Qual è l’approccio corretto con cui affrontare i nuovi bandi demaniali?
«Non bisogna aver paura delle gare. Il bando tipo rappresenta una linea guida che i comuni devono applicare con la massima imparzialità e trasparenza per evitare contenziosi. Il settore è in continua evoluzione e richiede il passaggio da una visione statica a strutture e servizi innovativi: bagni autopulenti, cassette di sicurezza con braccialetto, soluzioni per riporre caschi e giubbotti da moto, oltre a una completa accessibilità per persone con disabilità o difficoltà motorie. Chi partecipa ai bandi deve investire in nuove attrezzature e dimostrare la capacità di elevare lo standard complessivo dell’offerta.»
Gli esempi citati riguardano necessità molto concrete come custodire uno smartphone o le chiavi senza tornare continuamente in albergo, trovare uno spazio per casco e abbigliamento tecnico oppure raggiungere ombrellone e servizi senza incontrare barriere può determinare la qualità dell’intera giornata al mare. La modernizzazione della spiaggia, in questa prospettiva, non coincide con l’aggiunta di elementi spettacolari. Significa risolvere problemi quotidiani e permettere a persone con esigenze differenti di utilizzare realmente lo stabilimento.
La tecnologia non sostituisce chi accoglie
Una spiaggia più attrezzata ha bisogno di tecnologia, ma non può funzionare senza persone capaci di assistere e ascoltare gli ospiti. Iguadala torna più volte su questo aspetto: dietro le dimensioni dell’impresa e i numeri della gestione rimane centrale il rapporto diretto costruito ogni giorno sull’arenile.
Nonostante le dimensioni d’impresa, lei richiama continuamente l’importanza del fattore umano. Che ruolo gioca il personale nelle vostre strutture?
«In un’azienda che conta circa 200 dipendenti, il valore umano resta l’elemento centrale che non va mai robotizzato. Chi ha il contatto diretto con l’ospite non è l’amministratore, ma il cosiddetto ‘bagnino’, una figura fondamentale che incarna l’immagine stessa dell’azienda. Il compito della dirigenza è dialogare continuamente con i collaboratori, ascoltare le loro segnalazioni e accogliere anche le critiche dei clienti, perché i feedback negativi sono la base primaria per correggere il tiro e migliorare il servizio.»
È spesso il bagnino la prima persona alla quale il turista chiede un’informazione, segnala una difficoltà o affida una necessità, di conseguenza, l’immagine dello stabilimento non dipende soltanto dalle decisioni assunte negli uffici, ma dal modo in cui quelle decisioni vengono tradotte nel rapporto quotidiano con l’ospite.
Anche le critiche diventano uno strumento di lavoro, ascoltare ciò che non ha funzionato permette di correggere servizi e procedure prima che lo stesso problema si ripeta.
Tre elementi per una spiaggia di qualità
Se innovazione e fattore umano devono procedere insieme, occorre capire quali siano gli elementi che definiscono concretamente uno stabilimento di qualità.
Quali sono i tre valori imprescindibili su cui deve fondarsi la gestione di uno stabilimento balneare d’eccellenza?
«I tre valori fondamentali sono:
- Le risorse umane: la cura della relazione ‘one-to-one’ tra bagnino e cliente, guidata da accoglienza, empatia e sorriso.
- La cura e la pulizia dello stabilimento: garantire standard elevatissimi di igiene manuale e meccanica dell’arenile e dei servizi igienici.
- L’integrazione con l’entroterra: creare un ponte tra il turismo di costa e le ricchezze ambientali, archeologiche ed enogastronomiche del territorio circostante.»
I primi due punti riguardano ciò che accade direttamente in spiaggia, il terzo allarga invece lo sguardo. Lo stabilimento può diventare uno dei luoghi dai quali il visitatore comincia a conoscere la destinazione, anziché rimanere uno spazio isolato dal resto della città.
La vacanza non finisce sulla battigia
Una giornata al mare può trasformarsi nell’ingresso verso percorsi naturalistici, produzioni enogastronomiche e testimonianze storiche che spesso rimangono fuori dall’esperienza di chi soggiorna sulla costa. A Jesolo questo significa guardare alla laguna, alla storia del territorio e alle attività dell’entroterra come parti della stessa offerta turistica.
In che modo lo stabilimento balneare può diventare il motore per la scoperta delle eccellenze dell’entroterra?
«Unire lo stabilimento alla città e al suo entroterra è una carta vincente. A Jesolo, ad esempio, siamo immersi nella gronda lagunare patrimonio UNESCO e vicini a percorsi storici, reperti archeologici e siti della Grande Guerra. Organizzando tour guidati in bicicletta, itinerari negli agriturismi o percorsi didattici legati alle produzioni tipiche locali, offriamo un’esperienza completa. Questo approccio supera la logica esclusiva di ‘ombrellone e lettino’, crea valore economico per l’intera filiera locale e soddisfa un viaggiatore sempre più curioso e dinamico.»
È forse questo il passaggio che meglio riassume il futuro indicato da Iguadala. La gara stabilisce chi potrà gestire uno spazio demaniale, ma la qualità del progetto dipende da ciò che quello spazio sarà capace di offrire alle persone e al territorio.
La spiaggia italiana dei prossimi anni si giocherà quindi su più livelli: trasparenza delle procedure, investimenti, accessibilità, pulizia, formazione del personale e rapporto con l’entroterra. L’ombrellone rimarrà al centro della giornata al mare, ma da solo non sarà più sufficiente a raccontare l’intera esperienza.
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