Musica ad alto volume, birre, tende e bivacchi trasformati in mete per trascorrere la serata. Dalla Presolana arriva la denuncia del gestore della Baita Cassinelli.
Un caso che apre una questione più ampia: la crescita del turismo in montagna porta nuovi visitatori in quota, ma anche comportamenti e modelli di socialità che questi luoghi non sono sempre attrezzati a sostenere.
I chiringuito appartengono all’immaginario delle vacanze al mare: musica, drink e serate che proseguono dopo il tramonto. Ma cosa succede quando lo stesso modello di socialità arriva a oltre duemila metri, intorno a una struttura nata per offrire riparo agli alpinisti?
La domanda arriva dalle Alpi Orobie, dove Claudio Trentani, gestore del Rifugio Carlo Medici ai Cassinelli, conosciuto come Baita Cassinelli, ha reso noto quanto starebbe accadendo intorno al Bivacco Città di Clusone, sul versante meridionale della Presolana, nel territorio di Castione della Presolana, in provincia di Bergamo.
Il bivacco si trova a circa 2.050 metri di quota e dispone di appena sei posti letto, secondo le informazioni del Club Alpino Italiano, ma la frequentazione descritta dal rifugista avrebbe ormai dimensioni molto superiori alla capacità della piccola struttura. Trentani racconta di avere assistito a serate con 15 persone all’interno del bivacco e decine di tende sistemate all’esterno, gruppi che salgono portando birre e provviste e musica riprodotta ad alto volume.
Non un episodio isolato, secondo la sua testimonianza, ma il risultato di una trasformazione che osserva da anni e che sarebbe diventata particolarmente evidente dopo il 2020.
Il bivacco ha sei posti, ma la sua funzione è soprattutto un’altra
Al di là della denuncia del gestore, c’è un elemento verificabile che aiuta a comprendere il problema. Il CAI di Clusone, responsabile della struttura, dopo i recenti lavori di manutenzione ha comunicato la riapertura del bivacco ricordando espressamente quale dovrebbe essere la sua funzione.
La struttura è stata realizzata come presidio in quota e punto di riparo in caso di necessità e sottolinea che il bivacco non dovrebbe diventare semplicemente la destinazione di un’escursione programmata con l’unico obiettivo di trascorrervi la notte.
La sua storia spiega la sua funzione originaria: il primo bivacco venne costruito dopo una tragedia avvenuta nel 1968, quando sette alpinisti persero la vita travolti da una valanga. La struttura attuale, inaugurata nel 2015, è stata realizzata in collaborazione con il Soccorso Alpino e dispone anche di un sistema di comunicazione utile nelle operazioni di emergenza, è dunque evidente che non si tratta di un piccolo albergo gratuito in alta quota.
Ed è proprio lo scarto tra questa funzione e alcune nuove modalità di frequentazione a essere al centro della denuncia.
Tende, musica e birre: il problema diventa anche di sicurezza
La questione non riguarda soltanto il rumore, secondo Trentani, alla Presolana arriverebbero anche persone poco preparate rispetto all’ambiente che stanno affrontando, talvolta prive dell’attrezzatura necessaria e senza una conoscenza sufficiente delle condizioni della montagna.
Il problema emerge soprattutto quando il bivacco è già pieno e racconta che la Baita Cassinelli finisce per diventare una sorta di punto di raccolta per chi scende dopo avere scoperto di non poter trascorrere la notte nella struttura, talvolta muovendosi al buio e utilizzando soltanto la luce del telefono.
A questo si aggiungono le questioni igieniche, in quanto una concentrazione di persone molto superiore alla capacità di un bivacco significa infatti dover gestire bisogni fisiologici e rifiuti in un luogo privo dei servizi disponibili in un campeggio, in un rifugio gestito o in una struttura ricettiva. Ed è proprio qui che la vicenda smette di riguardare soltanto le regole non scritte della montagna e comincia a interessare anche la gestione turistica dei territori d’alta quota.
La montagna attira nuovi pubblici
La Presolana non è l’unico territorio nel quale si sta discutendo di quale modello di turismo portare in montagna. In Lessinia, a luglio, l’apertura di El Bloc, un vecchio ripetitore telefonico trasformato in rifugio a 1.543 metri, è diventata l’occasione per una riflessione simile.
