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Spiagge inaccessibili, diffidati nove Comuni calabresi

Una diffida inviata a nove Comuni della provincia di Vibo Valentia riporta al centro il tema dell’accessibilità. Un aspetto che oggi rappresenta non solo un diritto, ma anche uno degli elementi che qualificano l’offerta turistica di una destinazione.

Una delle coste più conosciute della Calabria, meta ogni estate di migliaia di visitatori italiani e stranieri, torna al centro dell’attenzione non per il mare cristallino o il successo della stagione turistica, ma per una questione che riguarda la qualità dell’accoglienza.

Un gruppo di genitori di bambine e bambini con disabilità della provincia di Vibo Valentia, insieme all’Associazione Luca Coscioni, ha inviato una diffida ai Comuni di Vibo Valentia, Briatico, Joppolo, Nicotera, Parghelia, Pizzo, Ricadi, Tropea e Zambrone chiedendo interventi urgenti per garantire l’accessibilità delle spiagge comunali.

Secondo quanto riportato nell’atto, in diversi tratti del litorale sarebbero presenti barriere che limitano o impediscono alle persone con disabilità di raggiungere e vivere il mare in condizioni di autonomia e sicurezza. Tra le criticità segnalate figurano l’assenza o l’inadeguatezza di passerelle fino alla battigia, la mancanza di sedie JOB per l’ingresso in acqua, servizi igienici non accessibili, segnaletica insufficiente e informazioni poco chiare sui servizi disponibili. Ai Comuni viene chiesto di comunicare entro dieci giorni le misure già adottate e di realizzare gli interventi necessari entro quindici giorni.

Una questione che va oltre la Calabria

La vicenda riguarda nove amministrazioni comunali, ma il tema interessa l’intero comparto turistico italiano. L’accessibilità, infatti, non coincide semplicemente con l’eliminazione di una barriera architettonica. Una passerella che si interrompe prima della battigia, un bagno accessibile ma difficile da raggiungere, un parcheggio non collegato alla spiaggia o l’assenza di informazioni aggiornate, possono compromettere l’intera esperienza di viaggio.

Per questo oggi si parla sempre più spesso di filiera dell’accessibilità, un concetto che coinvolge ogni fase del soggiorno: dalla prenotazione alla struttura ricettiva, dai trasporti ai servizi balneari, fino alle attività offerte sul territorio.

Un diritto riconosciuto dalla normativa

Un tema, quello dell’accessibilità, che non interessa soltanto la qualità dell’accoglienza, ma anche il rispetto di diritti fondamentali. Infatti, la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata anche dall’Italia, riconosce il diritto delle persone con disabilità a partecipare, su base di uguaglianza, alla vita culturale, ricreativa, sportiva e turistica.

Anche la Legge 104 del 1992 richiama l’importanza di rendere accessibili gli impianti destinati alle attività turistiche, sportive e ricreative, collegando la fruibilità delle strutture alla piena partecipazione delle persone con disabilità.

Nella diffida viene inoltre richiamata la sentenza n. 4279 della Corte d’Appello di Roma del giugno 2023 relativa al litorale di Sabaudia, indicata come un precedente significativo sul tema della mancata eliminazione delle barriere architettoniche.

L’accessibilità è parte della qualità dell’ospitalità

Organizzazioni internazionali come UN Tourism sottolineano come l’accessibilità non rappresenti un servizio destinato esclusivamente alle persone con disabilità, ma un elemento capace di migliorare la qualità complessiva delle destinazioni turistiche. Una struttura realmente accessibile può risultare più semplice da utilizzare anche per persone anziane, famiglie con passeggini, viaggiatori con limitazioni temporanee o esigenze particolari.

Per una struttura ricettiva o una destinazione turistica, oggi l’accessibilità non si misura soltanto dalla presenza di una rampa o di un ascensore. Significa progettare un’esperienza nella quale ogni ospite possa muoversi con autonomia, conoscere in anticipo i servizi disponibili e vivere il soggiorno senza ostacoli inattesi.

Secondo un focus realizzato da ENIT, infatti, l’accessibilità non riguarda esclusivamente l’eliminazione delle barriere architettoniche, ma comprende anche la qualità dell’informazione, l’organizzazione dei servizi e la possibilità per il viaggiatore di pianificare la propria vacanza in modo semplice e autonomo. In questo senso il turismo accessibile rappresenta un investimento che migliora l’esperienza complessiva di tutti gli ospiti e contribuisce a rendere una destinazione più competitiva.

Una sfida per tutto il turismo italiano

La diffida inviata ai nove Comuni calabresi riguarda una situazione specifica che seguirà il proprio iter amministrativo. Al di là dell’esito della vicenda, però, richiama un tema destinato a diventare sempre più centrale per il settore. Oggi l’accoglienza non si misura soltanto dalla qualità di un hotel, dalla bellezza di una spiaggia o dai servizi offerti. Si misura anche dalla capacità di consentire a ogni persona di vivere il viaggio nelle stesse condizioni di sicurezza, autonomia e dignità: una destinazione può dirsi davvero accogliente solo quando è pensata per essere accessibile a tutti.