Una ristoratrice di Cagliari racconta clienti più attenti alla spesa, portate condivise e cene sempre più brevi. Ma i dati regionali mostrano una crescita dei pagamenti nei pubblici esercizi. Due letture apparentemente opposte che pongono una domanda nazionale: le presenze turistiche misurano davvero la ricchezza lasciata sui territori?
Una sala piena a quanto pare non corrisponde necessariamente a una serata dagli incassi elevati. I tavoli vengono occupati, i clienti arrivano, ma ordinano meno portate, rinunciano al vino e dividono più spesso ciò che scelgono dal menu. questo è il quadro descritto da Pamela Solinas, titolare del ristorante-pizzeria L’Oca Bianca di Cagliari, in uno sfogo raccolto da La Nuova Sardegna. La ristoratrice racconta di avere osservato soprattutto ad agosto una diminuzione dei consumi, nonostante i prezzi del suo locale siano rimasti invariati rispetto all’anno precedente: «In quattro magari prendono due pizze e un’insalata e quella è la loro cena», spiega nell’intervista pubblicata dal quotidiano sardo.
Il suo racconto fotografa un cambiamento che non riguarda necessariamente il numero di persone presenti sull’isola, ma il modo in cui una parte dei visitatori distribuisce il proprio budget durante la vacanza.
Cene più brevi e piatti condivisi
Secondo la testimonianza della ristoratrice, la cena tradizionale composta da più portate starebbe lasciando spazio a consumazioni più rapide con antipasti, dolci, vino e seconde bevande che rientrano tra le prime voci eliminate, mentre cresce la tendenza a condividere i piatti. A quanto pare, una parte dei turisti si sposterebbe inoltre verso supermercati, gastronomie e servizi da asporto, consumando i pasti negli appartamenti affittati o nelle camere delle strutture extralberghiere.
Non significa che la ristorazione sia stata abbandonata, ma che può essere utilizzata in modo più selettivo: una cena fuori alternata a pasti preparati autonomamente, un aperitivo al posto di un menu completo oppure una sola portata prima di proseguire la serata in un altro locale. Però il risultato, per un ristorante, può essere una sala frequentata con uno scontrino medio più basso. Quindi per raggiungere lo stesso incasso diventa necessario servire più persone o aumentare la rotazione dei tavoli.
L’allarme delle associazioni di categoria
La testimonianza di Cagliari si inserisce in un malessere più ampio raccolto da Confesercenti e Confcommercio Sardegna. Secondo le associazioni, diversi operatori della ristorazione, dei bar e dei servizi turistici avrebbero registrato durante l’estate una contrazione dei consumi, particolarmente evidente nei mesi di luglio e agosto.
Le valutazioni riportate da La Nuova Sardegna derivano dalle segnalazioni delle imprese e non rappresentano ancora il bilancio statistico definitivo della stagione, però evidenziano una difficoltà concreta, ossia l’aumento degli arrivi non produce automaticamente una crescita uniforme dei ricavi per tutte le attività della destinazione.
Possono cambiare la provenienza dei visitatori, la durata del soggiorno, il tipo di alloggio scelto e la quota di budget già assorbita da trasporti e pernottamento. Anche il caro carburanti ha inciso sulle vacanze del 2026: Confesercenti aveva stimato per luglio e agosto un aggravio complessivo di circa 700 milioni di euro, con possibili conseguenze sulle risorse destinate a ristorazione, shopping e servizi.
I dati regionali raccontano anche un’altra realtà
Il quadro deve essere letto insieme ai dati ufficiali disponibili, che restituiscono una situazione meno lineare. Nel 2025 la Sardegna ha superato cinque milioni di arrivi e ha sfiorato 22 milioni di presenze, crescendo del 15,9% rispetto all’anno precedente, mentre nel primo semestre del 2026 le presenze sono aumentate ancora dell’8,24%, quasi il doppio rispetto alla media nazionale.
Anche i dati relativi ai pagamenti elettronici sembrano contraddire l’idea di una crisi generalizzata. Secondo il monitoraggio della Regione, nei primi sei mesi del 2026 i ristoranti hanno raccolto il 21,25% dei pagamenti effettuati attraverso POS fisici, con una transazione media di 41,25 euro. Complessivamente, la spesa nei pubblici esercizi risultava cresciuta del 28% rispetto allo stesso periodo del 2025.
I dati regionali e le testimonianze degli operatori, tuttavia, osservano periodi e fenomeni differenti, perchè le rilevazioni disponibili si fermano al primo semestre, mentre le difficoltà denunciate dai ristoratori riguardano soprattutto luglio e agosto. Inoltre, un aumento complessivo della spesa non esclude che i ricavi possano distribuirsi in modo diseguale tra territori e categorie di imprese.
Costa Smeralda, Alghero, Cagliari e le località meno conosciute non intercettano necessariamente la stessa clientela e allo stesso modo, ristoranti, supermercati, strutture ricettive e servizi per il tempo libero possono beneficiare in misura diversa dell’aumento dei flussi.
Crescono gli affitti e cambia il modo di consumare
Un altro elemento significativo riguarda la scelta dell’alloggio. Nel 2025 le presenze nelle locazioni occasionali in Sardegna sono aumentate del 37,3% rispetto all’anno precedente e del 93,3% rispetto al 2023, superando quota 4,4 milioni. La crescita di appartamenti e case per vacanza può modificare la distribuzione della spesa e chi dispone di una cucina o di spazi per consumare i pasti ha maggiori possibilità di alternare ristoranti, acquisti alimentari e cibo da asporto.
Non si tratta necessariamente di un turismo che non spende, ma di una spesa che segue percorsi diversi. Una parte può concentrarsi sul pernottamento e sul trasporto, un’altra nei supermercati, nelle esperienze o nei servizi digitali, lasciando meno risorse alla ristorazione tradizionale.
Una questione che riguarda tutto il turismo italiano
Il caso sardo racconta un fenomeno che può riguardare molte destinazioni italiane, contare arrivi e pernottamenti è indispensabile, ma non basta a misurare l’impatto economico del turismo. Due località con lo stesso numero di presenze possono produrre risultati molto differenti in base alla permanenza media, al tipo di ricettività, ai costi sostenuti per raggiungerle e alla capacità delle imprese locali di intercettare la spesa dei visitatori.
Lo sfogo della ristoratrice di Cagliari non dimostra da solo che l’intera stagione sarda sia stata negativa, così come la crescita complessiva delle transazioni non cancella le difficoltà segnalate da una parte degli operatori. Le due letture, considerate insieme, mostrano quanto sia necessario affiancare al conteggio dei turisti altri indicatori: scontrino medio, distribuzione territoriale della spesa, fatturati dei diversi comparti e valore economico che rimane effettivamente nelle destinazioni.
La vera domanda non è soltanto quanti turisti siano arrivati in Sardegna, ma come abbiano vissuto e finanziato la propria vacanza e quanta parte della loro spesa sia riuscita a raggiungere ristoranti, attività e servizi del territorio.