Il gestore Giuseppe Tognotti, intervistato dal Corriere del Veneto, ha spiegato di avere scelto deliberatamente un modello basato su paesaggio, tranquillità e recupero dell’esistente, contrapponendolo alla tendenza a trasferire in quota formule tipicamente urbane: dj set, aperitivi e musica ad alto volume.
Una posizione che racconta un dibattito sempre più presente nelle destinazioni montane. La crescita dell’outdoor e la ricerca di temperature più miti durante l’estate stanno infatti ampliando il pubblico della montagna. Persone che fino a pochi anni fa avrebbero scelto altre destinazioni scoprono sentieri, rifugi e luoghi d’alta quota, questo per territori e imprese è una grande opportunità. Allo stesso tempo l’aumento delle presenze pone anche il problema di come accogliere visitatori che non necessariamente possiedono una cultura della montagna consolidata.
Il bivacco come bene comune: l’altro modello
C’è chi sta provando a rispondere attraverso la conoscenza dei luoghi, infatti il 19 luglio, nel territorio di San Godenzo, alle porte del Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, è stata organizzata un’escursione dedicata proprio alla scoperta dei bivacchi.
L’iniziativa, inserita nel Festival della Montagna Fiorentina, aveva un obiettivo dichiarato: promuovere un turismo sostenibile e consapevole e spiegare alcune semplici regole per utilizzare responsabilmente queste strutture considerate un bene comune. Due modi molto diversi di avvicinarsi allo stesso luogo, da una parte il bivacco utilizzato come destinazione per trascorrere una serata. Dall’altra il bivacco raccontato come presidio da conoscere, utilizzare quando necessario e lasciare nelle condizioni di poter accogliere chi arriverà dopo.
Ma musica e montagna possono convivere
Sarebbe però sbagliato trasformare il problema in una contrapposizione tra divertimento e montagna. Lo dimostra quanto accaduto il 2 agosto sull’Altopiano della Vigolana, in Trentino.
La manifestazione sportiva Vigolana The Race, gara di corsa in montagna che raggiunge i 2.150 metri del Becco di Filadonna, prevedeva nel programma ufficiale, dopo l’arrivo degli atleti e le premiazioni, anche il Vigolana The Rave Party, con musica, cucina e servizio bar.
La differenza è sostanziale e riguarda il fatto che in quest’ultimo caso si trattava di un evento organizzato, inserito nel programma turistico ufficiale del territorio, con un luogo e degli orari definiti. Il problema, dunque, non è la musica in montagna, m è dove, come e con quali regole la si porta.
Quando il turismo cresce più velocemente dei luoghi
Il caso della Presolana apre così una questione che va oltre il comportamento di alcuni gruppi di ragazzi.
Negli ultimi anni molte destinazioni montane stanno lavorando per allungare la stagione turistica, aumentare l’offerta estiva e intercettare nuovi visitatori. Impianti aperti anche nei mesi caldi, bike, trekking, rifugi ed esperienze outdoor stanno progressivamente ridisegnando economie per lungo tempo concentrate soprattutto sulla neve.
Ma ogni crescita porta con sé un problema di capacità, un bivacco da sei posti non può rispondere alle stesse esigenze di un rifugio gestito. Un’area protetta non offre gli stessi servizi di una località attrezzata per la vita notturna e un sentiero d’alta quota non diventa meno impegnativo perché è diventato popolare sui social.
È questa forse la parte più interessante della denuncia che arriva dalla Presolana: la montagna italiana vuole attrarre nuovi visitatori e ha bisogno del turismo per mantenere vive molte delle proprie comunità, ma aumentare le presenze non può essere l’unico parametro con cui misurare il successo di una destinazione.
Gestione dei flussi, sicurezza, informazione, tutela degli ecosistemi e conoscenza delle regole diventano parte della stessa offerta turistica. Se portare nuovi viaggiatori in montagna è una risorsa, insegnare loro dove stanno arrivando è la sfida che viene subito dopo.
Fonti:
Fonte foto: Baita Cassinelli

