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Turismo nei territori colpiti dal sisma: intervista al ministro Musumeci

A dieci anni dal sisma, la ricostruzione dell’Appennino centrale incontra il turismo lento: cammini, ospitalità diffusa e nuovi investimenti possono aiutare i territori a ripartire, ma soltanto se nei paesi tornano anche residenti, servizi e lavoro.

A dieci anni dal terremoto che il 24 agosto 2016 colpì il Centro Italia, ricostruire non significa più soltanto riaprire edifici, mettere in sicurezza chiese e recuperare piazze. La domanda decisiva è diventata un’altra: chi tornerà ad abitare quei luoghi e quale economia potrà sostenere le comunità dell’Appennino?

Il tema è stato al centro dell’incontro “Oltre l’emergenza. La ricostruzione che crea comunità”, tenutosi durante il Meeting di Rimini.

È in questa occasione che La Penisola News ha incontrato il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, per approfondire il ruolo che il turismo può avere nella rinascita dei territori colpiti dal sisma.

Il turismo lento può davvero aiutare gli abitanti a restare e a tornare, oppure rischia di trasformare i borghi dell’Appennino in destinazioni da visitare senza restituire loro una vita stabile?

” I borghi devono conservare la loro identità, la loro specificità ed è chiaro che quando arriva un terremoto o una violenta alluvione, molta di quella identità viene persa e ricostruire non significa soltanto alzare mura, ma significa anche conservare conservare la specificità che per secoli ha caratterizzato quell’insediamento e poi arrivare prima dello spopolamento. Lo spopolamento è già un fenomeno triste in corso e la calamità accentua questo fenomeno. Dobbiamo arrivare prima. Per questo dico che abbiamo creato già un codice di ricostruzione. Servono forse ulteriori accorgimenti. Dobbiamo, come dice la Meloni, lo ha detto l’altro giorno ad Amatrice, accelerare, fare di più e quindi snellire le procedure, soprattutto quelle di controllo, che molto spesso costringono più burocrati a operare alla stessa attività e questo non è possibile. Insomma, lavorare bene, costruire meglio, ma conservando l’ identità dei luoghi dove è possibile. Dove non è possibile si va alla delocalizzazione, come stiamo facendo per esempio a Ischia, sull’isola di Ischia, dove il commissario Feola prevede di abbattere oltre 300 edifici che non possono più essere costruiti nello stesso posto”.

 

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