HomeLinee di Costa NewsDove il turismo moltiplica la popolazione: piccoli comuni numeri da grandi città

Dove il turismo moltiplica la popolazione: piccoli comuni numeri da grandi città

A Limone sul Garda si contano quasi 1.100 presenze turistiche l’anno per ogni residente, ad Andalo 780 e a Corvara in Badia oltre 740. Dietro i record del turismo italiano c’è un’altra geografia: piccoli Comuni che devono gestire flussi enormemente superiori alla propria popolazione.

Ci sono luoghi in Italia che per gran parte dell’anno hanno le dimensioni di un paese, ma quando arrivano i turisti devono funzionare come una città. Questa è una delle fotografie più sorprendenti che emerge dai dati sul turismo italiano.

A Limone sul Garda, in Lombardia, nel 2024 sono state registrate quasi 1.100 presenze turistiche per ogni abitante. Ad Andalo, in Trentino, sono state 780, mentre a Corvara in Badia, nel cuore delle Dolomiti altoatesine, quasi 744.

Numeri che non indicano quante persone si trovino contemporaneamente in una località: l’indice di turisticità mette in rapporto le presenze registrate nelle strutture ricettive durante l’intero anno con il numero dei residenti, ma proprio per questo permette di capire quanto possa essere forte il peso del turismo sulla vita di un territorio.

Nel 2024 l’Italia ha raggiunto il record storico di 466,2 milioni di presenze nelle strutture ricettive, secondo l’Istat. Dietro quel grande numero nazionale esistono però realtà molto diverse e alcune delle più interessanti non sono metropoli o grandi città d’arte, ma piccoli Comuni di montagna e di lago.

Quando un paese deve funzionare come una città

Il caso di Corvara racconta bene il paradosso in quanto il paese ha poco più di un migliaio di residenti, ma è una delle destinazioni turistiche più conosciute delle Dolomiti. In inverno arrivano gli sciatori, in estate escursionisti e ciclisti, quindi per l’amministrazione significa organizzare servizi che non possono essere dimensionati soltanto sulla popolazione residente.

Il sindaco Roman Crazzolara, intervistato da AGI, ha spiegato che durante i periodi di maggiore afflusso vengono potenziate anche le ambulanze, passando da una a quattro. Inoltre, ai turisti che pernottano bisogna aggiungere tutti coloro che raggiungono la località soltanto per la giornata.

In questo caso un record turistico smette di essere soltanto un dato economico. Più visitatori significano lavoro, consumi e opportunità per alberghi, ristoranti, impianti e attività commerciali, ma in parallelo comportano anche più traffico, più rifiuti, maggiore richiesta di assistenza sanitaria, sicurezza e trasporti. E, soprattutto nelle destinazioni montane, emerge un’altra questione: dove far vivere chi rende possibile quella stessa economia turistica.

Il turismo porta lavoro, ma servono case per i lavoratori

A Corvara la difficoltà di trovare alloggi per i lavoratori stagionali è diventata parte del problema. Hotel, ristoranti e altre imprese hanno bisogno di personale che spesso arriva da fuori, mentre l’elevata domanda immobiliare legata al turismo rende più difficile trovare sistemazioni disponibili e sostenibili.

È un tema che riguarda ormai numerose destinazioni italiane: il successo turistico può aumentare il valore economico di un territorio e contemporaneamente rendere più complicato abitarlo e lavorarci. Il turismo, insomma, non deve soltanto portare persone, ma deve riuscire a sostenere la comunità che quelle persone accoglie.

Sul Garda la sfida è allungare la stagione

Il fenomeno non riguarda soltanto la montagna, sul Lago di Garda, Lazise ha registrato nel 2024 più di 4 milioni di presenze turistiche. Un volume enorme per un Comune di circa settemila abitanti e inoltre, i dati regionali confermano inoltre quanto sia importante il turismo all’aria aperta: oltre tre quarti delle presenze sono concentrate in campeggi e villaggi turistici.

Qui una delle risposte è stata cercare di distribuire i visitatori su un periodo più lungo dell’anno. Il Sindaco Damiano Bergamini ha spiegato che il Comune sta lavorando sulla destagionalizzazione, arrivando a una stagione turistica di circa nove mesi, e che durante i periodi di maggiore affluenza vengono rafforzati servizi come assistenza sanitaria turistica, vigilanza e raccolta dei rifiuti.

Questo sembra essere un passaggio importante perché gestire meglio il turismo non significa necessariamente avere meno turisti, ma evitare che arrivino tutti nello stesso momento.

L’altra classifica del turismo italiano

Limone sul Garda, Andalo e Corvara sono soltanto la parte più evidente del fenomeno. Ai primi posti dell’indice Istat compaiono anche Campitello di Fassa, Selva di Val Gardena, Canazei, Molveno e Badia, insieme ad alcune grandi destinazioni turistiche del Garda e dell’Alto Adriatico come Lazise, Lignano Sabbiadoro e Cavallino-Treporti.

Cambia invece la fotografia se si guarda alla concentrazione dei turisti sul territorio. In questo caso sono soprattutto le località costiere a emergere come Sorrento, Cattolica e Lignano Sabbiadoro che registrano i valori più elevati di presenze per chilometro quadrato.

Montagna, laghi e mare raccontano quindi facce diverse dello stesso fenomeno.

Il record non basta

Questi numeri mostrano quanto profondamente il turismo possa cambiare la scala di un luogo. Un piccolo Comune può avere poche migliaia di residenti, ma essere chiamato a gestire durante l’anno milioni di pernottamenti, migliaia di lavoratori, visitatori giornalieri e servizi pensati per una popolazione che sulla carta non esiste ed è forse questa la parte meno raccontata dei record turistici italiani.

Il successo di una destinazione non si misura soltanto dagli arrivi o dalle presenze, si misura anche dalla capacità di far convivere visitatori, lavoratori e residenti, mantenendo accessibili le case, funzionanti i servizi e vivibile il territorio. Perché quando un paese diventa una città per il turismo, prima o poi deve riuscire a organizzarsi come tale.