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Turismo cafone: da Forio d’Ischia a Messina fino a Cortina

Spiagge lasciate coperte di rifiuti, bivacchi improvvisati, falò e ambienti naturali utilizzati senza rispetto. Da Forio d’Ischia a Messina fino a Cortina, l’estate 2026 riporta al centro un’altra faccia dell’overtourism: non conta soltanto quante persone arrivano in una destinazione, ma anche come la vivono.

Una spiaggia affollata non è necessariamente una spiaggia sporca, un sentiero frequentato da migliaia di persone non deve per forza essere danneggiato. Eppure, ogni estate, accanto alle immagini delle località turistiche piene ne arrivano altre decisamente meno edificanti: bottiglie e bicchieri lasciati sulla sabbia, tende montate dove non si potrebbe, falò, rifiuti abbandonati, luoghi naturali trattati come se, una volta terminata la vacanza, ciò che resta non riguardasse più nessuno.

Chiamarlo “turismo cafone” è volutamente provocatorio, ma la cafoneria, però, non ha nulla a che fare con il numero dei turisti e neppure con la provenienza di chi viaggia, è un comportamento, quello di chi utilizza un luogo senza sentirsi responsabile di come lo si lascia, ed è proprio questo che alcune destinazioni italiane stanno cercando di affrontare.

A Forio la festa finisce, i rifiuti restano

Una delle immagini simbolo di questa estate arriva dalla spiaggia della Chiaia, a Forio d’Ischia, dopo la notte di San Lorenzo l’arenile si è presentato coperto di bottiglie, bicchieri, sacchetti e altri rifiuti costringendo gli operatori ad entrare in azione dalle prime ore del mattino per restituire la spiaggia a residenti e turisti.

Il sindaco Stani Verde ha mostrato pubblicamente quanto accaduto, rivolgendosi soprattutto ai più giovani e richiamandoli al rispetto di luoghi che appartengono alla comunità prima e dopo una notte di festa. Il punto è proprio questo: qualcuno festeggia, qualcun altro il mattino dopo deve raccogliere ciò che è stato lasciato.

A Ferragosto l’amministrazione ha scelto comunque di mantenere aperte le spiagge, rafforzando controlli e vigilanza. Le regole, peraltro, esistono già, l’ordinanza balneare comunale vieta campeggi, accampamenti e installazione di tende sugli arenili.

Messina sceglie i divieti: niente falò, tende e bivacchi

A Messina, per le ore più delicate di Ferragosto, l’amministrazione ha adottato invece un provvedimento specifico. Tra il 14 e il 16 agosto sugli arenili e nelle aree pubbliche immediatamente adiacenti sono stati vietati falò e bracieri, tende, gazebo, strutture da campeggio, bivacchi e pernottamenti non autorizzati. Stop anche ai contenitori di vetro, agli impianti sonori in grado di disturbare la quiete o compromettere la sicurezza e, naturalmente, all’abbandono di rifiuti. Le violazioni comportano sanzioni da 25 a 500 euro.

Ciò che occorre comprendere è che non si tratta solo di una questione di decoro, ma il Comune richiama il rischio di incendi, la sicurezza delle persone, la possibilità che accampamenti e strutture improvvisate ostacolino i soccorsi e i danni provocati all’ambiente costiero. Quindi la cafoneria, quando coinvolge centinaia di persone nello stesso luogo, smette quindi di essere soltanto maleducazione privata e diventa un costo e un problema pubblico.

Anche la montagna deve insegnare come si sta in quota

Il problema non si esaurisce sulla battigia, Cortina d’Ampezzo Comune, Provincia di Belluno e Regione Veneto hanno avviato questa estate un progetto pilota per affrontare gli effetti dell’overtourism, rafforzando la presenza della Polizia provinciale nelle zone extraurbane.

Qui è importante fare una distinzione: non è stata introdotta una nuova lista di divieti pensata appositamente per i turisti. L’intervento punta a far rispettare le norme già esistenti e soprattutto a proteggere sentieri, prati e aree naturali sensibili, fornendo informazioni sui percorsi e richiamando i visitatori a comportamenti compatibili con l’ambiente montano.

La Regione parla della necessità di prevenire i rischi derivanti da una frequentazione superficiale della montagna. Gli agenti hanno quindi anche una funzione di informazione e sensibilizzazione: conoscere il percorso, rispettare le indicazioni, non utilizzare impropriamente prati e aree naturali e non affrontare l’alta quota come se fosse semplicemente un’altra attrazione turistica. È significativo che l’obiettivo dichiarato non sia riempire i taccuini delle multe, ma puntare su presidio, prevenzione ed educazione ambientale.

Forio mostra cosa rimane quando questa responsabilità manca. Messina prova a prevenirlo attraverso divieti precisi. Cortina sceglie anche la strada dell’informazione e della presenza sul territorio. Tre situazioni differenti, con un obiettivo comune, ossia quello di far capire a chi arriva che quel luogo non è una scenografia da utilizzare per qualche ora.

Perché la vacanza finisce, la bottiglia lasciata sulla spiaggia, il prato danneggiato e il rifiuto abbandonato restano.