Una ricerca di Confturismo-Confcommercio e Isfort stima che investire nei centri minori potrebbe generare 1,6 miliardi di euro di PIL aggiuntivo e creare migliaia di nuovi occupati. Ma il vero patrimonio non è soltanto il territorio: sono le persone che lo rendono accogliente, accessibile e competitivo.
Il futuro del turismo italiano passa anche dai piccoli comuni. Non è soltanto una questione di paesaggi, borghi o patrimonio culturale, ma di competenze, servizi e capacità di trasformare una destinazione in un’esperienza di viaggio completa.
È quanto emerge dalla ricerca “Il valore turistico dei centri minori”, realizzata da Confturismo-Confcommercio in collaborazione con Isfort e presentata durante l’iniziativa Turismo è Territorio. Lo studio evidenzia come una maggiore valorizzazione dei piccoli centri italiani potrebbe generare nei prossimi cinque anni 1,6 miliardi di euro di Prodotto interno lordo aggiuntivo e creare circa 14 mila nuovi posti di lavoro.
Un dato che conferma come il turismo non rappresenti soltanto un’opportunità economica per le grandi città d’arte o le località balneari, ma anche per quei territori che custodiscono gran parte dell’identità italiana e che oggi chiedono soprattutto di essere meglio collegati, organizzati e promossi.
Il turismo cresce dove cresce l’accoglienza
Secondo la ricerca, i piccoli comuni italiani producono già oltre 128 milioni di pernottamenti ogni anno e generano una spesa turistica stimata in circa 25 miliardi di euro. Numeri che raccontano il peso crescente delle aree interne e dei borghi nel sistema turistico nazionale.
Lo studio sottolinea però che il valore di una destinazione non dipende esclusivamente dalla sua bellezza. Un borgo ricco di storia o una località immersa nella natura rischiano infatti di perdere attrattività se risultano difficili da raggiungere, poco organizzati o privi di servizi adeguati.
Per questo motivo la qualità dell’accoglienza diventa sempre più un elemento strategico: mobilità, informazione, digitalizzazione, collaborazione tra operatori e capacità di costruire esperienze complete rappresentano oggi fattori decisivi nella scelta di una destinazione.
Le professioni del turismo stanno cambiando
Questa evoluzione coinvolge direttamente anche il mondo del lavoro, infatti, accanto alle figure tradizionali dell’ospitalità, il settore richiede sempre più professionisti capaci di lavorare in rete, valorizzare il territorio e coordinare servizi diversi. Guide turistiche, operatori dell’accoglienza, destination manager, esperti di marketing territoriale, organizzatori di eventi e addetti agli uffici di informazione turistica sono chiamati a sviluppare competenze sempre più trasversali.
Anche la trasformazione digitale incide profondamente sulle professioni del turismo. Prenotazioni online, servizi digitali, mappe interattive e strumenti di comunicazione in tempo reale fanno ormai parte dell’esperienza del viaggiatore e richiedono personale preparato ad accompagnare un pubblico sempre più informato ed esigente.
Investire nelle persone per valorizzare i territori
Il messaggio che emerge dalla ricerca è chiaro: il patrimonio culturale e paesaggistico, da solo, non basta più. Per rendere competitivi i piccoli comuni servono infrastrutture efficienti, collegamenti migliori e, soprattutto, persone in grado di trasformare le potenzialità di un territorio in opportunità concrete di sviluppo.
In un momento in cui il turismo italiano continua a registrare risultati positivi, investire nella formazione e nelle competenze significa rafforzare la qualità dell’accoglienza e creare nuove occasioni di lavoro qualificato. Perché il successo di una destinazione non dipende soltanto dai luoghi che offre ai visitatori, ma dalle professionalità che ogni giorno contribuiscono a renderli vivi, accessibili e memorabili.
Fonti:
- Ricerca “Il valore turistico dei centri minori” – Confturismo-Confcommercio e Isfort (luglio 2026)
- ANSA

