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Turismo da record, ma resta il nodo delle irregolarità

Alberghi pieni, presenze in aumento e un comparto che continua a trainare l’economia italiana. Dietro questi numeri, però, c’è una realtà meno visibile: quella di migliaia di lavoratori stagionali che, nonostante un impiego nel turismo, faticano a superare la soglia della povertà salariale. Lo ha evidenziato una recente analisi della Filcams CGIL, che riporta al centro il tema della qualità del lavoro in uno dei settori strategici del Paese.

Il turismo italiano continua a registrare risultati positivi, le presenze aumentano, gli investimenti nelle strutture ricettive proseguono e il settore si conferma uno dei principali motori dell’economia nazionale. Ma dietro una stagione che si annuncia favorevole continua ad emergere una domanda sempre più attuale: la crescita del turismo si traduce davvero in migliori condizioni per chi lavora?

A riaprire il dibattito è l’analisi sul lavoro povero nel terziario pubblicata dalla Filcams CGIL, secondo la quale una parte significativa degli occupati continua a percepire redditi insufficienti, pur avendo un impiego. Nel turismo il fenomeno assume dimensioni ancora più marcate, soprattutto nelle aree caratterizzate da forte stagionalità.

Il rapporto: nel turismo oltre sette lavoratori su dieci sotto la soglia di povertà salariale

Secondo lo studio della Filcams CGIL, di cui abbiamo parlato qui, nel comparto turistico oltre il 71% dei lavoratori si colloca sotto la soglia della povertà salariale individuata dalla ricerca. Una percentuale che, nelle regioni del Mezzogiorno e nelle Isole, arriva a sfiorare l’80%, confermando come le maggiori criticità si concentrino proprio nelle aree dove il turismo rappresenta una delle principali risorse economiche.

L’analisi considera “lavoro povero” una condizione nella quale il reddito annuale da lavoro non supera i livelli individuati come soglia minima di riferimento. Non si tratta quindi soltanto di salari orari, ma del reddito complessivo prodotto nell’arco dell’anno. Secondo la Filcams, il problema riguarda soprattutto le attività dove prevalgono rapporti stagionali, contratti di breve durata e part-time involontari, elementi che riducono il reddito annuo anche quando la retribuzione prevista dal contratto nazionale è corretta.

La stagionalità pesa più dei salari

Il turismo presenta caratteristiche diverse rispetto ad altri comparti produttivi. Molte imprese concentrano infatti l’attività in pochi mesi dell’anno, ricorrendo a contratti stagionali indispensabili per gestire i picchi di domanda. È proprio questa discontinuità occupazionale a rappresentare uno degli elementi più critici evidenziati dalla ricerca. Camerieri, addetti ai piani, personale di cucina, operatori degli stabilimenti balneari, receptionist e lavoratori dell’accoglienza possono alternare periodi di intensa attività a mesi senza occupazione, con effetti diretti sul reddito complessivo.

Anche i dati dell’INPS confermano che nel 2026 continuano a crescere le forme contrattuali temporanee e stagionali, insieme ai rapporti di lavoro intermittente e in somministrazione, strumenti che rispondono alle esigenze organizzative delle imprese ma che rendono più difficile garantire continuità economica ai lavoratori.

Il nodo delle irregolarità

Accanto al tema dei redditi, resta aperta anche la questione della regolarità del lavoro, tanto che le attività di vigilanza dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro continuano a registrare irregolarità in diversi comparti legati all’ospitalità, alla ristorazione e ai servizi turistici. I controlli effettuati nelle ultime settimane in varie realtà del Paese hanno portato all’emersione di casi di lavoro nero, violazioni degli orari, utilizzo irregolare del personale e inosservanza delle norme sulla sicurezza, con sanzioni e sospensioni delle attività nei casi più gravi.

Si tratta di situazioni che non rappresentano l’intero settore, ma che confermano come il rispetto delle regole continui a essere una delle sfide aperte del mercato del lavoro turistico.

Un settore che cerca personale ma fatica a trattenerlo

Il quadro appare ancora più complesso se confrontato con le difficoltà che molte imprese dichiarano nel reperire personale qualificato.

Da una parte cresce la domanda di lavoratori, dall’altra una parte degli occupati continua a segnalare redditi insufficienti, stagionalità e limitate prospettive di continuità lavorativa. È una delle principali contraddizioni del turismo italiano: un settore in espansione che, in alcuni comparti, fatica ancora a trasformare la crescita della domanda in occupazione stabile e adeguatamente remunerata.