HomeOltre l’OrizzonteSulle dolomiti cresce il turismo degli shotting fotografici

Sulle dolomiti cresce il turismo degli shotting fotografici

Abiti da sera sulle rive del Lago di Braies, fotografi al lavoro all’alba e itinerari organizzati in funzione dello scatto perfetto. Attorno alle località alpine più riconoscibili sta prendendo forma un nuovo mercato turistico, capace di generare opportunità ma anche di riaprire il confronto sull’uso dei paesaggi più fragili.

Sulle rive del Lago di Braies non si incontrano più soltanto scarponi, zaini e bastoncini da trekking., tra i visitatori compaiono abiti eleganti, tacchi indossati soltanto per il tempo di uno scatto e fotografi impegnati a dirigere pose davanti all’acqua color smeraldo. La montagna non è semplicemente visitata, viene scelta, preparata e utilizzata come sfondo di una produzione fotografica.

Le scene raccontate in un reportage realizzato tra Braies e Cortina possono apparire curiose, ma indicano una trasformazione più profonda. Accanto al turismo escursionistico e alle vacanze tradizionali cresce infatti una domanda legata a servizi fotografici, proposte di matrimonio, anniversari, matrimoni intimi e contenuti destinati ai social network.

Dal ricordo del viaggio al viaggio per la fotografia

Per decenni la fotografia è stata il ricordo portato a casa dopo una vacanza, oggi, in alcuni casi, il rapporto sembra essersi capovolto: è il viaggio a essere costruito attorno alla fotografia. La destinazione viene scelta per la sua riconoscibilità digitale, l’orario dipende dalla luce e dalla presenza del pubblico, l’abbigliamento viene studiato in anticipo. Gli operatori specializzati propongono sessioni all’alba, spostamenti fra più punti panoramici e assistenza per individuare l’inquadratura più suggestiva.

Il fenomeno non riguarda soltanto il Lago di Braies, Alpe di Siusi, Seceda, Tre Cime di Lavaredo, Cadini di Misurina e i passi dolomitici sono entrati nell’immaginario globale attraverso migliaia di immagini simili. A Cortina, invece, la rappresentazione passa spesso anche dall’abbigliamento, dai marchi e dall’appartenenza a un certo stile di vita e quindi il luogo diventa così parte del messaggio che il visitatore vuole comunicare.

Il nuovo mercato degli shooting turistici

Attorno a questa domanda sta nascendo una piccola economia, fotografi, truccatori, wedding planner, guide, strutture ricettive e servizi di trasporto possono partecipare alla costruzione dell’esperienza. Un servizio fotografico ben organizzato può richiedere pernottamenti, spostamenti privati, ristorazione e assistenza sul territorio. Per le destinazioni alpine potrebbe rappresentare anche un’opportunità per attrarre visitatori con una maggiore capacità di spesa e distribuire alcune presenze in orari meno frequentati o fuori dai periodi di punta. Fotografare all’alba, per esempio, permette di trovare una luce migliore e contemporaneamente di evitare parte della pressione delle ore centrali.

Il punto, dunque, non è stabilire se un abito da sera sia adatto o meno alla montagna, la questione riguarda il modo in cui un’attività privata si inserisce in uno spazio naturale condiviso, quanto dura, quante persone coinvolge, quali attrezzature utilizza e se interferisce con il passaggio e l’esperienza degli altri visitatori.

Braies e la gestione di un successo difficile

Il Lago di Braies è un caso particolarmente delicato perché da anni deve governare un’affluenza molto elevata. La notorietà ottenuta prima attraverso la televisione e poi attraverso i social ha trasformato il bacino altoatesino in una delle immagini più riconoscibili delle Dolomiti tanto che la pressione ha reso necessarie precise misure di mobilità. Nell’estate 2026, dal primo luglio al 15 settembre, tra le 9 e le 16, l’accesso alla valle è consentito con i mezzi pubblici, a piedi, in bicicletta oppure con una prenotazione online e un permesso di transito valido. La visita al lago resta gratuita, ma ci sono limitazioni che servono a contenere traffico e congestione e a tutelare residenti, visitatori ed ecosistema.

In un luogo che deve già regolare il proprio successo, anche gli shooting diventano quindi parte della riflessione sulla capacità di carico. La loro impronta fisica può essere limitata, ma l’occupazione prolungata di pontili, rive e punti panoramici può creare conflitti con chi considera quegli spazi un bene comune.

La fotografia come porta, non come destinazione

Le Dolomiti sono Patrimonio mondiale dal 2009 per l’eccezionale valore paesaggistico e geologico, la stessa Fondazione Dolomiti UNESCO ricorda che la gestione del turismo deve tenere insieme visitatori, operatori e comunità locali, soprattutto nelle aree sottoposte a maggiore pressione. Uno shooting può di certo promuovere un territorio, produrre lavoro e avvicinare nuove persone alla montagna, ma perché diventi turismo di qualità deve rispettare le regole, la sicurezza e la natura dei luoghi. L’immagine dovrebbe essere la porta attraverso cui entrare in una destinazione, non il prodotto che finisce per sostituirla.

La domanda aperta dalle fotografie in abito da sera a Braies è allora meno superficiale di quanto sembri: stiamo ancora viaggiando per conoscere un luogo oppure scegliamo il luogo soltanto per raccontare noi stessi? La risposta non dipende dai tacchi o dagli scarponi, ma da ciò che rimane dell’esperienza una volta spenta la fotocamera.