Al centro del documento la richiesta di chiudere la procedura d’infrazione aperta nei confronti dell’Italia sulle concessioni balneari.
Il dibattito sulle concessioni balneari torna al Parlamento europeo. L’eurodeputato e leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci ha depositato il 27 luglio un’interrogazione con richiesta di risposta scritta alla Commissione europea, chiedendo se, alla luce della recente ordinanza della Corte di giustizia dell’Unione europea, Bruxelles intenda procedere all’archiviazione della procedura d’infrazione aperta nei confronti dell’Italia sulle concessioni demaniali marittime.
Nell’interrogazione Vannacci richiama l’ordinanza della Corte di giustizia del 10 luglio 2026 nella causa C-574/25 (Balneari Rimini II), sostenendo che la decisione avrebbe chiarito come spetti allo Stato membro, e non alla Commissione europea, valutare se la risorsa naturale disponibile sia o meno scarsa.
La richiesta rivolta alla Commissione europea
Il quesito posto dall’eurodeputato è diretto: «Alla luce di quanto emerge dalla pronuncia della Corte di Giustizia europea, la Commissione intende procedere all’immediata archiviazione della procedura d’infrazione aperta contro l’Italia?».
Secondo Vannacci, l’Italia avrebbe già effettuato nel 2023 una valutazione nazionale concludendo che, nel complesso, le spiagge italiane non rappresentano una risorsa naturale scarsa. Per questo motivo ritiene che la Commissione europea non dovrebbe proseguire la procedura avviata nei confronti dello Stato italiano.
Nel commentare l’iniziativa, il leader di Futuro Nazionale ha ribadito la propria posizione a sostegno delle imprese balneari, sottolineando che «l’Italia ha una conformazione unica in Europa, con circa 7.900 chilometri di costa» e che «le nostre spiagge non sono una risorsa scarsa da mettere all’asta, ma un patrimonio costruito in generazioni da famiglie di balneari».
Cosa ha stabilito la Corte di giustizia
L’interrogazione prende le mosse dall’ordinanza pronunciata dalla Corte di giustizia dell’Unione europea nella causa Balneari Rimini II, che nelle scorse settimane ha riacceso il confronto sul tema della scarsità della risorsa naturale prevista dall’articolo 12 della direttiva servizi.
La Corte non ha dichiarato che le spiagge italiane non siano scarse, né ha eliminato il principio delle procedure comparative per l’assegnazione delle concessioni. Ha invece ribadito che la verifica della scarsità spetta alle autorità nazionali competenti, che devono svolgere la valutazione nel rispetto dei criteri fissati dal diritto dell’Unione europea.
Proprio l’interpretazione di questa ordinanza è oggi al centro del confronto politico e istituzionale.
La procedura d’infrazione resta aperta
L’iniziativa di Vannacci interviene mentre la procedura d’infrazione INFR(2020)4118 nei confronti dell’Italia risulta ancora aperta.
Nelle ultime settimane, inoltre, il Mediatore europeo ha avviato un’indagine sulla gestione della procedura da parte della Commissione europea, a seguito di una denuncia che contesta i tempi e le modalità con cui Bruxelles sta seguendo il dossier. L’indagine riguarda il comportamento amministrativo della Commissione e non modifica lo stato della procedura d’infrazione, che resta pendente. (Ombudsman Europeo)
Un tema destinato a restare centrale
L’interrogazione presentata dall’eurodeputato non produce effetti immediati sulla disciplina delle concessioni balneari, ma riporta il tema all’attenzione delle istituzioni europee in una fase delicata.
Nei prossimi mesi sarà infatti la Commissione europea a dover rispondere formalmente al quesito posto da Vannacci, mentre in Italia prosegue il percorso di attuazione della riforma delle concessioni e resta aperto il confronto sulla valutazione della scarsità della risorsa, elemento destinato a incidere sul futuro delle gare per gli stabilimenti balneari.
Fonte: ANSA.it

