HomeIn Viaggio con StileIl turismo open air: 4.375 piazzole per portare i camper in 169...

Il turismo open air: 4.375 piazzole per portare i camper in 169 Comuni

Il Ministero del Turismo rilancia l’investimento nazionale sulle aree di sosta, con una quota rilevante destinata al Mezzogiorno. La vera prova sarà trasformare le piazzole in porte d’ingresso ai territori, evitando che rimangano semplici parcheggi.

Una piazzola per camper occupa pochi metri di territorio, moltiplicata per 4.375, però, può contribuire a cambiare la geografia del turismo italiano, portando viaggiatori anche nei piccoli centri, nelle aree interne e nelle destinazioni ancora escluse dai principali circuiti.

Il 14 settembre, intervenendo al Salone del Camper di Parma, il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi ha indicato i numeri dell’investimento nazionale dedicato all’open air: 32 milioni di euro, più di 150 progetti e 169 Comuni coinvolti. Le piazzole annunciate sono 4.375, distribuite per il 28,5% al Nord, per un altro 28,5% al Centro e per il 43% nel Mezzogiorno e nelle Isole, secondo quanto riferito dal Ministero del Turismo.

Il dato apre una prospettiva interessante, ma richiede una precisazione, ossia non si tratta di 4.375 piazzole già operative. Gli interventi finanziati comprendono sia la realizzazione di nuove aree sia la riqualificazione di strutture esistenti, dunque, la notizia, non è soltanto quanti nuovi spazi saranno disponibili, ma dove nasceranno e quale rapporto riusciranno a costruire con i territori circostanti.

Dai 32 milioni del fondo alle risorse assegnate

La dotazione complessiva del fondo nazionale per le aree di sosta e il turismo di prossimità ammonta precisamente a 32,87 milioni di euro e la finalità dichiarata è sostenere il turismo all’aria aperta e a basso impatto, attraverso la creazione e il miglioramento di aree temporanee attrezzate. La graduatoria definitiva pubblicata dal Ministero riporta però 168 soggetti beneficiari e contributi finanziabili per circa 24,36 milioni di euro.

Il comunicato più recente parla invece di 169 Comuni: una differenza che può essere compatibile con la presenza di progetti presentati in forma associata, possibilità prevista dall’avviso pubblico. Distinguere le due cifre è importante perchè i 32,87 milioni rappresentano la disponibilità complessiva del fondo, mentre 24,36 milioni sono le risorse attribuite dalla graduatoria ai progetti ammessi. L’attuazione concreta dipenderà adesso dai lavori, dal cofinanziamento locale e dalle modalità con cui le singole aree verranno gestite.

Una mappa tra mete conosciute e territori minori

L’elenco dei beneficiari dimostra che l’investimento non segue un’unica geografia. Tra i Comuni finanziati compaiono destinazioni culturali già affermate come Matera, Siena, Urbino, Volterra e Montepulciano, ma anche centri più piccoli o interni come Capracotta, Frontone, Nardodipace, Bova e Sarnano; inoltre sono presenti località costiere quali Ascea, Soverato, Cinisi e Vico del Gargano.

È quindi una rete mista, in alcuni casi le aree di sosta potranno rafforzare destinazioni già frequentate, offrendo un’alternativa ricettiva; in altri potranno creare un nuovo punto di accesso a territori meno conosciuti. La scelta dei potenziali beneficiari era stata costruita proprio per favorire Comuni con non più di 20mila abitanti, località interessate da eventi importanti e territori collocati entro 15 chilometri da siti UNESCO, cammini religiosi o percorsi inseriti nell’Atlante dei Cammini d’Italia.

La quota del 43% delle piazzole prevista al Sud e nelle Isole può quindi contribuire a colmare una carenza infrastrutturale e ad aprire nuovi itinerari, non garantisce, tuttavia, che i viaggiatori raggiungano automaticamente i centri storici, visitino le attività locali o prolunghino il soggiorno.

Una piazzola non crea da sola una destinazione

L’avviso del Ministero richiede dotazioni precise: accessi automatizzati, prenotazione e pagamento digitali, scarico delle acque, approvvigionamento idrico, energia elettrica, raccolta differenziata, illuminazione, videosorveglianza, connessione Wi-Fi e informazioni sul territorio disponibili anche in inglese. Possono aggiungersi servizi igienici, docce, lavanderie, aree giochi e spazi per l’attività fisica.

Sono elementi necessari, ma non sufficienti perchè un’area camper isolata, priva di collegamenti pedonali o ciclabili e distante dai servizi, rischia di funzionare come un parcheggio di passaggio. Per diventare uno strumento turistico deve essere collegata a borghi, musei, cammini, produzioni locali e trasporto pubblico.

Il successo dell’investimento non si misurerà quindi soltanto contando le piazzole completate, conteranno i viaggiatori che sceglieranno di fermarsi, entreranno nei paesi e trasformeranno una sosta in una visita. È lì che il turismo open air potrà cambiare davvero scala, ossia quando il camper non sarà soltanto un mezzo con cui attraversare il territorio, ma una nuova porta per scoprirlo.