La Sardegna continua a crescere sul mercato turistico e nei mesi centrali dell’estate alcune località sono ormai vicine alla saturazione. Per difendere coste ed ecosistemi fragili aumentano accessi contingentati, prenotazioni, ticket e divieti.
Misure spesso necessarie, ma il caso di Punta Molentis, dove il Comune ha dovuto correggere le restrizioni sugli ombrelloni, pone una domanda: quando la tutela rischia di trasformarsi in un limite eccessivo per chi quei luoghi dovrebbe poterli vivere?
La Pelosa, Cala Brandinchi, Lu Impostu, Tuerredda, Cala Goloritzè, Punta Molentis sono alcune delle spiagge più desiderate della Sardegna e hanno qualcosa in comune oltre alla bellezza: per raggiungerle non sempre basta decidere di andare al mare, ma occorre informarsi, prenotare, rispettare un numero massimo di ingressi e, in alcuni casi, pagare un contributo.
Le regole sono diverse da località a località e sono nate con un obiettivo difficilmente contestabile, ossia evitare che il successo turistico finisca per consumare proprio ciò che rende questi luoghi così attrattivi. Il problema, infatti, esiste e i numeri spiegano perché.
Una Sardegna da record, soprattutto d’estate
Nel 2025 la Sardegna ha superato i 5 milioni di arrivi e sfiorato i 22 milioni di presenze, secondo i dati certificati dall’Istat e diffusi dalla Regione. Le presenze sono cresciute del 15,9% rispetto al 2024 e di oltre il 34% rispetto al 2023, mentre nel primo semestre 2026, secondo l’elaborazione regionale dei dati Alloggiati Web, l’aumento è proseguito con un +8,24% delle presenze e quelle straniere sono salite dell’11,44%, una crescita importante per l’economia dell’isola, ma fortemente concentrata.
L’assessore regionale al Turismo Franco Cuccureddu ha dichiarato che nei mesi di giugno, luglio e agosto la Sardegna è ormai vicina alla saturazione, indicando anche il contingentamento delle spiagge tra gli strumenti a disposizione dei Comuni per governare i flussi. È da questa realtà, e non da un’avversione verso i turisti, che occorre partire per capire ciò che sta accadendo sulle coste.
La giornata al mare passa sempre più dalla prenotazione
Il numero chiuso, in Sardegna, non è più un esperimento isolato, questa estate diverse delle località più conosciute hanno confermato sistemi di accesso contingentato. La Nuova Sardegna ha ricostruito la mappa delle spiagge interessate, dalla Pelosa alle cale di Baunei fino a diverse destinazioni del nord e del sud dell’isola.
A Tuerredda, per esempio, il limite è fissato a 1.100 persone al giorno e l’accesso passa attraverso la prenotazione. A Cala Brandinchi e Lu Impostu, nel territorio di San Teodoro, il contingentamento è in vigore dal 1° giugno al 30 settembre e riguarda anche gli accessi dal mare e senza prenotazione non è consentito raggiungere le due spiagge. Sono limitazioni che inevitabilmente modificano il modo di vivere una vacanza, ma prima di considerarle eccessive bisogna guardare anche cosa accade quando la pressione sull’ambiente non viene controllata.
Quattro tonnellate di sabbia e conchiglie nelle valigie
Negli ultimi due anni, soltanto all’aeroporto di Olbia, sono state intercettate circa quattro tonnellate di sabbia, ciottoli e conchiglie sottratte alle coste sarde e trovate nei bagagli dei viaggiatori. La Regione continua per questo a ricordare ai visitatori regole elementari, quali non portare via sabbia, conchiglie e ciottoli, non abbandonare rifiuti, non danneggiare la vegetazione e non attraversare le dune. Per l’asportazione di materiale dagli arenili le sanzioni possono andare da 500 a 3.000 euro.
Di fronte a fenomeni del genere è difficile sostenere che proteggere le spiagge sia un eccesso, perchè una risorsa naturale fragile non può essere consumata fino a comprometterla in nome della libertà di accesso.
Punta Molentis e il limite della tutela
La celebre spiaggia arrivava alla stagione 2026 in condizioni particolarmente delicate, in quanto il grande incendio dell’estate precedente aveva devastato circa cento ettari dell’area circostante e le mareggiate avevano ulteriormente ridotto gli spazi disponibili. Proprio per questo motivo il Comune ha introdotto misure straordinarie.
La prima ordinanza stabiliva un massimo di 150 persone con accesso via terra e 70 veicoli, prevedeva un ticket di 10 euro e introduceva una misura destinata immediatamente a far discutere: il divieto di utilizzare ombrelloni e altri sistemi di ombreggio, salvo alcune eccezioni, tra cui famiglie con bambini fino a dieci anni e persone con almeno 65 anni.
Per gli arrivi dal mare erano previste ulteriori limitazioni, compresa una permanenza massima di un’ora e restrizioni su ciò che poteva essere portato a terra. Qui, però, qualcosa non ha funzionato, proteggere Punta Molentis era necessario, ma immaginare una giornata su una spiaggia sarda, nel pieno dell’estate, impedendo a buona parte dei visitatori persino di ripararsi dal sole, significava incidere non più soltanto sulla pressione ambientale, ma sulla normale possibilità di utilizzare quel luogo.
Dopo le polemiche, il Comune è nuovamente intervenuto, la prima ordinanza è stata revocata e sostituita con un nuovo provvedimento. La capacità è stata portata a 190 persone contemporaneamente via terra, con un massimo di 90 automobili, ed è stato consentito un ombrellone per famiglia o gruppo, da collocare secondo le indicazioni del personale presente sulla spiaggia.
Numero chiuso e prenotazioni non sono necessariamente nemici del turismo, se una spiaggia può sopportare un determinato numero di persone senza subire danni, continuare a farne entrare il doppio non significa garantire libertà ma piuttosto rischiare di distruggere una risorsa che appartiene anche a chi arriverà domani. Lo stesso vale per le dune, per la vegetazione e per il divieto di portarsi a casa un pugno di sabbia come souvenir.
Una Sardegna da proteggere, ma anche da poter vivere
Le nuove linee guida regionali per i Piani di utilizzo dei litorali indicano proprio la necessità di trovare un equilibrio tra tutela degli ecosistemi, accessibilità pubblica, attività economiche e qualità dei servizi. È probabilmente questo il criterio con cui valutare le regole, caso per caso. Senza tutela rischierebbe di consumare progressivamente ciò che rende possibile il suo stesso successo turistico. Quattro tonnellate di sabbia, pietre e conchiglie recuperate soltanto in un aeroporto spiegano quanto sarebbe ingenuo pensare che basti affidarsi al buon senso individuale.
Allo stesso tempo esiste anche un altro limite da sorvegliare, ossia la tutela non dovrebbe trasformarsi in una competizione tra destinazioni a chi introduce più divieti. Punta Molentis ha mostrato che è possibile fermarsi, riconsiderare una misura e trovare un compromesso. Ed è probabilmente questa la sfida più difficile per la Sardegna dei record: non permettere a tutti di fare qualsiasi cosa, ma neppure proteggere il paradiso fino a renderlo impossibile da vivere. Perché conservare un luogo significa permettere alle persone di continuare a conoscerlo, senza permettere loro di rovinarlo.

