Rimini vuole anticipare i bandi, Riccione parte con le prime 14 concessioni e studia un progetto che coinvolge metà dell’arenile. In Versilia circa 300 titoli si avvicinano alle procedure, mentre a Santa Marinella alcune concessioni restano valide fino al 2033. E la Calabria percorre la strada della verifica sulla scarsità della risorsa. In attesa di un modello nazionale definitivo, sulle coste italiane la transizione è già cominciata.
Non c’è ancora un unico modello italiano per il futuro delle concessioni balneari e mentre si continua ad attendere il bando-tipo nazionale, i territori hanno cominciato a muoversi. A poco più di un anno dalla scadenza del 30 settembre 2027, indicata dalla normativa nazionale come limite della fase transitoria, Comuni e Regioni stanno affrontando la questione seguendo percorsi che non sempre coincidono. C’è chi accelera sulle gare, chi programma centinaia di procedure nei prossimi mesi, chi attende pronunciamenti dei tribunali e chi prova invece a partire da una domanda preliminare: la risorsa spiaggia è davvero scarsa?
Gli sviluppi dell’ultima settimana mostrano così un’Italia balneare che si sta preparando al cambiamento, ma lo sta facendo in ordine sparso.
Emilia-Romagna, Rimini anticipa e Riccione comincia dalle prime 14 concessioni
È sulla Riviera romagnola che l’accelerazione appare più evidente, a Rimini le concessioni da riassegnare sono circa 280 e il Comune punta a pubblicare le gare entro la fine del 2026, senza aspettare le scadenze massime previste per il prossimo anno con l’obiettivo dichiarato di arrivare alle prime offerte nei primi mesi del 2027. Non si tratta però soltanto di stabilire chi gestirà gli stabilimenti, perchè le procedure si intrecciano con il nuovo Piano dell’Arenile e quindi con una trasformazione più ampia della spiaggia riminese: demolizione e ricostruzione di parte dei fabbricati, aggregazioni tra attività e nuovi servizi. Un primo banco di prova riguarda 27 concessioni nel litorale di Rimini Nord, relative alle zone di ombreggio dove le strutture si trovano su terreni privati.
Pochi chilometri più a sud, Riccione ha già compiuto un altro passo, il 10 settembre la Giunta ha approvato le linee guida per le procedure comparative relative ai primi 14 lotti, anche in questo caso aree di solo arenile. Le concessioni avranno una durata di cinque anni e tra gli elementi premianti entrano sostenibilità ambientale, qualificazione professionale, gestione diretta, inclusione lavorativa di giovani e donne. Ai nuovi concessionari sarà inoltre richiesto un contributo annuale al Comune destinato a opere e servizi con valenza turistica.
Ma a Riccione si sta aprendo anche una partita molto più grande, una parte consistente degli operatori si è riunita per presentare un progetto di finanza che interesserebbe circa metà delle spiagge e prevederebbe opere per la città per circa 15 milioni di euro, ma l’eventuale procedura dovrà comunque restare aperta alla concorrenza.
Qui la Bolkestein comincia quindi a produrre una conseguenza che va oltre il cambio del concessionario: può diventare l’occasione per ridisegnare fisicamente pezzi della destinazione balneare.
Toscana, circa 300 concessioni verso le gare ma resta aperto il fronte giudiziario
In Versilia il calendario sta prendendo forma. tra novembre 2026 e marzo 2027 le amministrazioni comunali prevedono di portare verso le procedure circa 300 concessioni balneari tra Forte dei Marmi, Camaiore, Pietrasanta e Viareggio, anche se per quest’ultima non era ancora stata indicata una data ufficiale al momento della ricognizione pubblicata il 6 settembre.
Ma in Toscana alle gare si sovrappone un altro problema, quello dei titoli già rilasciati attraverso i cosiddetti “atti formali”, concessioni ottenute o rinnovate a fronte di investimenti. Il prossimo 16 dicembre il Tar Toscana dovrà pronunciarsi su sei casi. La questione interessa particolarmente Viareggio, dove circa 40 stabilimenti sarebbero interessati da questa tipologia di titolo. La vicenda giudiziaria è partita anche dalle contestazioni dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato.
La Toscana si trova quindi davanti a due binari contemporanei, da una parte preparare le nuove procedure e dall’altra capire quali titoli esistenti possano invece continuare a produrre effetti.
Lazio, Santa Marinella dimostra che il 2033 non è scomparso per tutti
Proprio su questo fronte è arrivata una delle decisioni più significative dell’ultima settimana, con la sentenza n. 6835 del 7 settembre 2026 il Consiglio di Stato ha confermato la legittimità di alcune concessioni demaniali marittime di Santa Marinella con scadenza al 2033. Il punto è fondamentale perchè secondo i giudici non si è trattato di una semplice proroga automatica.
