Il turismo continua a crescere e rappresenta uno dei principali motori dell’economia italiana. Eppure, secondo il nuovo Focus della Filcams Cgil, oltre il 71% degli addetti del settore percepisce un reddito inferiore alla soglia di povertà salariale. Un dato che riapre il dibattito sulla qualità dell’occupazione nel comparto.
Se da una parte il turismo italiano continua a collezionare numeri positivi con la crescita degli arrivi, l’aumento delle presenze con molte destinazioni che registrano stagioni sempre più lunghe, dall’altra emerge una realtà differente rispetto all’analisi dei dati sui flussi.
Secondo il Focus sul lavoro povero 2026 realizzato dalla Filcams Cgil, una parte consistente di chi lavora nel turismo percepisce redditi che non consentono di superare la soglia della povertà salariale. Una fotografia che mette in evidenza una delle principali contraddizioni: il settore continua a creare occupazione, ma non sempre garantisce condizioni economiche adeguate.
Il turismo è il comparto più esposto
Lo studio prende in esame circa 6,3 milioni di lavoratori dei comparti commercio, servizi e turismo. Prendendo in considerazione tutti i dipendenti che hanno lavorato almeno una settimana nell’anno, quasi il 48% rientra nella fascia del lavoro povero, con una retribuzione annua pari o inferiore a 13.950 euro. Pur limitando l’analisi a chi ha lavorato almeno dodici settimane, la percentuale scende al 41,71%, ma resta comunque molto elevata.
A quanto pare, secondo il report, è proprio il turismo a presentare il quadro più critico: il 71,22% dei lavoratori percepisce un reddito inferiore alla soglia di povertà salariale. Nel Mezzogiorno e nelle Isole il fenomeno assume dimensioni ancora più marcate, arrivando a coinvolgere circa quattro addetti su cinque.
Il peso del part-time involontario
Tra le cause principali individuate dallo studio emerge la struttura stessa del mercato del lavoro turistico. Molti rapporti di lavoro sono caratterizzati da orari ridotti non scelti dai lavoratori, ma determinati dalle esigenze organizzative delle imprese. Secondo Filcams Cgil, il part-time involontario rappresenta ormai una componente stabile del settore e contribuisce in modo significativo alla compressione delle retribuzioni annuali.
La conseguenza è che avere un’occupazione non coincide necessariamente con la possibilità di raggiungere un reddito sufficiente.
Il divario tra Nord e Sud
Dall’analisi emergono anche molteplici differenze territoriali: al sud l’incidenza del lavoro povero raggiunge livelli notevolmente superiori rispetto al resto del Paese e si avvicina al 60%, considerando i lavoratori con almeno una settimana di attività nell’anno. Nel turismo, settore particolarmente importante per l’economia di molte regioni meridionali, questa situazione rischia di amplificare le disuguaglianze anziché ridurle.
Anche nel commercio emergono differenze significative: mentre nel Nord-Ovest il lavoro povero interessa poco più del 22% dei dipendenti, nel Sud e nelle Isole la percentuale supera il 48%.
Le donne sono le più penalizzate
Alla differenza geografica si aggiunge quella di genere che vede le donne come i soggetti maggiormente colpiti da questa problematica come testimoniano i dati raccolti: nel terziario il 40,92% degli uomini si colloca sotto la soglia di povertà salariale, mentre tra le donne la quota sale al 52,93%.
Il divario risulta ancora più evidente nei servizi, dove la presenza femminile è particolarmente elevata e dove sono più diffusi part-time involontario, lavoro in appalto, turni serali e attività nei fine settimana.
Chi lavora nel turismo italiano
Dietro le statistiche emerge anche il profilo di chi ogni giorno contribuisce al funzionamento del sistema turistico. La componente femminile rappresenta oltre la metà degli occupati negli alberghi e nei pubblici esercizi, mentre una parte significativa della forza lavoro è composta da giovani alle prime esperienze professionali, soprattutto nei bar, nei ristoranti e nei locali.
Accanto ai lavoratori italiani è ormai strutturale anche la presenza di personale proveniente dall’Europa orientale, dall’Asia e dall’Africa, impiegato nelle cucine, nelle pulizie, nella ristorazione collettiva e nelle strutture ricettive, spesso attraverso rapporti di lavoro caratterizzati da forte precarietà.
La sfida non è solo creare occupazione
Per il sindacato il tema centrale riguarda il rinnovo dei contratti collettivi nazionali, considerato uno degli strumenti principali per contrastare il fenomeno del lavoro povero. Il confronto tra organizzazioni sindacali e associazioni proseguirà anche nei prossimi anni, con l’obiettivo di aggiornare il sistema contrattuale del terziario e dei servizi.
Al di là del dibattito sindacale, il report pone una questione che riguarda l’intero comparto turistico. Negli ultimi anni il turismo italiano ha dimostrato di saper attrarre sempre più visitatori e generare valore economico. La sfida, ora, è capire se quella crescita riuscirà a tradursi anche in una maggiore qualità del lavoro.
Un settore che rappresenta uno dei pilastri dell’economia nazionale difficilmente potrà dirsi davvero sostenibile, se una parte così ampia dei suoi lavoratori continua a rimanere sotto la soglia di povertà salariale.

