Si chiama DéjàView ed è una delle tendenze individuate dal report 2026 di Priceline: tornare da adulti nelle destinazioni delle vacanze d’infanzia. Un fenomeno internazionale che per l’Italia apre una riflessione interessante: nell’epoca delle mete virali, il luogo più desiderato potrebbe essere quello che conosciamo già.
La spiaggia dove si andava ogni estate con i genitori, il campeggio in montagna, il paese dei nonni, quell’albergo dove si tornava ogni agosto e nel quale, dopo qualche anno, il proprietario conosceva tutta la famiglia. Non serve cercarlo su Instagram e nemmeno scoprire se sia diventato improvvisamente di moda, quel posto lo si conosce già. Tornare nei luoghi delle proprie vacanze d’infanzia è diventato uno dei trend turistici individuati per il 2026 e ha anche una definizione: DéjàView, un gioco di parole tra déjà vu e view.
A individuare il fenomeno è il report internazionale “Where to Next? 2026 di Priceline”, realizzato attraverso una ricerca su 3.006 viaggiatori statunitensi e integrato con i dati di ricerca e prenotazione della piattaforma. Il 73% degli intervistati dichiara di essere attratto da esperienze di viaggio capaci di riconnetterlo con il proprio passato.Il dato più curioso riguarda le generazioni più giovani: l’82% di Gen Z e Millennials afferma di desiderare di tornare nelle destinazioni delle vacanze d’infanzia, contro il 65% di Gen X e Baby Boomers.
Numeri americani, quindi, che non possono essere trasferiti automaticamente al mercato italiano, ma il fenomeno che descrivono merita attenzione perché capovolge una delle idee sulle quali si è costruita una parte del turismo contemporaneo, ossia che per viaggiare non bisogna necessariamente andare alla ricerca di qualcosa di nuovo, anzi a volte si parte proprio per ritrovare qualcosa.
Il contrario del turismo dettato dall’algoritmo?
La cosa diventa ancora più interessante se osservata nel momento storico in cui sta accadendo. Instagram e TikTok hanno acquisito un’enorme capacità di trasformare un panorama, un ristorante, un rifugio o persino un prodotto gastronomico in una destinazione dove la logica è quella della scoperta: vedere qualcosa, desiderarlo e voler raggiungere lo stesso luogo.
Il DéjàView parte quasi dal principio opposto, non ci si sposta perché lo hanno mostrato tutti, ci si torna perché quel luogo appartiene già alla propria storia. Ed è forse questo uno degli aspetti più interessanti del trend perchè le generazioni cresciute dentro l’universo digitale sembrano mostrare contemporaneamente il desiderio di scoprire ciò che vedono sullo schermo e quello di recuperare qualcosa che viene da prima. In questo caso, la destinazione non deve necessariamente sorprendere, deve riconnettere.
Per l’Italia potrebbe essere molto più di una moda
Trasportato nel turismo italiano, il fenomeno assume caratteristiche particolari perchè il nostro turismo è pieno di destinazioni costruite storicamente proprio sulla fedeltà degli ospiti. Località balneari dove le stesse famiglie tornano per anni, campeggi frequentati da più generazioni, alberghi a conduzione familiare, paesi di montagna e piccoli borghi legati alle origini familiari.
Inoltre, c’è anche una conseguenza economica interessante. Nel turismo, il ritorno non è affatto un comportamento secondario, tanto che studi sulla destination loyalty mostrano da tempo come le esperienze precedenti, l’attaccamento alla destinazione e la nostalgia possano incidere sull’intenzione di tornarvi. Una ricerca pubblicata sul Journal of Destination Marketing & Management ha evidenziato proprio il rapporto tra memorabilità dell’esperienza precedente, nostalgia e intenzione di ritorno. Anche uno studio dedicato specificamente alla Sardegna ha rilevato che i comportamenti di visita precedenti sono un fattore significativo nella probabilità di tornare in una destinazione.
Per hotel, campeggi, stabilimenti balneari e territori significa che il cliente che ritorna non appartiene necessariamente a un modello turistico del passato, ma può essere parte del turismo del futuro.
La nostalgia può diventare una risorsa turistica
Tutto ciò non significa congelare i territori nel passato, un hotel deve innovare, una destinazione deve evolversi e i servizi devono adattarsi alle esigenze contemporanee, ma forse esiste un valore economico anche in qualcosa che negli ultimi anni il turismo ha rischiato di considerare poco moderno, ossia la continuità.
Il gestore che riconosce una famiglia tornata dopo vent’anni, una ricetta che esiste ancora, un’insegna rimasta al proprio posto, un lungomare cambiato, ma ancora capace di evocare la stessa estate. Il DéjàView probabilmente passerà come etichetta, come accade a molti nomi inventati dai report sulle tendenze. Il comportamento che descrive, invece, esiste da molto prima, la novità è che oggi viene intercettato anche nelle generazioni più giovani e assume un significato particolare in un turismo dominato dalla ricerca della prossima destinazione.
Dopo anni trascorsi a chiedersi “dove andiamo questa volta?”, qualcuno sembra rispondere in maniera diversa. Nello stesso posto. Questo accade non necessariamente perché non abbia voglia di scoprire il mondo, ma perché alcuni luoghi non vengono semplicemente visitati, entrano nella propria storia. E allora tornare non significa fare due volte lo stesso viaggio, ma scoprire se quel luogo è ancora quello che ricordavamo e quanto siamo cambiati noi nel frattempo.