Il Comune aveva avviato nel 2019 una procedura pubblica e, nei casi in cui erano arrivate più richieste per la stessa concessione, erano state effettuate procedure competitive. Per il Consiglio di Stato, dunque, l’estensione al 2033 deriva da un procedimento selettivo rispettoso dei principi di pubblicità, trasparenza e concorrenza. Questa decisione introduce un elemento importante nel racconto nazionale, ossia che non tutte le concessioni oggi esistenti si trovano nella stessa condizione giuridica. La questione non è soltanto quale data compaia sul titolo, ma come quel titolo sia stato assegnato.
Marche, i Comuni possono partire prima del 2027
Anche nelle Marche la discussione si è riaccesa dopo la sentenza n. 6539 del Consiglio di Stato del 18 agosto dove il principio ribadito dai giudici è che il 30 settembre 2027 rappresenta il termine massimo della fase transitoria, non un diritto degli attuali concessionari a mantenere necessariamente la gestione fino a quella data. Le amministrazioni possono quindi avviare prima le procedure. A San Benedetto del Tronto il tema riguarda 114 concessioni e l’ipotesi di gare anticipate sta alimentando l’incertezza tra gli operatori.
È un passaggio tutt’altro che secondario: significa che il calendario effettivo della transizione può dipendere anche dalle decisioni delle singole amministrazioni.
Calabria, prima delle gare arriva la domanda sulla scarsità
La Calabria sta seguendo una strada differente, la legge regionale n. 15 del 14 maggio 2026 stabilisce che i Comuni costieri debbano effettuare preventivamente una valutazione sulla scarsità della risorsa naturale spiaggia o sulla presenza di un interesse transfrontaliero certo. Se una delle condizioni viene accertata, si procede con le procedure selettive ad evidenza pubblica. La normativa regionale prevede invece un percorso differente qualora la scarsità o l’interesse transfrontaliero non vengano accertati, mantenendo comunque i principi di trasparenza, imparzialità e pubblicità per le nuove assegnazioni.
È un terreno giuridicamente delicato, che sarebbe sbagliato sintetizzare dicendo che la Calabria abbia semplicemente deciso di evitare le gare. La Regione ha scelto piuttosto di portare al centro della procedura proprio uno dei temi tornati più volte nel confronto europeo e nazionale: quanto è realmente scarsa la risorsa spiaggia?
Dall’Emilia-Romagna alla Calabria, stanno emergendo modelli diversi
Mettendo insieme questi movimenti, il quadro diventa più chiaro: l’Emilia-Romagna sta accelerando sulle procedure e prova a utilizzare le nuove assegnazioni anche per ripensare servizi, investimenti e modello di spiaggia. La Toscana prepara centinaia di gare mentre deve contemporaneamente fare i conti con titoli esistenti e contenziosi. Il caso laziale di Santa Marinella dimostra che alcune concessioni assegnate attraverso vere procedure competitive possono avere una storia diversa dalle proroghe automatiche. Le Marche scoprono che il 2027 non obbliga i Comuni ad aspettare, la Calabria, infine, mette al centro la verifica preventiva della scarsità della risorsa. Non sono semplicemente calendari differenti. Sono modi diversi di affrontare la stessa transizione.
Il paradosso: i territori partono mentre il modello nazionale è ancora incompleto
È probabilmente questo l’elemento politico più significativo, mentre Comuni e Regioni cominciano a prendere decisioni concrete, restano ancora aperti alcuni dei nodi nazionali che dovrebbero rendere più uniforme il passaggio alle nuove concessioni, a partire dal bando-tipo e dalla disciplina operativa degli indennizzi.
Il rischio è che una riforma destinata a cambiare uno dei settori più caratteristici del turismo italiano venga costruita, almeno nella prima fase, attraverso una somma di soluzioni locali dove le conseguenze non riguardano soltanto gli attuali concessionari. I criteri scelti nei prossimi bandi determineranno chi potrà entrare nel mercato, quali investimenti saranno premiati, quanto dureranno gli affidamenti, quale peso avranno sostenibilità e accessibilità, quale spazio sarà riconosciuto all’esperienza degli operatori e quale ruolo potranno avere nuovi soggetti economici.
Riccione lo sta già mostrando: nelle prime procedure entrano occupazione giovanile e femminile, qualità, sostenibilità e contributi destinati ai servizi turistici della città. Per questo la questione delle concessioni sta progressivamente smettendo di essere soltanto una battaglia sulle proroghe, le gare stanno diventando il luogo nel quale si decide quale modello di spiaggia avrà l’Italia nei prossimi anni. E mentre il quadro nazionale cerca ancora la propria uniformità, sulle coste quella trasformazione è già cominciata.

