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Concessioni balneari: il Consiglio di Stato sblocca i rimborsi, i Comuni si muovono in ordine sparso

La sentenza della Sezione VII del Consiglio di Stato chiarisce che le gare per le concessioni balneari possono partire anche senza indicare subito l’ammontare degli indennizzi nei singoli bandi. Intanto, lungo le coste italiane, i Comuni procedono con strategie diverse in vista della scadenza del 30 settembre 2027.

I Comuni italiani possono avviare le gare per le concessioni balneari senza dover quantificare in maniera preventiva l’ammontare degli indennizzi destinati ai gestori uscenti nei singoli bandi. Questo il passaggio più rilevante emerso dalla recente sentenza della Sezione VII del Consiglio di Stato, che rimuove uno degli ostacoli amministrativi che avevano portato al rallentamento delle procedure nei territori costieri.

Con questa pronuncia, i giudici di Palazzo Spada hanno confermato la legittimità delle proroghe tecniche temporanee, chiarendo però che queste serviranno esclusivamente a consentire la conclusione delle procedure di gara entro il termine massimo del 30 settembre 2027. Da quella data, le attuali concessioni dovranno cessare definitivamente.

Mentre l’estate 2026 entra nel vivo, il comparto balneare si trova così dentro una fase di profonda trasformazione giuridica e operativa. In assenza di un bando-tipo ministeriale unico, la mappa delle coste italiane procede in ordine sparso, tra accelerazioni, rinvii, scelte prudenziali e tensioni locali.

La svolta del Consiglio di Stato e il nodo degli indennizzi

La sentenza n. 4121 del Consiglio di Stato fornisce un chiarimento importante per le amministrazioni comunali. Secondo i giudici, la mancata indicazione preventiva dei criteri di rimborso economico all’interno del bando non compromette la validità della gara pubblica.

Il riconoscimento del valore aziendale o degli investimenti non ancora ammortizzati non opera infatti in modo automatico, ma spetta al concessionario uscente dimostrare l’esistenza e l’effettiva entità delle spese sostenute. Questo passaggio offre ai Comuni una maggiore copertura giuridica nella predisposizione delle procedure a evidenza pubblica, riducendo il rischio che l’assenza di una quantificazione preventiva degli indennizzi diventi motivo di blocco o contestazione.

Rimane comunque fermo il limite temporale: le nuove assegnazioni dovranno essere completate entro il 30 settembre 2027, data che rappresenta il termine ultimo del periodo transitorio.

Da Rimini a Terracina: l’Italia delle spiagge procede a velocità diverse

Se il quadro giuridico sembra diventare più definito, quello operativo continua a presentare forti differenze territoriali.

A Rimini il percorso è già partito. Il Comune ha trasmesso alla Regione Emilia-Romagna la documentazione relativa all’assegnazione di 27 concessioni dedicate alle sole aree di ombreggio. La durata prevista è di cinque anni e il criterio individuato è quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

Pochi chilometri più a sud, Riccione ha invece scelto una strada più prudente. L’amministrazione ha rinviato a luglio la pubblicazione dei primi bandi relativi alla zona sud della città, con l’obiettivo dichiarato di perfezionare alcuni criteri e adattarli alle caratteristiche locali.

Nelle Marche, il Comune di Fano ha approvato le linee guida per la futura procedura nell’area di Torrette. La gara dovrebbe partire dopo la conclusione della stagione balneare e sarà collegata all’aggiornamento del Piano particolareggiato delle spiagge.

Situazione più complessa a Terracina, dove il bando predisposto dal Comune per l’assegnazione di 86 concessioni è finito al centro di contestazioni da parte di Legambiente e del coordinamento Mare Libero. Le associazioni hanno presentato una segnalazione all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, sostenendo che la procedura presenti elementi critici sia sotto il profilo della concorrenza che della pianificazione degli arenili.

Una partita che va oltre il demanio

Ridurre la questione delle concessioni a un semplice confronto giuridico sarebbe però un errore, in “gioco” non c’è soltanto l’assegnazione di spazi demaniali, ma il modello di sviluppo di una parte rilevante del turismo italiano. Le decisioni che verranno prese nei prossimi mesi influenzeranno gli investimenti degli operatori, la qualità dei servizi offerti ai turisti e l’equilibrio tra tutela della concorrenza e valorizzazione delle imprese esistenti.

Per questo motivo il settore guarda con attenzione sia alle sentenze sia alle scelte dei singoli Comuni.

Verso una nuova geografia delle spiagge italiane

L’impressione è che la stagione delle proroghe generalizzate stia progressivamente lasciando il posto a una fase più concreta. La sentenza del Consiglio di Stato ha eliminato uno degli argomenti più frequentemente utilizzati per rallentare le procedure, ma restano aperti molti nodi operativi mentre il percorso verso le gare appare ormai tracciato.

Da qui al 30 settembre 2027 ogni amministrazione sarà chiamata a trovare il proprio equilibrio tra tempi, regole e specificità locali e osservando ciò che accade da Rimini a Terracina emerge già un dato evidente: la transizione è iniziata, ma non tutti i territori stanno viaggiando alla stessa velocità.